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10 tipici sensi di colpa mammeschi e come smettere di preoccuparsene

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Le mamme possono commettere azioni non proprio onorevoli, ma in alcuni casi è utile e anche formativo. Ecco i 10 sensi di colpa di cui smettere di preoccuparsi

Mamme e sensi di colpa

Per fortuna, non sempre la via più breve è in assoluto la peggiore. Ecco una carrellata di azioni non proprio onorevoli che le mamme commettono: nessuna ha conseguenze catastrofiche, mentre alcune sono utili o addirittura formative. 

  • “L’ho lasciato a giocare con l’ipad per non averlo tra i piedi mentre facevo il bucato”

In particolare, la fase zero-tre anni è un momento cruciale per lo sviluppo del cervello del bambino, e attività come esplorare il mondo attraverso il gioco, il problem solving creativo e l’interazione con altri adulti e bambini, sono fondamentali. I dispositivi digitali non possono sostituire queste esperienze. Tuttavia, anche secondo gli esperti meno di mezz’ora trascorsa davanti al computer o all’ipad, svolgendo giochi adatti alla sua età, non sono un problema.

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  • “L’ho mandato a letto con i vestiti della giornata”

Sul tavolo delle contrattazioni serali, sempre meglio cedere sul pigiama e puntare sul lavaggio dei denti senza capricci. Una buona madre sa scegliere le proprie battaglie.

  • “L’ho lasciato venire nel mio letto nel cuore della notte”

Sull’opportunità del co-sleeping ogni mamma ha la sua opinione, ma la chiave, come sempre, è essere coerenti. Se non volete che il piccolo dorma con voi, quando entra nel vostro letto potete prendervi qualche minuti per coccolarlo, ma poi dovrete sempre riportarlo nella sua stanza, spiegandogli che in casa vostra ognuno dorme nel suo letto. Può essere utile un piccolo incentivo: fare un segno sul calendario ogni volta che dorme da solo e, dopo una settimana di seguito, dargli un premio.

  • “Gli ho urlato contro anche se non aveva fatto nulla di così sbagliato”

Non è proprio una mossa brillante, ma è una buona occasione per dimostrare che anche le mamme possono sbagliare e sanno chiedere scusa.

  • “Ho comprato per me gli UGG originali e per mia figlia quelli finti”

Detta così suona male, ma ci sono molti ottimi motivi per averlo fatto: da adulti non si cambia numero di scarpe ogni anno. E probabilmente non si usano scarpe firmate per sguazzare nel fango. (E poi, tanto non sa leggere.)

  • “Gli lascio “ancora” usare il ciuccio”

Il ciuccio non è il male incarnato: se usato entro i tre o quattro anni di età, non può provocare danni irreversibili, l’importante è che l’utilizzo sia contenuto e limitato alle situazioni critiche. Si può usare ad esempio se il bambino deve addormentarsi o se è molto agitato - il che statisticamente accade sempre nei contesti peggiori. E’ bene non lasciare sempre il ciuccio alla sua portata; ma per la nostra sopravvivenza tenerne uno sempre in borsa aiuta.

Alcuni errori tipici dei genitori “moderni"
  • “Amo il mio lavoro”

Sì, si possono amare i figli e il lavoro contemporaneamente. Ed è anche lecito pensare “Che bello, è lunedì” dopo un lungo weekend freddo e piovoso trascorso a sedare liti e ripulire il sudiciume altrui.

  • “Ho gongolato quando mi ha detto che sono una brava cuoca…”

…. Proprio il giorno in cui hai dovuto dare fondo alla tua scorta segreta di crocchette di patate surgelate, vero? Beh, un complimento non si rifiuta mai. E’ una questione di educazione.

  • “L’ho mandato all’asilo col raffreddore”

Provate ad entrare un asilo qualsiasi in pieno inverno e a contare i bambini col naso che cola: vi accorgerete che non tutte le mamme si fanno certi problemi - o sono più brave a nasconderlo. Il bambino può andare all’asilo con un semplice raffreddore. Non può se ha la febbre o presenta sintomi come vomito o diarrea… O qualsiasi cosa sia contagiosa per gli altri bambini (ricordate il karma). “Mentre lo portavo all’asilo col raffreddore, avendo dimenticato i fazzoletti gli ho asciugato il naso con un salvaslip.” Beh, era pulito, no?

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