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Riti di passaggio per una mamma

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Le tappe che una mamma passa, una serie di riti di passaggio comuni a tutte e da cui si esce vive la maggior parte delle volte

Riti di passaggio per diventare mamma

Prima di diventare madri, diciamoci la verità, pensiamo di sapere tutto. Solo per il fatto di aver giocato una volta l'anno con Gigetto, il figlio di amici, o di essere passate in un parco giochi dove saltellano parecchi cuccioli d'uomo urlanti, ci sentiamo meglio di Tata Lucia. La pedagogia per noi non ha segreti.

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Questo in teoria. Perché si sa: la pratica è molto diversa. Prima che un esserino di 3 chili ci sconvolgesse l'esistenza, per poi scombussarla per sempre, siamo convinte di ciò che mai faremo: “Non darò mai il ciuccio a mio figlio”; “Se piange lo lascio stare, tanto si calmerà”; “Solo per il fatto di aver avuto un bambino non cambierà nulla”. Sappiamo cullarci nella mera illusione, ma una mamma non ci pensa fino a che non si trova in quel frullatore che è diventata la sua vita.

Cose che preoccupano le neomamme

Ci sono delle fasi che tutte attraversiamo, volenti o nolenti. Momenti che avevamo giurato non sarebbero mai arrivati o situazioni in cui pensavamo non ci saremmo mai messe. Ecco allora quali sono le tappe che una mamma passa, una serie di riti di passaggio comuni a tutte e da cui si esce vive la maggior parte delle volte.

  • Preoccuparsi della cacca (anche con perfetti sconosciuti)

Prima di diventare genitori, francamente poco ci interessava delle evaquazioni intestinali. Ora invece andiamo in tilt se il nostro bambino non fa pupù almeno una volta al giorno. E non soltanto questo: ci chiediamo se il colore e la consistenza sono giuste, se la quantità è corretta, se non l'ha fatta quale possa essere il motivo. A volte può essere il nostro chiodo fisso, anche se forse potrebbe non interessare al signore seduto accanto a noi in autobus.

  • Avere un appuntamento importante e trovarsi uno stickers della Principessa di Frozen tra i capelli

E' la Legge di Murphy: qualunque cosa deve accadere, accadrà. Sicuramente avverrà proprio nel giorno di un importante incontro di lavoro, quando mentre si sarà intente a parlare delle proprie compentenze sul campo, verremo fissate dal nostro interlocutore. Non per ciò che stiamo dicendo, ma perché evidentemente sta cercando di capire se è davvero pagato a sufficienza per ascoltare una che non a cuore il suo destino tricologico.

  • Mostrare le foto del proprio bambino a chiunque

E' un po' la stessa deriva che prende una mamma quando parla delle produzioni corporee del proprio figlio. Non si può resistere a far vedere – possibilmente in loop - tutte le oltre 1500 foto in cui il pargolo probabilmente non starà facendo nulla di strabiliante, se non stare seduto, schiacciare la coda al cane, sbrodolarsi di pappa o cercare di mangiarsi i suoi piedi. Sebbene le abbia già viste nei 236 giorni precedenti, per una mamma è sempre la prima volta e si sente in dovere di deliziare con nuovi particolari il malcapitato di turno.

Gli "assi nella manica" delle mamme
  • Parlare di sé in terza persona.

Alzi la mano chi tra voi non ha mai detto al proprio bimbo: “La mamma adesso ti prepara il brodino” oppure “Dai un bacino alla mamma” o ancora “La mamma ti cambia il culetto”. Nessuna osa alzarla, eh?

  • Parlare dei progressi del proprio bambino come se li stessimo facendo anche noi.

“Oggi abbiamo messo il primo dentino!” (perché, mamma, non li avevi già?), “Abbiamo fatto la pipì nel vasino!” (non è un po' stretto per due?), oppure “Pesiamo quasi 4 chili!” (questa ovviamente non può essere la mamma).

  • Portare il proprio bambino al supermercato appena nato.

Questo avremmo giurato di non farlo mai. Poi la cassiera ci guarda, sorride al bimbo che nonostante il frastuono da rave party del centro commerciale dorme beatamente, e ci chiede: “Quanto tempo ha?”. E noi: “10 giorni”. Beh, s'imparano un sacco di cose. Poi.

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