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Rapporto madri e figlie: una rivalità inconscia?

Le donne hanno maggiori difficoltà a gestire il proprio rapporto con le figlie femmine forse a causa di una rivalità inconscia?

d.ssa Giuliana Apreda
psicologa psicoterapeuta


Le donne hanno maggiori difficoltà a gestire il proprio rapporto con le figlie femmine forse a causa di una rivalità inconscia?
Quando nasce una bambina è il momento giusto per fare i conti anche con il rapporto con la propria madre per poterlo rifondare su basi più mature.
Quello tra madre e figlia è dunque un rapporto complicato in tutte le fasi di crescita del bambino.
Alla nascita la neonata dovrebbe incarnare tutti gli ideali della madre e rispondere alle sue aspettative. Potrebbe ricordarle degli aspetti di sé mai accettati e questa rappresenta la delusione maggiore. Da alcune ricerche emerge che le bambine a differenza dei maschietti sono allattate al seno per un tempo più breve e sono quindi svezzate prima. Può emergere nella piccola un senso di abbandono.


Rapporti che cambiano: mamma e nonna


Verso i 12-13 anni la figlia scopre la sessualità e sente il bisogno di prendere delle distanze dalla madre che fino ad allora ha costituito per lei un modello. Compaiono le prime mestruazioni e la femminilità prosegue il suo sviluppo, i commenti della madre segneranno il suo destino. Una madre dovrebbe far capire alla propria figlia che la comparsa delle mestruazioni segna il passaggio da bambina a donna senza però sbandierare la notizia a tutti parenti e amici. Allo stesso modo è utile informare la figlia sui metodi contraccettivi tuttavia la scelta che riguarda la figlia non deve per forza essere comunicata alla madre.


Come essere buoni papà di figlie femmine


Un'adolescente preferisce parlare di sessualità con le sue amiche coetanee. Altro momento critico è il primo innamoramento a  quel punto la dimensione sessuale entra realmente in casa e la figlia potrebbe fare delle domande anche su come si deve intendere un rapporto d'amore al di là della sessualità. Se la madre si basa unicamente sulla sua storia di vita commette un errore: i tempi sono cambiati e dare risposte in una società come la nostra non è facile. Forse la cosa migliore è mediare tra buon senso, esperienza di vita e mantenere sempre un dialogo aperto e sincero. Quando poi la figlia diventerà a sua volta madre allora si riapre il dialogo con propria madre che necessita di essere impostato su altre basi più solide e mature.


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Il rischio di incomprensioni è sempre dietro l'angolo soprattutto se la nonna cerca di imporsi sull'educazione della nipote non rispettando il volere dei genitori. Il ruolo del partner è fondamentale perché può mediare eventuali conflitti tra suocera e moglie. Alcune donne inconsciamente fanno un figlio proprio per opporsi alla madre per farla sentire invecchiata e intaccare il senso di onnipotenza. L'arrivo di un bambino consente ad una donna di staccarsi da una madre magari troppo presente e soffocante e dirigersi verso una maggiore indipendenza.

Infine è giusto considerare il punto di vista della propria madre ma senza farsi condizionare eccessivamente poiché è necessario che ogni donna maturi le proprie idee e convinzioni! Magari con il tempo si dovrà ricredere e prendere in considerazione il punto di vista dalla madre, tuttavia dovrà mettersi in gioco e vivere emozioni e situazioni senza pregiudizi! La vita è una continua sorpresa in cui nessuno è identico ad un altro e anche gli eventi non hanno mai la stessa evoluzione...

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