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Quando una donna decide d’interrompere la sua gravidanza

A chi si deve rivolgere una donna che scopra di essere in attesa e intenda abortire? Cosa cambia nel protocollo sin qui descritto se la donna che intenda praticare l’IVG è minorenne?

abortoNel nostro paese la regolamentazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, IVG, è datata 1978. La legge è notoriamente considerata un baluardo dell’emancipazione femminile. Una sua interpretazione laica consente di ammettere che essa ha certamente reso alla donna la più piena autonomia del proprio corpo. All’opposto, una lettura in chiave rigorosamente cattolica boccia in radice la scelta legislativa, difendendo la indisponibilità della “vita umana” sin dal concepimento.
Prescindendo da qualsivoglia valutazione morale, è un fatto che la Legge del 1978 viene pensata per rispondere al
pericoloso fenomeno degli aborti clandestini. Allora in Italia una vera e propria piaga sociale: le interruzioni di gravidanza praticate nell’ombra venivano stimate in oltre 250.000 all’anno. Per di più l’aborto era considerato reato. Con la conseguenza che il ricorso alle strutture sanitarie era assolutamente evitato dalle donne. Anche da quelle di loro che incorrevano in complicanze post operatorie, tra l’altro non rare poiché gli interventi avvenivano in condizioni ambientali inidonee e igienicamente precarie.
Moltissime morti dipendevano da infezioni non debitamente curate e degenerate in setticemia. Tristemente noti i c.d. “cucchiai d‘oro” ovvero quei medici che praticavano gli aborti, in dispregio dei divieti di legge, in cliniche private ed a carissimo prezzo. Facendo anche della salute della donna un lusso per pochi.

Il nome di cucchiai d’oro, attribuito a questi professionisti dell’aborto clandestino, rievocava il loro strumento di lavoro: il cucchiaio di ferro adoperato per la pulizia dell’utero. In questo senso è innegabile che la 194\1978 appresta un’ampia e consolidata tutela per la salute della donna. Il legislatore puntò a garantire, a tutto vantaggio della donna, le migliori condizioni per una maternità consapevole. Pur restando fermo il fatto che l’aborto non è e non deve essere uno strumento per il controllo delle nascite.
A norma di legge l’IVG segue un preciso protocollo a cui devono aderire le donne che intendano interrompere la loro gravidanza. 

A chi si deve rivolgere una donna che scopra di essere in attesa e intenda abortire?
La legge indirizza la donna verso figure professionali: per praticare l’interruzione volontaria di gravidanza la donna deve rivolgersi tempestivamente ad un medico (ginecologo del consultorio, medico di famiglia o altro medico di
fiducia). L’intento del legislatore e chiaramente quello di mettere da subito la donna  nelle condizioni di valutare adeguatamente la sua scelta e le relative conseguenze psicofisiche che da essa dipenderanno. Infatti è compito
del medico considerare, insieme alla paziente, anche eventuali alternative all’aborto. In questo senso, stimolerà l’analisi dei problemi addotti dalla donna - siano essi economici, sociali o medici - ed, ove possibile, proporrà delle
soluzioni. Al termine del colloquio alla donna verrà rilasciato un certificato che, appunto, attesta l’avvenuto confronto col medico. Quest’ultimo inviterà, dunque, la paziente ad un periodo di riflessione non inferiore a 7 giorni, decorso il quale, perdurando l’intenzione di abortire, la procedura per l’IVG potrà riprendere.

È preferibile che la donna che intenda abortire consulti il medico tempestivamente. La legge italiana ammette il ricorso all’IVG nei primi 90 giorni di gestazione (il computo parte dal primo giorno dell’ultimo ciclo).
È bene precisare che in molti consultori italiani la donna può fruire dell’appoggio di assistenti sociali o psicologi. La legge non impone il colloquio con queste figure professionali, ma esse restano un ottimo supporto in un simile percorso decisionale.

Decorsi i 7 giorni di “riflessione”, la donna, ferma nell’intento di abortire, come deve procedere?
Con il documento rilasciatole dal medico, deve prenotare l’intervento presso una struttura pubblica o convenzionata (queste ultime sono specificamente autorizzate dalla Regione ad effettuare IVG previo accertamento dell‘adeguatezza delle strutture operatorie e dei servizi ostetrici e ginecologici prestati).
Va precisato che nella pratica dei fatti può accadere che l’intervento debba compiersi con prontezza per ragioni di carattere medico. In tal caso la donna non avrà a sua disposizione i 7 giorni di riflessione assicurati dalla legge e nel suo certificato sarà dettagliata la causa dell’urgenza.

Cosa cambia nel protocollo sin qui descritto se la donna che intenda praticare l’IVG è minorenne?
Il colloquio col medico dovrebbe compiersi alla presenza dei genitori. In mancanza dei genitori il minore dovrebbe essere assistito dal tutore legale (non possono essere assistite dai genitori, per esempio, quelle giovani donne
che vivono presso case famiglia perché i loro genitori sono detenuti). Tuttavia, nella pratica dei fatti è possibile che gravi motivi impediscano alla giovane donna di avvalersi dell’appoggio della famiglia o di chi ne fa le veci.
La legge non è rimasta insensibile a questa possibilità, è, infatti, permesso alla minorenne di rivolgersi da sola al consultorio. Qui la giovane sarà assistita da personale qualificato nella valutazione del suo proposito di abortire. Si confronterà con un medico, alla stessa stregua delle altre donne che intendano interrompere la gravidanza, ma incontrerà anche un assistente sociale o uno psicologo (in questo caso la minore età e l’assenza di una figura
di garanzia - genitore o tutore - pretende l‘intervento di questi professionisti) . L’esito del colloqui sarà riportato in una relazione indirizzata al giudice tutelare. Su indicazione del consultorio la giovane porterà la documentazione presso gli uffici del giudice stesso; questi, valutati i fatti, deciderà se autorizzare o meno l’IVG.
    
 Non bisogna dimenticare che in Italia operano diverse associazioni per la tutela della salute femminile, queste, senza scopo lucrativo, mettono a disposizione delle donne informazioni e competenze. Quindi chi necessiti di unsupporto nel proprio percorso verso l’interruzione di gravidanza può rivolgersi anche ad una delle tante associazioni

Il forum Interruzione volontaria di gravidanza di Pianetamamma

Dott.ssa Federica Federico
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