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Maternità: la rivoluzione delle partite IVA

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Ecco come cambiano le regole e i diritti per la maternità e partita IVA

Maternità e partita IVA

Arriva una vera  e propria rivoluzione per le donne che aspettano un bambino o sono appena diventate mamme e che sono titolari di partita IVA. Cambiano, infatti, finalmente le regole per la maternità e partita IVA in fatto di indennità e soprattutto riposi e congedi. Vediamo nel dettaglio.

Il Senato della Repubblica darà il via libera, dopo quasi tre anni di discussioni e rinvii, al cosiddetto Jobs Act dei lavoratori autonomi, uno statuto delle partite IVA che regola le modalità di congedo di maternità delle lavoratrici autonome.

Partiamo da un dato: in Italia esiste un vero e proprio esercito di liberi professionisti. Si parla di circa due milioni e mezzo di lavoratori che molto spesso non vedono tutelati i loro diritti in materia di malattia, ma anche di congedo di maternità in gravidanza e dopo la nascita.

Per colmare questo vuoto e dare pari diritti a questa popolazione di lavoratori e lavoratrici italiani sta per essere approvato un provvedimento previsto nella riforma del Jobs Act che garantisce la possibilità, per la mamma lavoratrice autonoma, di godere del congedo e di avere tutele durante la gravidanza e nei primi anni di vita del bambino.

In cosa consiste nello specifico questa novità?

  • La lavoratrice autonoma potrà lavorare e fatturare durante la gravidanza;
  • potrà percepire l'indennità di maternità andando in congedo per cinque mesi e avranno diritto ad un congedo parentale di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino;
  • potrà concordare con il committente la sostituzione nel suo incarico con una persona di sua fiducia che sia in possesso di requisiti professionali;
  • le lavoratrici autonome iscritte alla Gestione Separata dell'INPS potranno ricevere l'indennità di maternità pur continuando a lavorare e quindi a fatturare;
  • in caso di infortunio o malattia il rapporto di lavoro con il committente potrà essere sospeso fino a un massimo di cinque mesi.

Congedo di maternità per le libere professioniste

Come dicevamo le donne che svolgono un lavoro autonomo e sono titolari di partita IVA e iscritte alla Gestione Separata potranno godere di cinque mesi di congedo di maternità e di un congedo parentale di sei mesi da spendersi nei primi tre anni di vita del bimbo, e questo diritto è esteso anche ai padri.

Si tratta di una novità importantissima perché fino ad oggi il diritto di poter continuare a lavorare e contemporaneamente godere del congedo di maternità era garantito solo alle artigiane commercianti, e libere professioniste iscritte agli albi professionali, mentre tutte le altre erano obbligate a smettere di lavorare e quindi di fatturare.

In questo modo, finalmente, la maternità di cinque mesi diventerà obbligatoria e un diritto per tutte le madri lavoratrici senza distinzioni.

Inoltre avranno diritto all’assegno di maternità, pari all’80% di cinque dodicesimi del reddito percepito e denunciato ai fini fiscali nel secondo anno precedente a quello della domanda.

Il congedo parentale prevede un'indennità pari al 30% dello stipendio.

I benefici del congedo di paternità

Il Jobs Act dei lavoratori autonomi

Ma nel Jobs Act troviamo anche tante novità che riguardano il mondo del lavoro per i liberi professionisti. Ad esempio:

  • verrà tutelato e riconosciuto il diritto alla disconnessione, quindi ai tempi di riposo del lavoratore;
  • i compensi e le clausole saranno gli stessi dei lavoratori interni all'azienda con le stesse mansioni;
  • le fatture andranno saldate non oltre i 60 giorni;
  • il lavoratore che è costretto a sospendere il suo rapporto di collaborazione per più di 60 giorni potrà interrompere il versamento dei contributi e dei premi assicurativi fino a un periodo massimo di massimo di due anni. In questo caso il periodo contributivo non sarà perso perché il lavoratore autonomo potrà poi chiedere il pagamento dei contributi non versati al termine della malattia o riscattare gli anni di mancato pagamento;
  • le spese deducibili per orientamento ed aggiornamento professionale potranno essere dedotte fino a 5mila e 10mila euro.
  • le spese sostenute dal datore di lavoro per svolgere una mansione non incideranno sul reddito del lavoratore autonomo.

Il provvedimento legislativo che tutela i diritti dei lavoratori autonomi è composto da 22 articoli ed è stato redatto da Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano e presidente dell’Agenzia nazionale per le Politiche attive del lavoro.

Si tratta di modifiche importanti e per certi versi di sostanza per i milioni di lavoratori e lavoratrici con partita IVA che in Italia, in molti casi, hanno fatto della libera professione non una scelta ma un obbligo.

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