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"La cicogna viene da Odessa". Storia di un'adozione

"La cicogna viene da Odessa" è un libro che racconta una storia di adozione e ci invita a riflettere sul vero e profondo significato della parola "maternità"

La cicogna viene da Odessa

"La cicogna viene da Odessa" è un libro che racconta una storia di adozione e ci invita a riflettere sul vero e profondo significato della parola "maternità".

Si tratta del diario di viaggio di Barbara Germani, l'autrice del libro, che da Roma si spinge fin nella lontana (non solo geograficamente) Ucraina, pur di coronare il suo sogno di avere un figlio, dopo aver subito tre anni prima un'operazione che le ha negato un futuro di madre biologica, facendola diventare una "non mamma", come spiega in un commovente flash-back.

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Ma Barbara vuole riprendersi ciò che la vita le ha negato, così decide di percorrere la strada dell'adozione e parte per Odessa. L’edificio dell’istituto delle adozioni è squadrato, i piccoli sono vestiti con indumenti improvvisati e nutriti con un miscuglio di latte e poltiglia. Ma la voglia di vedere e stringere un figlio, anche se non concepito nella pancia ma nel cuore, riesce a rendere sorridente anche un quadro così spettrale. Al panorama livido della città fa da contrasto il sorriso dei bambini e, quando Barbara incontra per la prima volta il suo Michele, che si chiama ancora Vasilij, vede davanti agli occhi l’arcobaleno.


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Ma le angosce, il senso di insicurezza, le paure sono le stesse di ogni mamma, a cui si aggiunge per Barbara la percezione che questo bambino che la cicogna gli ha portato da Odessa, "appartenga" anche ad un'altra donna e da qui  la ricerca di una verità e la consapevolezza di un sigificato universale dell'essere madre, che va al di là di quello legato alla figura di mamma biologica. La narrazione è emozionante, ricca di particolari e si sviluppa come un viaggio non solo geografico, ma anche interiore nell'animo di una donna che vive pienamente la sua "maternità", ma non quella biologica o naturale ma quella "culturale".

Come afferma il Dott.Giuseppe Resca, psicoterapeuta, "..l'unica maternità degna di questo nome è quella culturale: per essa i figli non sono solo quelli nostri, ma tutti lo sono, o possono esserlo...Nessun figlio ci è alieno; e non sempre tocca andare fino in Ucraina per ricongiungersi a lui."



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Barbara Germani da sempre impegnata nel lavoro con i giovani e’ insegnante in una scuola secondaria di primo grado. Nel 2000 adotta il piccolo Michele ucraino che oggi ha quattordici anni

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