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L'infanzia è magica solo quando è perfetta e speciale?

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La nostra infanzia è stata magica? E quella dei nostri figli? I bambini hanno realmente bisogno che tutto sia perfetto e speciale per essere felici?

Perché l'infanzia deve essere magica?

Che la nostra generazione di “Millennium Mom” soffra di una qualche forma di insicurezza è un dubbio legittimo, se per un attimo ci sforziamo di guardare certi comportamenti dall’esterno.

Mamme che s’improvvisano event-planner iniziando a programmare un mese prima la festa di compleanno di un bambino in età prescolare, magari prevedendo pure un budget che equivale a una rata del mutuo. Mamme che passano le serate a predisporre “intrattenimenti creativi” e stimolanti dato che domani pioverà, quindi s’impone il playdate, leggi muffin fatti in casa, lavoretti, giochi di prestigio, prosecco per i genitori e quant’altro. Mamme che si comprano le ballerine cinesi, quelle che si trasformano in armi chimiche dopo un solo pomeriggio al centro commerciale: stanno risparmiando perché d’estate bisogna portare i bambini al mare. Almeno un mese.

Mamme, ho una domanda per noi: la nostra infanzia è stata infelice?

Quando la risposta è no, quando invece ricordate il periodo dell’asilo e delle elementari come un momento magico, ricco di poesia e di spensieratezza, provate ad andare nei dettagli. Io ricordo che quando si invitavano gli amichetti, o eri invitata, a volte poteva succedere che la mamma (o più facilmente la nonna) avesse fatto una torta. Punto. Nella maggior parte dei casi, si apriva un pacco dei biscotti del Mulino Bianco, che per motivi misteriosi erano molto più buoni di quelli, seppur identici, che avevi a casa tua. La madre di turno… beh, si faceva beatamente gli affaracci suoi. Probabilmente, approfittava del playdate per fare le sue cose con calma dato che i figli erano impegnati con gli amici. E sapete una cosa? Era quello il bello. E’ precisamente questo il motivo per cui quando vi presentate alla porta della cameretta cariche di materiale per i lavoretti e buone intenzioni, i vostri figli vi sbattono la porta in faccia.

La libertà di essere bambini

Che poi, lo stesso termine anglofono “playdate” conferisce al tutto un’aura di importanza assolutamente fuori luogo. Sono due, o tre, o cinque nani che giocano insieme, probabilmente a battaglie di caccole. Non ingigantiamo, su. Quando ero piccola io, i bambini dello stesso condominio si trovavano indifferente l’uno a casa dell’altro e le mamme a malapena sapevano dove fossero. Se c’era un cortile, un giardino, un’aia, tutti fuori fino a cena, con grande soddisfazione generale. Sì perché gli adulti, che io ricordi, non giocavano praticamente mai con i bambini. Il genitore presente, la “buona madre” se così vogliamo definirla, era quella che c’era sempre in caso di problemi, che ti preparava da mangiare, ti cambiava le lenzuola, ti disinfettava il ginocchio sbucciato e magari, la domenica o nei giorni in cui eri senza amichette, ti aiutava a cucire i vestiti delle bambole. Sì, capitava, ma non era la norma.

Per le nostre mamme stare con noi non era un dovere: poteva succedere oppure no, e sotto questo punto di vista c'era molta più spontaneità, secondo me. La domenica si andava in gita, ma anche no. A volte si facevano cose da bambini, come andare a un parco dei divertimenti, altre volte cose da adulti, come presenziare a un tediosissimo pranzo di famiglia al ristorante. E guai a chi si alzava da tavola senza permesso. I lavoretti si facevano solo a scuola, tutti risparmiavano per le vacanze ma senza stressarsi troppo. Anche perché per noi bambini il posto più speciale era sempre la nostra casa, la nostra cameretta, anche senza una parete affrescata con il castello di Elsa e le tendine in pendant…

Qual è il punto? L’infanzia, se vissuta all’interno di un ambiente sereno, è magica di per se’. Un periodo meraviglioso in cui puoi trascorrere mezza giornata a tirare sassi in un ruscello senza annoiarti, sfogliare per la 50esima volta lo stesso libro illustrato trovandoci sempre qualcosa di nuovo, restare folgorato dalla vista di un formicaio. E tutta quest’ansia di voler rendere l’infanzia dei nostri figli perfetta e speciale proponendo in continuazione attività, idee e oggetti che non hanno mai chiesto… forse chissà, potrebbe convincerli che di quelle cose hanno bisogno per essere felici?

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