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Infanticidio e istinto di accudimento

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Può una madre che ha prima desiderato e poi partorito il proprio figlio, commettere un infanticidio? La risposta della nostra psicologa Emmanuella Ameruoso

Infanticidio

L’infanticidio del piccolo Loris è uno dei tanti delitti commessi nell’arco del tempo e della storia dell’umanità. Veronica, una giovane donna di 26 anni, ha un passato piuttosto tormentato. Non ha un buon rapporto con la figura materna (sembra che la mamma non la volesse) e all’età di 14 anni viene a conoscenza del fatto che l’uomo con cui è cresciuta non è il padre biologico, ma che nasce da una relazione occasionale. In conseguenza di ciò, ricerca l’uomo che l’ha concepita, ma questi le dimostra un gelido disinteresse. La sua adolescenza è quindi segnata da una sofferenza che dà sfogo a due tentativi di suicidio a 14 e a 15 anni. Superata la fase critica, finalmente conosce l’attuale compagno e rimane incinta. Ha solo 17 anni: nasce Loris. Da quel momento, la donna si allontana dalla famiglia d’origine (e dalla madre), vivendo quasi ed esclusivamente con il marito e la famiglia acquisita. Il tragico epilogo della storia lo conosciamo ormai tutti...

Dinanzi a crimini così efferati si resta sbalorditi e ci si pone di fronte ad una riflessione di base: può una madre che ha prima desiderato e poi partorito, uccidere il proprio figlio? La risposta è sì. E questa consapevolezza mette a dura prova la tolleranza emotiva in termini di umanità. Solo tra il 2009 e il 2010, sono stati commessi 21 omicidi da parte delle madri e 18 dai padri ...e tale dato scende (fortunatamente) nel 2012 a un numero di 17 casi.

  • Ma quali sono i fattori che spingono ad un’azione criminosa?

Una donna di fronte al suo desiderio di gravidanza pone da parte la propria femminilità. È chiaro quanto sia problematico diventare madre senza perdersi come donna. Sacrificare la propria femminilità al cospetto dei figli è stata in passato, come in molte realtà esistenti, una regola forzatamente accettata e socialmente giustificata da una logica di carattere naturale.

Come essere una mamma più zen

Tendenzialmente, in merito al suo ruolo, il legame che una mamma struttura con la propria prole tende ad essere, talvolta, divorante e patologico. Alcune situazioni sono sicuramente più a rischio di altre e giocano a sfavore:

  • la giovane età della madre al momento della gravidanza,
  • la carenza di un completo sviluppo di personalità,
  • l’assenza di motivazione alla gestazione, vissuta come accidentale e non desiderata,
  • l’inesistenza di un supporto da parte della famiglia d'origine,
  • la difficoltà o l’impossibilità di curare la malattia di un figlio
  • la contesa della coppia sull’affidamento dei figli. Sono casi più rari ma comunque noti.
  • I baby blues, la depressione post partum, sono episodi e circostanze presenti, esistenti e largamente condivise, a livello esperienziale, da un numero crescente di donne. Ma questo è piuttosto concepibile sul piano umano poiché considerato un’evoluzione naturale (anche se con aspetti patologici) del percorso gravidico. L’ambivalenza nasce in virtù di stati emotivi profondi che la donna vive durante la gestazione e dopo. In alcuni casi la sintomatologia depressiva o ansiogena vessa proprio durante questo periodo ed è difficile poter ammettere che una donna, una mamma possa avvertire un rifiuto per la sua condizione.
Quando la depressione post parto non se ne va
  • La mancanza di collaborazione del partner nella gestione del neonato tale da non fornire un adeguato sostegno e un supporto emotivo alla neomamma. La donna vive quindi un conteso di solitudine e di stress non indifferente;
  • perché figlio della colpa che nasce da una relazione extraconiugale o in conseguenza di una violenza sessuale perpetrata da sconosciuti o da familiari.
  • La sindrome di Medea è rappresentativa di quanto, dinanzi alla richiesta di essere madre, emerga la difficoltà a cancellare ed eclissare la propria femminilità. Il vissuto di scissione, che ricalca i due aspetti presenti nella sua individualità, emerge attraverso un epilogo tragico che porta ad uccidere i figli nel tentativo di recuperare quella parte di sé mancante: la donna.

Il desiderio profondo di ognuna è, infatti, quello di ottenere un riconoscimento riguardo ai due aspetti della sua essenza, vivendoli anche attraverso il compagno, o qualsiasi altro uomo, che possa riconoscere in lei contestualmente la sua capacità procreativa e la sua femminilità. Il rifiuto rabbioso della maternità diviene, pertanto, attraverso il gesto estremo dell’infanticidio, un modo per recuperare ciò che è stato occultato.

  • patologie gravi quali depressione maggiore, schizofrenia o psicosi.

Ciò che desta sconcerto sono proprio le esasperazioni materne nei confronti dei neonati e dei propri figli, un’ambivalenza emotiva dinanzi alla pretesa di un’accettazione incondizionata dell’altro che assorbe pienamente le energie e diviene il fulcro principale nella vita di una donna e di una genitrice.

L’istinto di accudimento e di protezione sono, pertanto, per alcune brevi ed immediati, per altre richiedono più tempo poiché alcuni fattori possono frenarli o intralciarli. Il senso dell’accudire ha un profondo significato e spesso le circostanze di vita, le esperienze individuali e familiari portano le donne a vivere sentimenti impronunciabili dei confronti dei propri figli, tali da rendere fertile un terreno nel quale coltivare fantasie delittuose e, nel vano tentativo di liberarsi dalla rabbia, dal rancore e dalla forte ambivalenza che le caratterizza, sfociano nell’istinto omicida.

Sui social spopolano le mamme perfette

La fragilità, verosimilmente umana, fa parte di qualsiasi individuo e, di fronte alle pressioni esercitate da una richiesta sempre più fagocitante di dovere possedere necessariamente dei requisiti di perfezione di fronte ad una condizione di genitorialità, risulta più difficile chiedere aiuto o esprimere liberamente i propri pensieri. Sapere di poterlo fare, rivolgendosi a centri specifici o a professionisti preparati, rende la donna libera e consapevole di poter evitare episodi drammatici e penalizzanti per la sua vita futura e quella dei suoi piccoli

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