gpt skin_web-famiglia-0
gpt strip1_generica-famiglia
gpt strip1_gpt-famiglia-0
1 5

I diritti delle neomamme libere professioniste

Le lavoratrici dipendenti hanno diritto a 5 mesi di astensione obbligatoria dal lavoro, ma per le donne che lavorano in proprio quale è la realtà nel momento in cui diventano mamme

Le mamme che lavorano hanno diritto a 5 mesi di maternità al momento della nascita del loro bambino. Questo ovviamente vale per tutte le mamme che sono dipendenti di una azienda. Ma per le neomamme che sono lavoratrici autonome quale è la situazione? Cosa avviene nel momento in cui hanno un bambino?



LEGGI ANCHE: Congedo di maternità nel mondo: chi sta meglio?



Diversamente dalle lavoratrici dipendenti, le donne che esercitano un'attività autonoma non hanno l'obbligo di astensione dal lavoro, in quanto la loro attività è gestita liberamente. Ma per loro può essere un problema non lavorare per 5 mesi. Ovviamente anche queste donne, nel momento in cui diventano mamme, avranno voglia di stare con i propri bambini i primi mesi. Ed allora come si può fare?

Ci sono donne che tornano al lavoro una settimana dopo il parto. Altre che cercano di lavorare da casa. Altre ancora che si portano il bambino in ufficio o in negozio. Tanto l'attività è la loro e non c'è nessuno che può impedirglielo. In base alla legge, le neomamme lavoratrici autonome, che sono iscritte all'ente di categoria, hanno diritto ad una indennità nella misura dei 5/12 dell’80% del reddito professionale dichiarato nel secondo anno antecedente alla data del parto. La domanda deve essere presentata a partire dal sesto mese di gravidanza ed entro i 180 giorni precedenti alla data presunta del parto.







Le lavoratrici autonome hanno quindi diritto per 5 mesi a questa indennità, mentre non hanno diritto ad indennità per astensioni facoltative o per astensioni più lunghe in caso di gravidanza a rischio. In base alle norme stabilite dall'Inps, le lavoratrici iscritte alla gestione separata, che versano anche il contributo per la maternità, hanno diritto al pagamento dell'indennità di maternità, solo se non sono iscritte anche ad un'altra gestione pensionistica obbligatoria e non sono pensionate. La lavoratrice deve aver versato almeno 3 mesi di contributi nell'anno precedente all'inizio del congedo di maternità e corrisponde all'80% del reddito giornaliero prodotto nei 12 mesi precedenti i due mesi la data presunta del parto. La domanda deve essere presentata alla sede dell'Inps di appartenenza.



LEGGI ANCHE: Congedi di maternità e paternità: cosa cambia?



Questa indennità spetta anche in caso di adozione, se il bambino non ha più di 6 anni (o 18 anni nel caso in cui il bambino/ragazzo sia di origine straniera). Ed in questo caso la domanda di indennità deve essere presentata entro 180 giorni dall'arrivo in famiglia del bambino.

Molte neomamme lavoratrici autonome, nonostante l'indennità, scelgono comunque di tornare presto al lavoro, spesso perché non possono permettersi di tenere la propria attività chiusa per 5 mesi o non hanno nessuno che le possa sostituire.
gpt native-bottom-foglia-famiglia
gpt inread-famiglia-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-famiglia-0