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Google, la nostra “seconda mamma”

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Google è l’arma segreta di noi mamme di oggi: ogni giorno digitiamo ricerche per gli argomenti più disparati, chiedendoci talvolta come avranno fatto le nostre ave a cavarsela senza di lui. Ma un motore di ricerca non potrà mai sostituire la nostra “vera” mamma

Mamme e Google

La cronologia del browser di una neo-mamma è da ricatto: difficile mantenere la propria dignità al cospetto di ricerche tipo “cacca color senape” o “come pulire ragù da divano” o, quando i bambini sono più grandi “perchè in autunno le foglie cambiano colore” o “da dove vengono i bambini cosa rispondere”.

Iniziamo ad affezionarci sinceramente a Google durante la gravidanza (“capezzoli enormi settimo mese”) pensiamo già lui come un caro amico nel puerperio (“neonato cade fasciatoio cosa fare”) gli vogliamo bene come ad una persona man mano che passano i mesi e il neonato si trasforma in bambino che parla, gioca, corre (“commozione cerebrale sintomi”) e inizia a fare domande scomode che ci fanno sentire le ultime della classe.

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Il punto è che la credibilità di una mamma è appesa ad un filo: sappiamo benissimo che, man mano che trascorrono gli anni, per i nostri bambini passeremo da idolo incontrastato ad anziana pedante - il picco di disistima di solito si aggira intorno all’adolescenza. Ma Google, invece, non giudica. Non può rivelare la nostra identità. Non ci tradisce. Talvolta le risposte alle nostre ricerche ci fanno gelare il sangue, ma più spesso ci aiutano. Come diavolo avranno fatto le nostre mamme e nonne a sopravvivere senza di lui?

Si dice che le mamme di un tempo si tramandavano le conoscenze di generazione in generazione: invece di digitare “i pannolini possono esplodere” c’erano la nonna o la zia di turno che t'illuminavano. Decisamente più avvilente che fare una ricerca veloce e ANONIMA con lo smartphone: in questo senso, Google ha completamente sbaragliato la concorrenza di mamme, suocere, zie e cognate ansiose di trasmettere la propria esperienza come era stato fatto con loro.

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Non scherziamo, oggi nessuna di noi si umilierebbe a chiedere ad una persona vera “come cucinare brodo vegetale” (che poi, chi cavolo lo mangia il brodo vegetale prima di dover svezzare un bambino?) Anzi, andiamo avanti con la fierezza di chi apparentemente “è nato imparato”, e non deve chiedere nulla a nessuno, forti del nostro asso nella manica, il nostro migliore amico Google.

Ma nonostante tutte le ansie e le perdite di tempo e di dignità che ci risparmia, Google rimarrà sempre il secondo: la trasmissione del sapere costituisce infatti solo una minuscola parte del rapporto genitore-figlio. A Google si possono porre domande di ogni genere, ma, per quanto ormai siamo adulte e vaccinate, persino genitrici a nostra volta, abbiamo ancora bisogno della nostra mamma per tutte le cose che internet non può fare.

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Quando siamo nel bel mezzo del puerperio, solo una mamma può assicurarci che non siamo da TSO, che quello che stiamo provando è normale e che andrà tutto bene: certo, anche Google può dircelo, ma non ci crederemo. Quando ci sentiamo madri orribili, le peggiori mai nate, crederemo solo alla nostra mamma se ci dirà che non è così… Qualsiasi altra persona, Google compreso, ci sembrerà solo compiacente.

Google ci può insegnare a come dipingere la cameretta, quali sono le migliori creme da pannolino e come cucinare le pappe nel modo migliore possibile. Ma il giorno in cui siamo veramente a terra, non può venire a casa nostra, spalancare le finestre e dire “C’è il sole, usciamo”: Google non potrà mai capire i nostri bisogni, a meno che non li digitiamo a chiare lettere su una tastiera. Ecco perché, rispetto alle nostre mamme e forse un giorno anche rispetto a noi, verrà sempre secondo

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