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I genitori del nuovo millennio

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La difficoltà dei genitori del terzo millennio nell’essere considerati idonei al loro ruolo piuttosto che eterni Peter Pan risiede prevalentemente in assetti di origine sociale prima che psicologica/individuale

Genitori moderni

Negli ultimi trent’anni l’evoluzione storica della collettività ha determinato un riassestamento della famiglia e del singolo che hanno dovuto adattarsi alle nuove richieste modificando i vecchi equilibri. Il benessere economico e la conseguente crisi, la corruzione politica che ha messo in difficoltà l’ideologia giovanile, i conflitti mondiali che minacciano quotidianamente la vita di ogni singolo essere umano e il terrorismo che vige nei cuori palpitanti di paura hanno trasformato completamente la società.

I genitori delle nuove generazioni, cresciuti attraverso un’educazione semplicistica e piuttosto rigida, nella quale la tecnologia era ai primi albori, i ruoli familiari ben definiti e contornati di “squisitissima” autorità che si esprimeva attraverso urla e sculacciate e che tendevano a mortificare l’autostima non ancora pienamente formata, delinea un quadro abbastanza esplicito sulle modalità attraverso cui sono cresciuti, avendo comunque come punto solido e centrale di riferimento la famiglia ed i valori ad essa legati.

Alcuni errori tipici dei genitori “moderni"

Le leggi sul divorzio del 1970, sul diritto all’aborto del 1978, sulla violenza sessuale del 1996 e la tutela all’infanzia del 1997, hanno contribuito notevolmente all’evolversi dei costumi e della mentalità sociale aprendo una falla non indifferente all’interno di contesti comuni già posti in crisi. Ed è così che i nuovi genitori entrano in difficoltà nel tentativo di rispettare e riproporre un background culturale ereditato dalle vecchie generazioni.

La fuga dalle proprie responsabilità sembra, quindi, una conseguenza immediata: egoisti, infantili, narcisisti sono i giudizi tipicamente rivolti a loro.

I genitori eterni Peter Pan...

Peter dal latino ha il significato di puer aeternus, alias colui che non vuole crescere: ed ecco che la sindrome abbandonica, il narcisismo, la solutudine prendono il sopravvento. La paura di diventare grandi perché si cerca di conservare la propria giovinezza fino a rendere gli adulti simili ai loro figli con gli stessi abiti, il telefonino, l’ipad diviene condizionante. Ma è giusto parlare di irresponsabilità? Coloro i quali hanno deciso di diventare genitori nonostante tutte le possibili evoluzioni del matrimonio hanno bene in mente cosa significa esserlo: da un lato la possibilità di demandare l’educazione dei figli ad una fitta popolazione di baby sitter, alle istituzioni scolastiche e ai nonni e dall’altro l’apprensione su ogni minimo accadimento nella vita del piccolo e l’iperprotettività divengono un modello comportamentale che genera ansia e nevrosi portando i futuri ragazzi ad essere insicuri rispetto alla proprie capacità e ai propri obiettivi.

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Ma cosa fare?

L’idea condivisa e realistica è che dopo i 40 anni si può ancora cambiare, trasformare, ricominciare. È una crescita che va di pari passo con quella dei figli e con i quali il livello di comunicazione è reso più esplicito e diretto grazie a questo avvicinamento culturale. Un genitore non può permettersi di essere all’oscuro dei sistemi attuali di informazione e dialogo tra i ragazzi quali i social network e le applicazioni sul telefonino. Il mondo infantile e giovanile è, a differenza di prima, un circuito da cui attingere vita e col quale le nuove generazioni di genitori, ora più che mai, si identificano.

Condividere, pertanto, le vicende legate alla quotidianità quali le spese familiari ed il relativo budget che si ha a disposizione, gli stati d’animo e le eventuali scelte che potrebbero interessarli sul piano dell’organizzazione e che comunque inevitabilmente li coinvolgerebbe, supporterebbe una loro presa di consapevolezza e responsabilità, emancipandoli da un sistema familiare che li rende, al contrario, ancor più dipendenti.

La formazione dell’identità

In un clima di questo tipo, la funzione genitoriale assumerebbe caratteristiche decisamente più vicine alle esigenze di entrambi: i bambini prima e gli adolescenti poi crescerebbero più motivati allo studio, più equilibrati e più adattati dal punto di vista sociale e interpersonale concependo le diversità e le analogie con gli altri sistemi familiari con più obiettività e condiscendenza.

Lo stile educativo autorevole indica, appunto, che il genitore ha ben chiare le regole da trasmettere ai figli, le sue richieste sono adeguate alle capacità del bambino e riesce mostrare in modo autentico i suoi sentimenti, rispettando anche quelli dell’altro. Accettare il proprio figlio incondizionatamente, dicendo di no quando è necessario e mostrando fiducia rispetto alle sue competenze, fa crescere il bambino fiducioso e consapevole delle proprie potenzialità e possibili limiti. Lo sviluppo di un’autostima equilibrata è importante per divenire ciò che è e non quello che gli adulti vorrebbero che fosse. Allo stesso tempo il genitore riacquisterebbe maggiore fiducia sulle proprie attitudini naturali distaccandosi dai pregiudizi sociali vigenti...

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