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Childless: senza figli è meglio

I Childfree scelgono di non fare figli e vogliono che si sappia, che si festeggi la Giornata Mondiale dei Senza Figli per riconoscere il loro contributo alla società

Si chiamano childfree o childness, ovvero, chi per scelta decide di non avere figli.
Sono i “dink” (double incombe, no kids) ed i “childfree”, due sottogruppi dello stesso movimento anti-bambino. I primi, più moderati, si dividono in coppie che rinviano ogni giorno che passa la procreazione (i dink “a termine”) e coppie che hanno già figli, ma che nel nuovo rapporto decidono di non farne più (i dink “di ritorno”).
I secondi, invece, i childfree, sono l’ala più intransigente del movimento, coloro che percepiscono il bambino come un male, e che mal sopportano la sua stessa presenza (LEGGI)
I dink sono le coppie che “respingono l’idea di generare, ma non hanno mai provato ad essere genitori, coppie che respingono l’idea che un figlio sia il frutto naturale di un rapporto d’amore, sia che si tratti di matrimonio che di convivenza. Per loro prima vengono altre cose: lo studio, la realizzazione personale, il lavoro, la definizione dell’identità sociale” (F. Bonazzi, 2001).

 

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Il movimento childness nasce negli Stati Uniti, ma anche da noi le associazioni “no kidding” si stanno lentamente, ma costantemente organizzando.
I Childfree scelgono di non fare figli e vogliono che si sappia, che si festeggi la Giornata Mondiale dei Senza Figli per riconoscere il loro contributo alla società.

Sarebbe una provocazione come tante in assenza dell’altra, e più pericolosa, faccia della sovrappopolazione mondiale, la cosiddetta crescita zero alla quale l’Italia contribuisce con un livello di fecondità mostruosamente basso: 1,33 figli per donna, dati del 2005, contro il 2,1 ritenuto necessario per mantenere l’equilibrio generazionale. Inoltre, da noi si inizia a procreare sempre più tardi e il primo figlio arriva, quando va bene, verso i trent’anni.
Sulla scelta di non procreare incidono la paura, la precarietà del lavoro e/o sentimentale, la minore religiosità e l’età: il desiderio di diventare madri e padri diminuirebbe nel tempo.

 

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Il rischio di rimandare troppo è quello di passare dai childfree, che volontariamente puntano su uno stile di vita meno impegnativo e concentrato sulla carriera, ai childless, che invece, per motivi diversi, figli non ne possono avere. Procreare è una scelta personale, non obbligatoria.

Secondo voi non riprodursi è un diritto? Cosa ne pensate di questi movimenti anti-bambino? 

Diteci la vostra sul forum (CLICCA)

L'invito a riflettere su queste scelte è della nostra utente Ciuzzi nel forum Famiglia di Pianetamamma

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