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Arriva al cinema Womb, un film sulla clonazione umana

La protagonista del film si fa impiantare il gene dell'uomo amato morto tragicamente e riversa tutto il suo amore (morboso) sul figlio clone: scelta giustificabile o da condannare?

Un film destinato, probabilmente, a far discutere quello che esce oggi nelle sale cinematografiche italiane: si tratta di Womb, film diretto nel 2010 dal regista ungherese Benedek Fliegauf ed interpretato da Eva Green (GUARDA LE SUE FOTO) e Matt Smith, che affronta i delicati argomento della clonazione umana e della fecondazione assistita (LEGGI).



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Il film di fantascienza è ambientato in un futuro non troppo lontano, in cui la clonazione umana non è vietata. Rebecca e Tommy, i due protagonisti, si conoscono e si vogliono bene sin da quando sono bambini. Dopo essersi persi di vista per alcuni anni, si incontrano di nuovo da adulti e si innamorano.



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Ma il destino è contro di loro: Tommy muore in un incidente autostradale e Rebecca rimane da sola. A questo punto cosa può fare una donna che ha perso l'amore della sua vita? Rebecca, straziata dal dolore, non volendo accettare di aver perso per sempre il suo Tommy, decide di rivolgersi al "Dipartimento di replicazione genetica" e di farsi impiantare nell'utero (LEGGI) il clone di Tommy, per far nascere un figlio che avrà l'identico patrimonio genetico del suo amore perduto.



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Fino a che punto si può spingere l'amore per un uomo? Ovviamente la donna decide di non rivelare al figlio di essere il clone di Tommy, ma è intenzionata a riversare su di lui tutto quell'amore che non ha potuto donare al suo uomo. Si può amare un figlio nello stesso modo in cui si amerebbe un amante? Ovviamente il film non parla di un amore incestuoso, ma comunque l'idea di partorire (LEGGI) il clone della persona amata sembra un po' morbosa.



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La protagonista, una volta nato il bambino, si dedica completamente al suo piccolo "clone", cercando di crescerlo senza farlo sentire un "diverso" e proteggendolo dai pregiudizi della gente che sa "chi" questo bambino rappresenta e non accetta l'idea che possano essere realizzate "copie" di persone che non ci sono più. Ma non sarà così facile...



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Il film di Fliegauf è stato premiato al Festival di Locarno nel 2010. Il regista ha voluto rappresentare come la mancata elaborazione del lutto per la perdita di una persona amata possa trasformarsi in un amore morboso nei confronti di un figlio che è, in tutti i sensi, una copia dell'amante perso.


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