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Non voglio allattare!

Cosa fare quando l’allattamento non è così idilliaco come ci era stato proposto? Parliamo della scelta di non allattare al seno o dell'impossibilità di farlo

Biberon senza bisfenolo A

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    Biberon
    Redazione PianetaMamma 7 maggio 2014
    NON ALLATTARE - Sappiamo che il latte materno è considerato il miglior alimento che un neonato possa ricevere, eppure ci sono mamme che pur non facendolo notare vivono questo momento con profonda frustrazione. Cosa fare quando si sceglie di non voler allattare o ci si accorge di non poter allattare?

    Quando una donna si scopre incinta inevitabilmente inizia a pensare a come sarà una volta che il bimbo verrà alla luce, come dovrà comportarsi, che stile educativo deciderà adottare, se preferirà abituarlo a stare nella carrozzina o vorrà applicare il co-sleeping, se vorrà usare i pannolini lavabili o gli usa e getta e via discorrendo.

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    Tra tutte queste domande che la futura mamma va ponendosi trova spazio anche la fatidica “Lo allatterò al seno?”. Su quest’argomento è molto difficile che una donna abbia a disposizione dei buoni parametri per giungere ad una decisione in totale autonomia, chiunque, dalla ginecologa, all’ostetrica del corso pre-parto, perfino la vicina di casa, tendono a porre sempre e solo l’attenzione su quando importante sia l’allattamento al seno, sulle caratteristiche che il latte materno ha rispetto al comunissimo latte formulato, quali sono i vantaggi che un neonato può trarre dal costante scambio natutritivo-affettivo con la madre. In tutti questi discorsi, che sfumano nelle tonalità del rosa, non si cerca mai di porre la madre al centro del discorso, ci si dimentica troppo spesso che sarà lei, non l’ostetrica o la puericultrice, a doversi occupare del neonato una volta uscita dall’ospedale e che va salvaguardata non solo la salute del neonato, ma anche quella della donna.

    Se si guardano le direttive OMS è ovvio che l’allattamento al seno può apparire come il solo alimento idoneo ad un bimbo, quindi tutte le madri che per motivi fisiologici o psicologici devono ricorrere all’artificiale, vengono poco galantemente ritenute, è brutto dirlo, come “madri di serie B”, perché come dice la Leche League “Tutte le donne possono allattare, basta volerlo”.

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    Il punto focale è proprio questo, secondo la mentalità del momento tutte le neo mamme devono voler allattare e se non ci riescono, se il latte non arriva, o ce n’è poco, se hanno i capezzoli introflessi o sanguinanti, la colpa è la loro, sono loro che stanno sbagliando ad attaccare il bimbo al seno, che non insistono abbastanza, che non stimolano correttamente i capezzoli per favorire la montata lattea, sono loro che sbagliano e farsi prendere dallo sconforto finendo per proporre il biberon. Va però ricordato che una donna, nei primi mesi dopo il parto è già abbastanza provata di suo, tra ritmi che si sballano, le perdite del post parto o i punti del cesareo che possono continuare a dare fastidio, il baby blues che bussa alla porta, trovo che aggiungere ulteriori “sensi di colpa” sia semplicemente deleterio e non aiuta a recuperare forse ed energie utili a mantenere saldo il menage familiare.

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    Se l’allattamento funziona bene, il bimbo mangia di gusto, cresce bene e la mamma si sente felice nel poterlo attaccare, allora ben venga, ma nel momento in cui la madre non si sente più in grado di proseguire, deve avere la possibilità di smettere. Non si tratta solo di recarsi in farmacia e comprare una scatola di latte formulato, ma di poterlo fare senza avere i commenti di marito, suocere, puericultrici che vedono la ricorsa all’artificiale come una resa, come se la mamma non pensasse al bene del bambino. Quante volte la frase “Ma lo fai per tuo figlio!” è giunta alle nostre orecchie? Magari da un uomo che non sa cosa voglia dire avere i capezzoli doloranti, le ragadi, la pressione bassa che ti provoca continui giramenti di testa.

    L’allattamento al seno, inevitabilmente ha moltissimi sostenitori: è comodo, pratico, sempre pronto, è adatto ad ogni età perché il nostro corpo modifica il latte a seconda delle necessità alimentari dei nostri piccolini. Un bimbo che succhia al seno viene presentato come più tranquillo, più legato alla mamma, più resistente alle malattie perché trae preziosi anticorpi durante la suzione. Oltre a questo esistono dei benefici per la mamma non trascurabili, come un minor tasso di incidenza dei tumori al seno  in quelle donne che hanno allattato, oppure una più facile ripresa della linea, una copertura contraccettiva discreta nei periodi di allattamento esclusivo. Già per questi motivi, se una madre sta bene, è ovvio che prediliga il seno al biberon, anzi, ci sono madri che si tirano il latte e lo congelano in modo che il proprio bimbo, possa essere nutrito anche quando lei non è presente. I professionisti del settore tendono poi ad enfatizzare il legame affettivo che, secondo loro, va istaurandosi tra madre e bambino proprio durante il momento della pappa, un momento intimo, speciale, unico, così vanno descrivendolo. Ma è proprio così vero?

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    Per alcune donne il momento dell’allattamento diventa il periodo più buio della giornata, vuoi perché il bimbo mangia costantemente, quindi ci si trova con il seno al vento ogni 2 ore, vuoi perché si hanno le ragadi o i capezzoli introflessi e si è costrette ad allattare sempre e solo con i paracapezzoli, vuoi perché il bimbo è molto lento e quindi ciuccia anche per 40 minuti più volte al giorno impedendo di compiere tutte le attività domestiche che ci era preposte, vuoi perchè la mamma non può prendere antibiotici, non può mettersi a dieta, non può uscire di casa senza il pupo a meno che non si sia precedentemente tirata il latte. I motivi possono essere svariati, ma la conclusione è la medesima: stress che va aumentando, non solo si deve badare al piccolo tutto il giorno, non solo non si dorme di notte, ma si deve anche provare dolore mentre questi mangia. Questo senso di frustrazione, che ripercussioni può avere sulla madre e sul bambino?

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    Se è già presente una lieve forma di baby blues, è possibile che un allattamento difficile possa acuirne i sintomi, soprattutto se la madre deve sbrigare da sola faccende domestiche, cura del neonato, piccoli lavoretti, senza poter contare sull’aiuto di un parente o del marito che è fuori per lavoro. La mamma ha bisogno di essere serena, di riposare ed alimentarsi adeguatamente, tutte cose che difficilmente un neonato ti permette di fare. E’ vero, ci sono bimbi buonissimi che già dopo poche settimane regolarizzano i pasti e le poppate notturne, bimbi che stanno calmi nella loro culla, ma se invece il vostro è un piccola Attila che succede?

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    In questi momenti è molto importante la figura del papà, che deve sostenere le scelte della compagna, se quest’ultima inizia a capire che l’allattamento la sta esaurendo, se si rende conto che invece di unirla al suo bimbo la porta a mal sopportare la sua vita da neomamma, è giusto che si passi ad un tipo di alimentazione diversa, o si inizi con qualche aggiunta, così da sollevare almeno per qualche ora la madre del suo impegno, delegando al papà la nutrizione del piccolo, oppure optando per un’alimentazione esclusiva con il latte artificiale. Una mamma per potersi prendere cura del proprio cucciolo in modo completo ha bisogno di sentirsi in forma, ha bisogno di apprezzare ogni attimo che passa con il suo cucciolo, quindi, come qualcuno più saggio di me ha evidenziato “Meglio un biberon offerto con amore da una mamma serena, piuttosto che un seno offerto con rabbia da una madre sull’orlo di una crisi di nervi”.

    Non è il seno in se a creare il legame affettivo tra mamma e bambino, la tetta è solo il mezzo tramite cui il bimbo viene alimentato, ma è il gioco di sguardi, di sorrisini, di parole affettuose e di piccole coccole che la mamma (o il papà) va dispensando mentre il bimbo succhia il latte, tutti gesti che si possono compiere benissimo anche proponendo una boccetta di latte artificiale invece che il seno. Una madre serena rende il bimbo più sereno, questo è il concetto fondamentale che andrebbe mostrato ad ogni partoriente.

    di Chiara Zambelli

    BIBERON SENZA BISFENOLO A






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    Commenti

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    Un po di chiarezza e tante smentite

    Allattare è una norma biologica e non dovrebbe essere una scelta culturale e ribadisco non dovrebbe essere ma purtroppo lo è diventata negli ultimi 50 anni.
    Questa è la naturale conseguenza della mancanza di figure di riferimento familiari, dalla crescente necessità di emulare degli stereotipi preconfezionati e dal pressante condizionamento di una parte della classe medica disinformata e disinformante sull'argomento che anime continua a godere di credibilità.
    Ma allattare rimane comunque e sempre una scelta che ogni donna deve fare in piena libertà e con la consapevolezza che è si un gesto d'amore ma richiede tanto impegno e dedizione. Chi non vuole allattare o più raramente non può (1-2% delle donne) va rispettata poiché l'allattamento è una pratica intima che coinvolge la sfera sessuale e quella emotiva. Chi invece ha avuto o ha difficolta nel farlo deve essere sostenuta se lo vuole perché è il sostegno la vera chiave di volta insieme alla promozione e all'informazione sull'argomento.
    Ma allattare rimane comunque e sempre una scelta che ogni donna deve fare in piena libertà e con la consapevolezza che è si un gesto d'amore ma richiede tanto impegno e dedizione. Chi non vuole allattare o più raramente non può va
    Questo articolo pubblicato dalla sig.ra Chiara Zambelli "esperta di non so cosa" è oltraggioso ed è chiaramemte fuorviante per le future o neo mamme. Cela ovviamente una subdola promozione a qualche casa farmaceutica in cerca di promozione, che l'ha assoldata.
    L'articolo:
    - è confusionario e fuorviante in riferimento per esempio al non poter assumere farmaci, diventare piu cagionevoli di salute, etc);
    - contiene oculatamente i principi fondamentali del oms UNICEF enunciati a casaccio, con la consapevolezza di non poter essere completamente censurata;
    - asserisce opinioni che evidenziano una personale avversione alla pratica e/o una esperienza vissuta aime' fallimentare;
    -definisce indegnamente i bambini con aggettivi spregievoli e solo per questo è meritevole di biasimo (stile Estvill)
    - è pregno di affermazioni soggettive senza alcuna rilevanza scientifica.
    Personalmente credo sia meritevole di tanta pena perché ha messo giù una marea di corbellerie sperando di ricevere il plauso oltre che dai suoi "capi" anche da tutte quelle mamme che hanno vissuto e vivono questa esperienza senza un buon sostegno.
    Perché si sappia chi non vuole allattare davvero non ha bisogno di alcun alibi, la società di oggi ci porta a farlo con grande naturalezza e chi decide questo non è affatto considerata una mamma di serie B ma piuttosto una mamma glamour e pronta a rimettersi min gioco nella società e super moderna (questo è il vero problema :( ). I luoghi comuni accompagnano purtoppo da sempre le gestanti e le puerpere per questo è indispensabile rinforzare le proprie competenze frequentando corsi di accompagnamento alla nascita e gruppi di auto aiuto sull'allattamento e aggiungo tenersi lontane da questi tipi di pubblicazioni.
    Non solo questo articolo è smontabile almeno in 10 punti ma in altrettanti punti è davvero evidente che la sedicente esperta si arrampica sugli specchi per trovare un senso logico a quanto dichiarato sollevando con faciloneria termini tanto delicati e facilmente confondibili, dai meno esperti, come la depressione post partum ed il baby blues.
    Ancora 2 cose... è vero che a volte un biberon salva la relazione mamma -bimbo e che si possono dare attenzioni e scambi di sguardi, e creare un legame profondo anche con una bottiglia ( se per questo anche senza in caso di adozione ) ma queste sono casi singolari la norma biologica è un'altra.
    È improprio chiamarlo "allattamento al seno" come se ci fosse "l'allattamento artificiale" il secondo è definito in letteratura "nutrimento artificiale" poiche di latte nella formula non c'è ne quasi per nulla e che i latti che lei definisce "comunissimi" altro non sono che farmaci da scaffale ed andrebbero presctitti e somministrati con la stessa oculatezza come tali, questa è una delle tante nozioni basilari che purtroppo mancano alla Zambelli

    n° 21
    Francesca ieri

    Rimostranze per disinformazione articolista

    Smentiamo un po' di falsità.
    Il caso in cui non si ha latte è patologico e, dunque, riferito ad una bassissima percentuale di mamme 5%1000 circa) se non erro.
    Non è vero che in allattamento non si possono prendere antibiotici.
    Non è vero che in allattamento non si può stare a dieta.
    Le ragadi tendono a guarire con un corretto attacco al seno.
    La maggior parte dei neonati non sta calma in culla e ciò non fa di loro dei "piccoli attila" (definizione vergognosa).

    Molto si può fare perché le mamme allattino in serenità; la mamma va incoraggiata nelle sue scelte autonome e va informata correttamente al fine di poter allattare al seno.

    Questo articolo è fortemente disinformativo e pieno di una rabbia ingiustificata, riversata contro non si capisce chi.

    Francesca Trisciuoglio

    n° 20
    Vala mercoledì, 14 maggio 2014

    Non siamo mostri!!

    Quando aspettavo il mio piccolino sognavo di allattare esclusivamente al seno. La mia amica che ha partorito un anno prima di me l'ha fatto e allatta ancora il suo bambino che ormai ha compiuto un anno. Io volevo essere come lei. Ma non ce l'ho fatta! Il mio Diego non si è mai attaccato bene, per quanto ci provassi a staccarlo e riattaccarlo per fargli assumere la giusta posizione non ha mai succhiato bene. Lui piangeva perché aveva fame e non riusciva a mangiare bene, io piangevo per il dolore ai capezzoli, la vita era un incubo. Ma tutti mi ripetevano che era normale provare dolore, mia zia addirittura mi ha detto "non fa niente se senti male, devi attaccarlo comunque". Ma per fortuna mio marito era dalla mia parte e mi ha detto che essere mamma doveva essere una gioia, non una tortura e che il latte in polvere non ha mai ucciso nessuno. Io mi sentivo così in colpa nei confronti di mio figlio che faticavo a prendermi cura di lui, pensando di essere del tutto inadeguata. Avevo così male al seno da non riuscire a tenere in braccio mio figlio. Ma il latte artificiale ha migliorato le cose. Ora mi prendo cura di mio figlio con la giusta serenità e lui non piange più dalla fame. Diego è tornato a sorridermi e io mi sento una madre migliore perché lui adesso è felice. Non ci serve il momento della poppata per crearci un legame affettivo, abbiamo il momento del bagnetto, della fiaba prima della nanna, del gioco...a tutte le mamme che allattano vorrei dire, per favore, di non criticare questo articolo. Ci sono fin troppi articoli sui blog, sulle riviste, sui siti internet che parlano di quanto sia speciale l'allattamento al seno, così tanti che le madri che non allattano si sentono dei mostri. Ma noi non siamo mostri e questo articolo serve per "tirare su il morale" a chi non allatta. Quindi, mamme che non allattate, non fatevi condizionare dai pareri degli altri. Che il latte materno sia importante è risaputo, ma anche il latte artificiale va benissimo, l'importante è che sia dato al proprio piccolo con amore e sono certa che quello, di sicuro, non manca mai.

    n° 19
    Mary83 martedì, 13 maggio 2014

    Latte materno tutta la vita!!!!

    In questo articolo addirittura viene fuori che è preferibile il latte artificiale a quello materno..si sta un po' esagerando!
    Quando si ha un figlio è normale che si antepongano le necessità del bambino a quelle della mamma...io ho allattato per due mesi con dolori atroci per via delle ragadi...ma sono andata avanti perché ho visto il benessere della piccola e come cresceva benissimo!
    Si è stato un sacrificio all'inizio ma ne è valsa la pena..prima di tutto vengono i bambini,creature indifese che dipendono del tutto dalla mamma.
    Non c'è niente di meglio del latte materno quindi smettete di passare messaggi fuorvianti!!

    n° 18
    Annalisa Puppulin giovedì, 23 maggio 2013

    mamme, dovete credere in voi!

    Non ho parole per questo articolo e come è stato formulato per esaltare l'allattamento artificiale. Anzi, le ho eccome le parole!!! Come sempre è preferibile scegliere la via più facile per risolvere i problemi, anche nel caso dell'allattamento. Invece di evidenziare il fatto che spesso le neomamme sono lasciate un pò da sole dopo il parto ad affrontare la cura del neonato con tutto quello che comporta e che quindi dovrebbe essere il compagno e tutto l'ambiente circostante a mobilitarsi per rendere più facile la vita della mamma che deve entrare in sintonia con questo nuovo essere vivente, si fa prima a suggerire di passare all'alternativa più comoda, un bel biberon dato da chiunque e non ne parliamo più!! Io penso innanzitutto che una donna che sta per mettere al mondo un bambino ha il dovere di informarsi su quanto è necessario per garantire al nascituro il meglio in assoluto, soprattutto in fatto di nutrizione, prima ancora che nasca, e diciamocelo... le fonti a cui attingere non mancano di certo!! Per non parlare delle consulenti dell'allattamento della Leache League o dell'IBCL alle quali ci si può rivolgere in caso di bisogno. Sono convinta di una cosa, nella maggior parte dei casi alcune donne mollano la tetta o nemmento ci provano (leggi il commento di una donna che è in procinto di partorire ed ha già rinunciato a priori) per una sorta di "ansia da prestazione", sono convinte che non ce la faranno, e torniamo sempre al discorso informazione; è l'ignoranza che porta insicurezza nelle proprie risorse e capacità e la mancanza di sostegno completa l'opera. E poi diciamocelo: c'è anche una larga fetta di mamme "comode", che per il loro figlio sono disposte a spendersi ma solo "fin lì", poi viene la loro vita, la loro libertà, la loro indipendenza etc. etc. e non sono disposte a scendere a compromessi perchè non sopportano la dipendenza del bambino da loro (ne conosco parecchie così). Sarò un pò drastica, ma questo articolo mi ha dato molto molto fastidio perchè affronta un argomento così importante e delicato con una superficialità allucinante!

    n° 17
    Farfaline domenica, 25 agosto 2013

    R: mamme, dovete credere in voi!

    Secondo invece pecca di superficialità chi giudica senza neancge provare ad analizzare nel profondo le scelte di ciascuna madre...

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