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Wonderlife: bambini sì, bambini no: parliamone

I voli no child, i ristoranti che storcono il naso quando una mamma entra con passeggino al seguito: cresce il fronte di no kids, ma quanto c'entrano il buon senso e l'educazione?

Siete su un volo per l’Australia della durata di diciotto ore. Ad un certo punto un bambino inizia a piangere, anzi no: strilla, si dimena, ruggisce, calcia il sedile davanti con i piedi.
Le cose sono due.
O siete le poverette sedute a fianco a lui o – peggio – nel sedile davanti, e tutto quello che desideravate da quel volo era cadere in coma qualche ora per recuperare il fuso. Oppure siete la mamma del bambino. Magari state tentando (inutilmente) di calmarlo o magari no: prima o poi smetterà da solo, i capricci vanno ignorati.

Una situazione tipo per introdurre un argomento recente: la storia che Ryanair vuole istituire voli ‘per soli adulti’ non era un pesce d’Aprile. Bene. Quella sui ‘bambini sì/bambini no’ la trovo sempre una discussione interessante.
Da una parte ci sono le mamme ‘mio figlio sempre e comunque’. Spesso sono donne che non sanno a chi lasciare il bambino ma vogliono giustamente uscire, andare a cena fuori, viaggiare, e comprendo appieno le loro esigenze. Altre volte vedo invece mamme che trascinano il pupo ovunque, anche in luoghi inadatti a lui, per poi vantarsene: “ah, mio figlio a un anno l’ho portato al concerto di Ligabue/ah, mia figlia a quattro mesi è venuta con noi in Perù”. Mi sembra una forma di egoismo ed esibizionismo che, personalmente, fatico a comprendere.

Se hai un duenne con te, perché decidere una destinazione che prevede dieci ore di volo, un ristorante troppo chic, il cinema invece di un gelato fuori e il concerto live che dalle undici in poi è un tripudio di rumore e caos? E’ vero, è carino lì, ancora col pannolino e un po’ sbandato dal sonno che balla divertito, suscitando commenti di apprezzamento in tutti i presenti, ma sei sicura che stai facendo anche il suo bene, e non solo il tuo? E se poi invece inizia a strillare e vuole andare a casa?

Dall’altra parte invece c’è il sacrosanto diritto a non essere ghettizzate perché si ha un figlio. E’ inconcepibile un mondo dove un barboncino vestito è bene accetto sotto al tavolo del ristorante e una carrozzina no.
Mi è capitato: una volta, in un noto ristorantino del centro di Roma – ahimè piuttosto fighetto – mi hanno ‘rimbalzata’ perché la mia carrozzina era troppo ingombrante per essere messa accanto al mio tavolo. Insomma: il ristorante non prevedeva mamme con bambini al seguito. La cosa mi aveva quasi sconvolta.
Oggi, se il volo delle 16 per la mia destinazione è ‘no kids’ io non potrò prenderlo con mia figlia, anche se lei è una bimba tranquilla e sicuramente non farebbe schiamazzi.
Posso dirvi che la cosa mi offende come mamma. Ma posso dirvi anche che, avendo passato 27 anni da childfree, capisco che per un passeggero senza figli possa essere un sollievo.

Nemmeno io – in quanto mamma - sopporto i bambini chiassosi, maleducati, che urlano durante i voli senza soluzione di continuità o corrono tra i tavoli dei ristoranti. Ma al tempo stesso non sopporto le scolaresche in gita che urlano sugli autobus, cantano in aereo e sbattono le porte degli alberghi.
O i manager che, in treno, passano l’intero tragitto a parlare al cellulare a voce altissima senza curarsi di chi hanno attorno.

La soluzione alla pacifica convivenza non solo di ‘bambini e adulti’, ma di tutte le categorie, è dettata semplicemente dal buon senso e dall’educazione.
Se mancano quelle, puoi anche levare tutti i bambini dai luoghi pubblici e relegarli ai ‘posti per famiglie’: troverai qualcuno o qualcos’altro che ti infastidisce.

Voi cosa ne pensate? Ha senso fare regole come quella di Ryanair? E che limiti mettete alla vostra vita con i bambini, li portate davvero ovunque, riuscite a lasciarli ogni tanto e dedicarvi ad attività meno adatte a loro, oppure pur di non stravolgerli avete drasticamente cambiato le vostre abitudini?

1. puntata: Pronti, partenza oddio!

2. puntata: Parole, parole, parole.. le prime!

3. puntata: I posti dove non portare mai un bambino

4. puntata: Cara amica single, ti presento la vita da mamma

5. puntata: Parliamo di papà

6. puntata: Mamme da spiaggia

7. puntata: la festa di compleanno dei nani  

8. puntata: l'inserimento al nido

9. puntata: nonne e dintorni
10. puntata: missione spannolinamento

11. puntata: consigli per gli acquisti formato baby

12. puntata: Vi riposate voi di domenica?

13. Mai più senza doudou

14. Sex and the baby

15. Regali: istruzioni per l'uso
16. Anno nuovo, stessi vecchi propositi

17.puntata: le domande dei bambini
18. puntata: Suggerimenti non richiesti
19.puntata: Dilemmi del carnevale
20.puntata: Vedrai che recupera

banner300x100_aLeggi qui l'intervista a Chiara di 'Ma che davvero?' 
Intervista a Chiara, meglio conosciuta come Wonderland, mamma blogger di "Ma che davvero?", mamma giovane, pungente e cool quanto basta, che ha individuato nell’ironia il modo per raccontare 'quello che le mamme non dicono'. E dopo il successo del blog è uscito il suo primo libro

La recensione su Pianetamamma del libro di Chiara, "Quello che le mamme non dicono"
La recensione un po' strampalata, un po' troppo di parte, un po' emozionata di un libro bellissimo per le mamme. Ma soprattutto per le donne


Il blog di Wondeland: Ma che davvero?


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