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Wonderlife: il ricatto della pipì

Avete già spannolinato i vostri bambini, o siete ancora nella fase training? Io ho concluso la missione con successo (o quasi, aehm) ma ho sottovalutato il risvolto della medaglia della conquista-vasino

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Avete presente quanto impegno ci mettete nell’insegnare al vostro più-o-meno duenne l’importanza di ‘avvertire quando ti scappa’?
Bene. Ora vi svelerò un segreto: quest’informazione potrà essere usata contro di voi.
Ho un’amica che ha due gemelli che all’inizio guardavano il vasino con la stessa simpatia con cui io guarderei un capello nella minestra. Loro odiavano il vasino. E odiavano anche il pannolino: la facevano direttamente per terra per la gioia dei genitori, ormai abituati a planare su laghi apparsi all’improvviso sul parquet.
“Quando ti scappa devi dirmelo!” si raccomandava la mamma.
“Tu dillo e noi troviamo subito un bagno!” rincarava la dose il papà.
A forza di ripeterlo, e ripeterlo, e ripeterlo ancora, i gemelli hanno finalmente interiorizzato il concetto e fatto amicizia col vasino.
O almeno, così sembrava.
Hanno iniziato ad usare la frase ‘mi scappa la pipì’ come diversivo, in situazioni di noia.
Lunghi viaggi in macchina?
“Mamma ci fermiamo?”
“Amore, ma è passata solo mezz’ora!”
“Ma MI SCAPPA LA PIPI’!”
Questo ripetuto ogni mezz’ora. Per gemello. E non nello stesso momento.
“Abbiamo fatto otto soste” mi ha confessato “e la pipì l’hanno fatta una volta.”
Per i gemelli, grande successo del mi scappa nelle situazioni più assurde.
Tipo: in coda al supermercato, con dieci sconosciuti che ti guardano malissimo.
Oppure al matrimonio della cugina, durante il momento dell’offertorio, ad un volume udibile anche dal nonno ultranovantenne sordo.
Durante la scena clou del vostro film preferito.
Morale della favola: gli insegniamo che tutto si può interrompere per un impellente bisogno fisiologico, e loro ci prendono in parola. Peggio: imparano ad usare la pipì come alibi per svicolare dalla noia.

La Polpetta però è diversa. Lei non dice ‘mi scappa la pipì’ quando siamo in macchina, o a una cerimonia, o in un negozio.
Lei è molto più delicata e femminile.
L’ultima volta che l’ho portata con me ad un evento di lavoro dove erano ammessi i piccoli, la scena è stata questa:
“Ciao piccolina, come ti chiami?”
”Devo fare la cacca.”
E i vostri, quali figure di… aehm… vi hanno fatto fare, con questa storia del vasino?


1. puntata: Pronti, partenza oddio!

2. puntata: Parole, parole, parole.. le prime!

3. puntata: I posti dove non portare mai un bambino

4. puntata: Cara amica single, ti presento la vita da mamma

5. puntata: Parliamo di papà

6. puntata: Mamme da spiaggia

7. puntata: la festa di compleanno dei nani 

8. puntata: l'inserimento al nido

9. puntata: nonne e dintorni
10. puntata: missione spannolinamento

11. puntata: consigli per gli acquisti formato baby

12. puntata: Vi riposate voi di domenica?

13. Mai più senza doudou

14. Sex and the baby

 


banner300x100_aLeggi qui l'intervista a Chiara di 'Ma che davvero?' 
Intervista a Chiara, meglio conosciuta come Wonderland, mamma blogger di "Ma che davvero?", mamma giovane, pungente e cool quanto basta, che ha individuato nell’ironia il modo per raccontare 'quello che le mamme non dicono'. E dopo il successo del blog è uscito il suo primo libro

La recensione su Pianetamamma del libro di Chiara, "Quello che le mamme non dicono"
La recensione un po' strampalata, un po' troppo di parte, un po' emozionata di un libro bellissimo per le mamme. Ma soprattutto per le donne


Il blog di Wondeland: Ma che davvero?


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