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Come superare un trauma infantile

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Esistono vari tipi di trauma infantile: il trauma dell'abbandono, quello legato agli abusi sessuali, o l'angoscia perenne di essere i primi a scuola. La pedagogista ci parla delle conseguenze e di come superare un trauma

Trauma infantile

E’ di questi giorni la notizia che il prossimo 21 settembre uscirà nelle sale cinematografiche italiane il secondo capitolo del pagliaccio “It”, uno dei film, a mio avviso, più inquietanti di sempre. Leggendo sui vari social, la frase che mi ha particolarmente colpito è stata la seguente: “ritorna il trauma infantile”! Non essendo per niente un film adatto ai più piccoli, ha comunque generato in coloro che lo hanno visto forti sentimenti di angoscia e paura. Qualcuno aveva timore di restare solo in casa e qualcun altro appena in tv mostravano un simpatico pagliaccio (anche Krusty il clown della serie animata I Simpson) giravano canale.

Insomma questo film ha lasciato un forte segno in alcuni di noi tanto da poter parlare con una certa sicurezza di trauma! Già ma cos’ è un trauma e come nasce? Partiamo ovviamente dal suo significato. L’ etimologia della parola ci riporta al verbo greco τραῦμα, ovvero “lesionare”, “danneggiare”, “rovinare” ed equivale ad uno colpo così violento da lasciare segni indelebili sull’ individuo che lo accompagneranno per tutta la vita compromettendo appieno il suo modo di reagire agli eventi e a relazionarsi con gli altri. Esistono vari tipi di trauma infantile. Analizziamoli brevemente.

Trauma dell’abbandono e del distacco

E’ in assoluto il primo evento doloroso per un bambino. Si manifesta già al momento del parto. Il neonato smette, infatti, di essere un tutt’ uno con la madre e l’impatto con la vita esterna è così forte da provocare una reazione violenta manifestata con il pianto, per poi calmarsi all’ istante non appena il piccolo riceve il contatto con il corpo materno e trovare su di esso conforto e riposo. I primi mesi di vita sono fondamentali per instaurare un rapporto sereno con il mondo. Compito dei genitori, ma soprattutto della madre poiché è per mezzo di lei che si nutre e apre alla vita, è quello di abituare il piccolo a vivere serenamente con gli altri e non creare stati di ansia e agitazione nel momento del distacco.

Intorno all’ ottavo mese il bambino inizia a riconoscere e a distinguere sempre di più i visi altrui e se non si è creato quello che Bowlby, psicologo e psicanalista britannico, chiama legame di “attaccamento sicuro”, l’assenza della figura di riferimento può suscitare una sorta di trauma, appunto, nel bambino perché teme che la madre, o chi si prende cura di lui, non ritorni. Il suo pianto in questo periodo dello sviluppo non deve essere assolutamente sottovalutato o considerato un capriccio, ma per una corretta crescita emotiva è fondamentale prestare attenzione e tener conto di quanto una semplice situazione di routine in realtà possa creare un forte turbamento nei bambini.

L’ abbandono, ovviamente, non riguarda solo i neonati, ma è ben presente anche in quei soggetti che hanno vissuto l’esperienza dell’adozione i quali hanno alle spalle eventi di attaccamenti insicuri o di abbandono e fanno fatica ad aprirsi alla nuova famiglia. Le difficoltà però vengono vissute anche dai genitori adottivi che in punta di piedi provano ad entrare nella vita di colui o colei che già considerano un figlio o una figlia. L’ isolamento e la chiusura iniziali sono le prime strategie che vengono messe in atto da questi bambini per lo più spaventati dalla nuova condizione. La loro grande paura infatti è quella di subire nuovamente un altro abbandono così da generare problemi legati all’ ansia e all’ insicurezza.

Traumi infantili rimossi

A volte ci capita di essere tormentati da un pensiero o da un ricordo da non farci dormire la notte anche se poi non viene associato ad un episodio reale. A farci “perdere il sonno”, però, non è l’episodio in sé, ma tutte le sensazioni ed emozioni che hanno suscitato in noi e che abbiamo vissuto in quel momento. Un adulto che è stato nell’ infanzia traumatizzato mette in atto degli stati d’ animo che possono essere di agitazione, di paura o di panico così forti che in realtà non ha provato veramente durante quel momento. Questo perché il ricordo non può mai essere lucido e reale così come quando abbiamo vissuto una determinata situazione, soprattutto a distanza di anni. Molto spesso siamo convinti di poter sostenere di ricordare benissimo eventi della nostra infanzia e non ricordare cosa si è fatto il giorno prima. Non è esattamente così perché la nostra mente immagazzina tanti episodi che le rievocazioni possono essere trasformate o assemblate in un unico ricordo.

Trauma infantile legato agli abusi sessuali

Parlare di questo tipo di trauma dovuto ad una violenza sessuale non è semplice. Non lo è perché la mente umana rifiuta che si possa commettere qualcosa di così tragico e sconvolgente, eppure purtroppo violenze fisiche nei confronti di minori sono all’ordine del giorno. Spesso il “troppo amore” viene scambiato per qualcosa che va oltre il vero bene che si può volere ad un figlio, ad un nipote o al figlio dei vicini di casa. Diventa un “amore” patologico, un’attrazione malata. Chi commette tali atrocità è sicuramente un soggetto instabile mentalmente, ma in questa sede è sui bambini, vittime dell’orco cattivo, che vogliamo concentrarci.

Chi subisce questo tipo di violenza vive in uno stato di malessere continuo, di tensione e di vergogna. Si allontana se viene sfiorato anche da una figura amica perché ha paura che possa succedere di nuovo. Frequenti sono, inoltre, i problemi legati al sonno come l’insonnia, ovvero restare svegli per paura che stia arrivando qualcuno a fare del male oppure avere continui incubi. A volte questi soggetti provano vendetta nei confronti del pedofilo, “mi faccio del male così mi vede brutto/a e mi lascia in pace” oppure scaricano la rabbia su loro stessi perché non sono in grado di reagire fisicamente all’ aggressore.

Questo articolo verrà letto da adulti ed è a voi che mi rivolgo. Non bisogna mai sottovalutare segnali di questo tipo. Spesso con i figli si ha paura di parlare di sessualità, ancora oggi è considerato un tabù per molte famiglie. La scuola non sempre ne parla in maniera esaustiva, per questo, è dovere dei genitori farsi carico di ogni aspetto che riguardi l’educazione dei figli. L’ orco così come la strega purtroppo non sempre appartengono solo alle fiabe. Cogliere i campanelli d’ allarme che si cerca di inviare attraverso il disegno, il gioco o un improvviso cambiamento nei confronti di una determinata figura sono fondamentali per intervenire il prima possibile ed evitare così problemi futuri nella sfera affettiva, ma anche sociale e lavorativa.

L’ansia nei bambini: un richiamo da non sottovalutare

Trauma dell’educazione

Un altro tipo di trauma che andremo ad analizzare è quello dell’educazione. Diversi bambini vivono con l’angoscia perenne di essere sempre i primi a scuola o negli sport. Sono richieste eccessive che creano nel soggetto disagi legati all’ ansia, al non essere all’altezza, al non sentirsi accettato in famiglia. Alcuni genitori pretendono il massimo dai figli così come alcuni insegnanti umiliano quegli studenti che non apprendono come loro vorrebbero e non perdono tempo ad insultarli davanti i compagni.

Ciò porta l’individuo ad avere una scarsa autostima in se stesso o peggio, ancora, ad essere deriso e preso in giro dai coetanei dando inizio al triste e sempre più diffuso fenomeno del bullismo.

Conseguenze dei traumi negli adulti

Questi ed altre esperienze negative che possono sfociare in traumi hanno una ripercussione durissima nella vita adulta dei soggetti. Chi nell’ infanzia ha subito un abbandono ha paura di aprirsi all’ altro, di vivere serenamente una relazione di coppia perché c’ è la convinzione di poter essere abbandonati una seconda volta. Alcune persone invece mettono in atto una serie di strategie per tenere a sé la persona amata e lo fanno attraverso minacce o atti di violenza fisica e/o psicologica. Chi, invece, da piccolo ha subito una violenza sessuale da adulto non sarà in grado o farà molta fatica a vivere l’intimità con il compagno o la compagna.

Come superare un trauma

Come si può allora superare un trauma? I consigli che mi sento di dare sono pochi ma, spero, efficaci per qualcuno che stia vivendo queste spiacevoli situazioni.

  1. La prima cosa da fare è rendersi conto che qualcosa non va. La consapevolezza è, infatti, il primo passo da compiere. 
  2. Chiedere aiuto. Parlare con qualcuno di fiducia senza aver paura di essere giudicati è importante. Tenere tutto dentro è come vivere in una gabbia che non lascia via d’ uscita.
  3. Rivolgersi ad uno specialista. Farsi aiutare da un professionista, dal pedagogista clinico allo psicologo, dallo psicoterapeuta al medico di famiglia. È importante parlare con qualcuno per non dover affrontare da soli ciò che viene visto come una montagna difficile da scalare.
  4. "Il trauma è personale. Anche se viene negato, esso non scompare. Quando è ignorato o negato, le grida silenziose continuano interiormente e vengono sentite solo da chi ne è prigioniero. Quando qualcuno entra in quel dolore e sente le urla, la guarigione può iniziare.” (Danielle Bernock).
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