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Ti racconto una fiaba: Capitan Cuor di Ferro e l'albero degli zuccherini

Anche questa settimana Pianetamamma e "Ti racconto una fiaba" vi propongono una nuova favola. Tra quelle delle utenti è stata scelta "Capitan Cuor di Ferro e l'albero degli zuccherini" di Cristina Grassi

Ti racconto una fiaba e Pianeta Mamma continuano la collaborazione per dare visibilità ai racconti scritti dalle utenti di questo bellissimo sito dedicato al magico mondo delle favole. La fiaba scelta di questa settimana dalla Redazione di Ti Racconto una fiaba è "Capitan Cuor di Ferro e l'albero degli zuccherini" di Cristina Grassi.



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Il mare era calmo, il vento lieve, i marinai sonnecchiavano tranquilli sotto coperta, sul vascello ‘True Life’, quando un pauroso ululato destò prima il Capitano e poi la ciurma.

Un ululato in mare aperto?

Sì era Wolf il lupo che seguiva passo passo il comandante della nave ormai troppo vecchio per governare un intero equipaggio, ma ancora forte, sprezzante del pericolo, guardingo e terribilmente superbo, nessuno poteva contraddirlo mai.

«Wolf - intervenne Capitan Cuor di Ferro - che hai, non vedo nulla all’orizzonte?» e così dicendo se ne andò. Il lupo conosceva bene il capitano ed era ormai avvezzo alle sue sfuriate così quatto, quatto si rimise al suo posto, sonnecchiando vicino al padrone. Pochi minuti, ed ecco un galeone avvicinarsi minaccioso: sull’albero maestro sventolava una bandiera con un inquietante teschio, a guardia della nave un gigantesco gabbiano a segnarne il passo nelle limpide acque e al timone un giovane pirata di origini asiatiche, Sakura.

«Sacripante - esordì il Capitano - quell’ululato doveva destare la mia attenzione, i miei occhi hanno perso diotrie troppo spesso bagnati dalle salate acque di mari ed oceani, quando si dice lupo di mare. Bravo Wolf hai fiutato l’assalto piratesco del mio più temuto nemico Sakura il ‘Filosofo dei 7 mari’». Ma cosa cercavano su quella nave i nostri pirati orientali?



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Little Mozzo era da parecchi anni addetto alla cura e alla sicurezza dell’albero degli zuccherini, un magico bonsai dai frutti dolcissimi che consentiva a chiunque lo possedeva di individuare le aree nelle quali l’uomo avrebbe potuto danneggiare la natura. «Capitano - disse Little Mozzo - metterò a repentaglio la mia vita pur di salvare il nostro preziosissimo alberello, ho già individuato un nascondiglio segreto dove nessuno potrà mai scovarlo». Il giovane sapeva che se avesse fallito la sua missione milioni di persone avrebbero sofferto vedendo le acque dei loro mari torbide, le spiagge abbandonate alla desolazione dei rifiuti, pesci e uccelli privi di forze per fronteggiare le maree inquinate dal nero inchiostro di mostruose seppie giganti. Ombre scure, erano queste, che affiancavano la nave di Sakura pronte ad un cenno del gabbiano Grasz ad accerchiare il nemico in scia al galeone.



Le due navi si avvicinavano, muovendosi leggere, a filo d’acqua, quasi danzando dirette da quel severissimo ed esigente maestro che è il mare; si sfiorano, quasi si toccano, i due Capitani si lanciano un gelido sguardo di sfida poi nulla, l’uno procede nella direzione opposta all’altro, il vento tra le vele ed il rollio del mare. «Non è un incontro casuale - stride Capitan Cuor di Ferro - questa strana manovra di Sakura mi rende ancor più diffidente, devo comprenderne le intenzioni. Anni fa lessi un libro ‘Vita di mare’ scritto da una mia vecchia conoscenza, il burbero poeta, Capitano Greenwich, nel quale si raccontava la lotta estenuante intercorsa tra due ‘lupi di mare’ come noi, la dura vita dell’equipaggio e le lunghe stagioni che trascorrono lente e silenziose durante le navigazioni per oceani, una vera lezione di vita. Le mosse di Sakura non mi piacciono affatto, ho sempre diffidato delle persone astute come lui, questa sera monterete la guardia, un assalto del nemico è scontato».




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Il Capitano scende sottocoperta, seguito dal fedele Wolf e dopo aver trangugiato un buon bicchiere di rum siede vicino al fuoco; sono entrambe preoccupati, la sinistra aria del galeone orientale li aveva resi irrequieti a tal punto da non riuscire a pensare con serenità. Era ormai scesa la notte e sullo specchio d’acqua marino, sempre stranamente tranquillo a guisa di un’area lacustre, riluceva da un minuscolo ovale di vetro la vivida luce dell’albero degli zuccherini, vegliato dal vigile Little Mozzo. «Potete stare tranquilli - annuncia Little Mozzo al Capitano - nessuno potrà assaltare il nostro vascello ho messo in guardia i marinai. Quando saremo sicuri delle intenzioni di Sakura verso l’albero degli zuccherini io stesso provvederò a riporlo nel doppio fondo ricavato dalla stiva dove suole riposare Wolf».

Albeggia appena ed in mare aperto l’arrivo del nuovo giorno è salutato dal sorgere dell’aurea sfera solare poiché la vita degli esseri marini non conosce riposo notturno, in acqua si esige solo un rallentare del moto, mai la sosta degli uomini di terra e questo vale anche per chi ne solca le acque, furiose nelle tempeste e madide di candore nella calma.
Una nave è solo un vago spaccato di vita terrena qui il tempo scorre diversamente, le voci dell’aria fanno udire storie liete o tristi che giungono all’orecchio dell’uditore come un eco, gli occhi si riempiono di vaste, infinite visioni ma l’animo no, se perfido e infingardo si mantiene tale e così è per Sakura.





«Ai posti di comando - ordina Sakura ai marinai - dobbiamo assolutamente entrare in possesso del magico albero degli zuccherini sono sicuro sia nelle loro mani, ho studiato a fondo ed il piano che ho architettato deve per forza andare a buon fine, altrimenti saremo perduti per sempre. Quella testuggine d’acqua dolce del Capitan Cuor di Ferro, non ne fa buon uso, io devo essere l’unico padrone, con l’alberello in mio potere potrò danneggiare a mio piacimento l’odiosa Madre Natura, almeno in ambito marino». Dopo una notte di viaggio il galeone giunge in porto, l’ancora cala nella secca dell’isola del Tradimento, un nome di cattivo auspicio. Stanchi e affamati i marinai fanno tappa alla ‘Locanda dei Pirati’ dove attendono il nemico, bevendo e mangiando i rinomati manicaretti dell’oste Marino. «Avventori - esordisce l’oste - avete un conto aperto ancora in sospeso credo sia tempo di saldarlo, non voglio che un branco di creditori venga ad ormeggiarsi nella mia locanda, o pagate o filate». Sakura, stizzito reagisce violentemente, si alza dal posto a sedere e afferra per un braccio Marino, il quale ribatte: «Lasciatemi subito o vi butto a mare, non ho paura di voi e i vostri modi irruenti non serviranno a farmi tacere, chiaro!».




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L’astuto Sakura prontamente risponde: «Non era mia intenzione discutere con te, volevo parlarti in disparte, lontano da questa marinaresca confusione per proporti un affare. Ti pagherò sonanti ghinee se servirai all’equipaggio di Capitan Cuor di Ferro rum della Giamaica, il migliore che tu abbia in cantina, edulcorato con poche gocce di liquido che sta in questa piccola ampolla. Il debito sarà saldato e tu avrai in me un riconoscente amico». «E che sarà di loro - domanda l’oste - morranno?». «Oh molla adesso - sibila Sakura - smettila, boia d’un mondo, ti sembro tipo da simili manigolde azioni? Dormiranno solamente un po’ più a lungo e più profondamente; non devi sapere altro, accetta o farò da solo». Marino in verità non distingue una lancia da un brigantino, è un navigato cuoco, non è uomo di mare ma è un uomo di cuore ed a queste vigliaccherie risponde con la sottile diplomazia della difesa, asseconda Sakura per salvaguardare i marinai del ‘True Life’. Sakura, certo d’aver trovato in lui un alleato, vilmente comprato dal denaro, si prepara a salire sul vascello, quando tutti gli uomini del Capitano giaceranno storditi dal sonnifero e, senza fatica, farà suo l’albero degli zuccherini.

«Un piano senza ostacoli, dunque - riferisce l’asiatico navigatore al gabbiano Grasz - ed ora va e con le tue volatili acrobazie, plana a fior d’acqua, confonditi tra la schiuma delle onde e dimmi dov’è ora il vascello». In realtà il ‘Filosofo dei 7 mari’ è un uomo che affoga e si aggrappa ad una lama di rasoio, deve rischiare e lo sa. L’ombra sinistra di un gigantesco gabbiano si allunga sul ponte coperto e sembra per un attimo oscurare la luce del sole, al suo grido risponde l’ululato di Wolf, quasi i due animali si parlassero in quel misterioso linguaggio sconosciuto all’uomo che li rende complici, a volte fautori delle scelte dei loro padroni. «Avanti tutta - Capitan Cuor di Ferro al timone della sua nave dà ordini ai marinai - stiamo arrivando in porto e quando saremo lì potremo finalmente rifocillarci alla vecchia ‘Locanda dei Pirati’. Mi raccomando Wolf tu resterai a bordo e da qui veglierai come solo tu sai fare il nostro piccolo ma prezioso tesoro, affido alla tua cura la mitica pianta degli zuccherini, se dovesse sopraggiungere il nemico ulula più forte che puoi e il tuo Capitano arriverà da te, fedele amico».

  

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Nel frattempo Grasz torna dal suo volo ricognitivo ed avvisa Sakura dell’imminente sbarco del Capitano e la ciurma di manigoldi si prepara ad accoglierli. Tutto è pronto in Locanda, Sakura e l’oste sono di vedetta come due gabbieri di poppa e di bompresso: «Eccoli - dice Marino - possiamo cominciare a servire il nostro Capitano con dell’ottimo rum, dopo un lungo viaggio in mare avete bisogno di riprendervi, vi aiuterò io, restate qui e tra qualche minuto avrete la miglior bottiglia giamaicana mai bevuta». Il meschino era riuscito facilmente ad avere la meglio sull’arguto Capitano che tuttavia aveva sentito subito un certo puzzo di menzogna, inconfondibile acre odore, si diffonde come in coperta quando i marinai per mettere in sicurezza il carico dalle tempeste lo legano saldamente e bruciano poi il capo della scocca per impedire che il serrato nodo si sciolga. L’incontro tra il Capitano e Sakura si risolve in un freddo cenno di saluto e un’occhiata di sfida, nessuna parola intercorre tra i due, un silenzio, il loro, che ha punte aguzze e trapassa l’animo di entrambe.

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