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Un viaggio nello sviluppo del linguaggio: tra falsi miti, tappe principali e difficoltà

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La logopedista, la Dott.ssa Amalia Ascione, ci accompagna in un viaggio, alla scoperta delle diverse tappe di sviluppo del linguaggio in un bambino

Fasi dello sviluppo del linguaggio di un bambino

La logopedista, la Dott.ssa Amalia Ascione ci accompagna in un viaggio, alla scoperta di come si sviluppa il linguaggio nel bambino, tra falsi miti, tappe principali e difficoltà.

Perché parlarne?

Perché come le altre abilità (imparare a camminare, a mangiare, ecc.), anche lo sviluppo del linguaggio segue delle tappe ben precise, che è bene conoscere. Ma allora non è vero che ogni bambino ha i suoi tempi? Sì, infatti queste tappe tengono già conto della variabilità specifica di ogni bimbo. In questo senso non vogliono essere un “aut aut”, ma un valido aiuto per rendersi conto se qualcosa non va proprio come dovrebbe.

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Quindi in caso di problemi in questo sviluppo, di che tipo di difficoltà si parla?

Siamo nel campo dei “Disturbi Specifici del Linguaggio” e la loro incidenza è del 3% circa, con valori più alti in età prescolare, che si riducono con l’ingresso a scuola. Già dal nome si può intuire come questi non riguardano altre aree (cognitive, comportamentali, sensoriali, relazionali, ecc.), ma soltanto quella relativa alla parola. Né tantomeno centra la pigrizia del bambino o la qualità del contesto familiare. Si manifestano in molteplici sfumature, dal ritardo nel dire le prime parole, alla pronuncia sbagliata di alcuni suoni, ad una produzione del tutto incomprensibile, ad un’errata posizione delle varie parole nelle frasi, fino ad arrivare ad una difficoltà di comprensione del linguaggio. Tra tutte, quest’ultima è la condizione più delicata, da tenere sicuramente sotto controllo.

La linea del tempo del linguaggio da 0 a 12 mesi

Le tappe di sviluppo del linguaggio

  • 1 – 4 mesi:

il bambino reagisce ai suoni, ai rumori e alle voci (soprattutto a quelle di mamma e papà) che lo circondano, distinguendoli sempre più tra loro e andandone a ricercare la fonte con lo sguardo; guarda chi ha davanti ed è molto attratto dai volti delle persone; piange e sorride; compaiono i primi versetti, o “vocalizzi”;

  • 6-9 mesi:

inizia la “lallazione”, cioè la fase di sperimentazione attiva della propria voce, fatta di sillabe ripetute (ma-ma-ma, ta-ta-ta, la-la-la..). Si tratta di un’abilità molto importante per lo sviluppo successivo, tant’è che noi logopedisti chiediamo spesso notizie al riguardo ai genitori che si rivolgono a noi per problemi di linguaggio.

  • 9-12 mesi:

inizia a comprendere ciò che ascolta, prima in maniera grossolana e aiutato dal contesto, poi sempre più in maniera specifica; la lallazione si fa più complessa e variata (e anche questo è importante); usa i gesti per accompagnare queste produzioni primitive e comunicare bisogni e interessi, soprattutto attraverso il dito indice sempre puntato verso gli oggetti del desiderio!

  • 12-20 mesi:

aumentano i gesti, diventano più elaborati e compaiono le prime parole, che nell’arco di tutto questo tempo aumentano; cresce anche la capacità di capire ciò che dice l’adulto.

  • 20-24 mesi:

anche questo è uno step molto importante, perché in questo periodo si verifica l’esplosione del vocabolario”, ovvero una crescita esponenziale del numero di parole che produce (più di 100 parole), tanto che i genitori spesso ne rimangono sbalorditi, perché alcune nemmeno le hanno mai dette! A questo si associa la comparsa della “combinatoria”, cioè due parole abbinate (es. “mamma pappa”).

  • 24-30 mesi:

Se non ora, quando? Via con le frasi! Prima soggetto e verbo, poi pian piano anche il resto. E’ anche la fase degli “infiniti perché”.

  • 30-36 mesi:

il più è fatto, non rimane che perfezionare un po’ il tutto: frasi via via più complete, la maggior parte dei suoni è acquisita e sempre meglio articolata, il numero di parole conosciute è molto alto (fino alle 500). Si può tranquillamente dire che a 3 anni e mezzo – 4 il linguaggio dovrebbe essere ben strutturato in ogni aspetto sopra descritto, con un lessico sostanzioso, una buona capacità di articolazione dei suoni e una frase ben formulata ed espansa.

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