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Il senso di giusto e ingiusto nei bambini e come ristabilire l'equilibrio

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Quando si sviluppa il senso di giusto e ingiusto nei bambini? La pedagogista ci spiega come vengono percepite le ingiustizie dai più piccoli e ci dice come ristabilire l'equilibrio

Senso di giusto e ingiusto nei bambini

Il senso di giustizia e ingiustizia nelle bambine e nei bambini inizia a svilupparsi nel momento in cui cominciano a confrontarsi con le regole. Finché sono molto piccoli, prima dell'ingresso a scuola, tutte le regole che vengono loro proposte sono esclusivamente fatte di cause-effetti personali: “non ti sporgere altrimenti cadi” e chi si prende cura dei piccoli veglia affinché la regola sia rispettata.

Nel momento in cui le bambine e i bambini entrano nel contesto scolastico, dal nido in poi, si trovano a doversi confrontare con delle regole diverse da quelle che avevano a casa in cui entra in gioco anche il rispetto degli altri. Ma anche nel rapporto con fratelli e sorelle si manifestano le stesse dinamiche.

Come i bambini sviluppano il senso del giusto e dell'ingiusto

Già lo psicologo Piaget aveva cominciato degli studi riguardo al senso di giusto e ingiusto nelle bambine e nei bambini evidenziando come essi percepiscano le ingiustizie in maniera diversa a seconda dell'età, dello sviluppo cognitivo e della moralità.

Le prime ingiustizie ad essere avvertite sono quelle che i bambini ritengono di aver subito a proprio discapito e in favore di altri: ad esempio un rimprovero rivolto a loro per un qualsiasi gesto ma non agli altri per il medesimo gesto. Capita spesso che vengano a chiedere aiuto alla mamma o alla maestra:”Però Marco mi ha dato un calcio” aspettandosi che Marco abbia una punizione per aver commesso un gesto che la regola dice che non si fa: “Picchiare”. Di fronte alle richieste di giustizia come questa spesso genitori e insegnanti, valutato che il bambino sta bene e non si è fatto male, scelgono di non punire Marco e di limitarsi a dire “non farlo più, chiedi scusa, fate pace”. Per noi adulti la gravità della conseguenza del gesto è motivo di punizione più o meno severa, per i bambini invece non è così. La regola è non picchiare: se tu mi picchi infrangi la regola e devi essere punito a prescindere dal fatto che io mi sia fatto male oppure no. Quindi il comportamento corretto di fronte a questo tipo di azioni è chiedere a Marco di scusarsi e ricordargli che la regola è “non picchiare”.

Nello stesso modo se qualcuno viene elogiato e premiato per un gesto o una azione, le bambine e i bambini si aspetteranno di avere lo stesso elogio/premio e vivranno come un'ingiustizia il fatto di non averlo avuto. Anche in questo caso il comportamento corretto è quello di essere sempre coerenti nei loro confronti dimostrando, per primi, con l'esempio, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. A mano a mano che crescono le bambine e i bambini non si relazionano più con gli adulti in maniera di premio-punizione ma interiorizzano determinati comportamenti e sistemi di regole imparando a farli propri e a gestirli in maniera autonoma senza più aspettarsi nulla in cambio.

L’assimilazione è il processo mediante il quale le nuove esperienze e le nuove informazioni vengono assorbite e poi elaborate in modo da adattarsi alle strutture già esistenti. L’accomodamento è il processo fondamentale che comporta la modificazione delle idee o delle strategie, a seguito delle nuove esperienze. Il bambino mentre si adatta al mondo, costruisce i propri schemi mentali, rendendoli sempre più complessi. A quel punto, già a partire dalla scuola primaria, bambine e bambini vivono le ingiustizie soprattutto in maniera di “trattamento” degli altri e disparità: ed è qui che bisogna intervenire con maggiore cautela cercando sempre di spiegare e parlare delle motivazioni che portano a tutte le scelte.

Il modo migliore per ristabilire l'equilibrio tra giustizia e ingiustizia è avere un dialogo costante con i propri figli cercando di dare loro gli strumenti per comprendere, di volta in volta, per quale motivo si sentano “vittime” di un ingiustizia e valutare insieme cosa fare. Spesso vedo genitori che si sostituiscono ai figli in questo delicato processo andando a risolvere loro stessi eventuali conflitti con insegnanti e, addirittura, con i genitori dei compagni. In questo modo la famiglia trasmette un messaggio errato e pericoloso: noi siamo la giustizia penalizzando i figli che penseranno di vivere in un mondo con regole sbagliate che non vanno rispettate e aspettandosi di trovare solo a casa la comprensione ai propri problemi con grande perdita di autonomia e autostima.

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