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Se le prime parole si fanno aspettare

Non è ancora molto diffusa la cultura della comunicazione preverbale e molti genitori iniziano ad interrogarsi sulle capacità comunicative dei figli solo intorno al primo anno di età, quando ci si aspettano le prime parole

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di Jessica Cancila

Nei primi mesi di vita, i genitori sono di solito attenti a molti segnali fisici della propria bambina o del proprio bambino: cresce bene? Riesce a stare seduto/a? Comincia a fare i primi passi? Invece, non è ancora molto diffusa la cultura della comunicazione preverbale e molti genitori iniziano ad interrogarsi sulle capacità comunicative dei figli solo intorno al primo anno di età, quando ci si aspettano le prime parole (LEGGI)


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Un numero crescente di studi, al contrario, ha messo in evidenza come l'apprendimento della comunicazione e delle lingue inizi molto molto prima, addirittura nel pancione. I bambini, secondo studi recenti, riconoscono alcune parole del lessico familaire già a 6 mesi. La comunicazione ha importanti ripercussioni sullo sviluppo, linguistico e non solo, dei bambini: la dimostrazione viene ad esempio da ricerche recenti sul massaggio neonatale, importante esperienza di comunicazione non verbale, oppure dallo studio dello sviluppo linguistico dei gemelli, i quali sono a rischio di un ritardo, dovuto, in molti casi, al minor tempo che i genitori possono dedicare alla relazione adulto-bambino.

La soglia dei 12 mesi resta comunque fondamentale perchè è a quest'età che, mediamente, i bambini iniziano a dire le prime parole. Non è sempre facile riconoscere le prime parole , perchè a volte la loro articolazione non è perfetta o perchè interpretiamo le sillabe (ad es.: ba-ba-ba) della fase nota come lallazione come parole vere e proprie. Non tutti i bambini raggiungono le stesse fasi alla stessa età ed è noto che ci sono molte differenze individuali nello sviluppo linguistico: è stato dimostrato che i bimbi variano tra loro rispetto a quando mostrano i primi segni di comprensione e a quando iniziano a produrre le prime parole. Per tutti, invece, la comprensione precede la produzione. Di solito, inoltre, il miglioramento di un’abilità corrisponde a quello dell’altra, anche se, per alcuni bambini, la produzione più essere di molto posticipata rispetto ad una buona comprensione.


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Valutare in dettaglio le cause di questa variabilità è molto complesso, ma un ruolo importante viene attributo agli stimoli ambientali e, in particolare, alle fonti di apprendimento linguistico cui sono esposti i bambini. Uno studio recente ha valutato che soltanto il 15% del linguaggio a cui sono esposti i bambini è diretto a loro e che, per il resto, si tratta di linguaggio tra adulti (più del 50%) o rivolto ad altri fratelli (30%). Tutti questi stimoli contribuiscono all'apprendimento del linguaggio e, se le prime parole tardano ad arrivare, un ruolo determinante potrebbe averlo l'ambiente comunicativo in cui il bambino o la bambina vive. La presenza di altri fratelli o di molti impegni lavorativi e familiari possono distogliere l'attenzione dalla comunicazione con il piccolo (LEGGI). In questi casi, una maggiore dedizione a parlare e leggere con lui o con lei, potrebbero ontribuire a risolvere  questa difficoltà.



Ma quando si può parlare di un ritardo nello sviluppo del linguaggio e quando questo aspetto può essere il segnale di un qualche altro tipo di disturbo? Alcuni bambini producono le prime parole riconoscibili intorno ai 10 mesi, mentre altri non prima dei 16/18 mesi: dopo quest'età, si parla di parlatori tardivi . E' stato valutato che circa 1/5 dei bambini iniza a parlare dopo i 18 mesi, ma che l'80% di questi recupera con il tempo  questa ritardo senza manifestare ulteriori difficoltà.  


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Una tendenza presente nella ricerca più recente è quella di individuare strumenti diagnostici sempre più precoci. Riconoscere i bambini con difficoltà e le cause specifiche permette di intervenire in modo tempestivo e mirato. Un intervento logopedico tempestivo può contribure al recupero totale oppure, nel caso venga individuata una causa specifica del ritardo, a sviluppare al meglio il potenziale linguistico e comunicativo di ciascuno.

Uno di questi test precoci può essere sottoposto ai genitori di bambini di un anno e ha dimostrato un'elevata affidabilità per la diagnosi precoce dell'autismo e di una serie di disturbi correlati  Un altro test, progettato per i genitori di bambini tra i 18 e i 35 mesi, è in grado di individuare fattori di rischio per eventuali difficoltà nello sviluppo del linguaggio, attestando la presenza di un ritardo rispetto alla norma. Come abbiamo detto, solo una percentuale molto bassa di bambini che presentano un ritardo nel parlare ha problematiche di altro tipo, ma per ognuno di questi casi la valutazione specialistica può dare un contributo importante.

Le ricerche recenti richiamano l'attenzione dei genitori sull'importanza alla comunicazione e della lettura con i bambini, fin dalla nascita, e li invitano a non sottovalutare eventuali segnali di difficoltà. Oggi, infatti, gli strumenti a disposizione degli specialisti permettono una valutazione, e quindi un intervento, sempre più precoci e, per questo, sempre più efficaci per l'ottimizzazione del potenziale individuale.