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Quante responsabilità dare ai bambini? I consigli della psicologa

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Quante responsabilità dare ai bambini? La psicologa ci spiega come evitare che i bambini siano troppo responsabilizzati e come lasciar loro la libertà di godersi la propria infanzia

Quante responsabilità dare ai bambini?

Ci si domanda talvolta come comportarsi nei confronti dei propri figli quando si devono prendere decisioni che li riguardano: scegliere, spesso, diventa un problema e a volte si lascia proprio a loro tale incombenza! Ma ciò li rende più autonomi? La responsabilità è attribuire a ciascuno il suo, saper riconoscere i propri limiti e colpe, i propri e gli altrui meriti. Ogni personalità si delinea attraverso il riconoscimento della propria responsabilità.

È quindi importante nella crescita rispondere ai bisogni emotivi ed affettivi dei figli e fare in modo che possano acquisire pian piano una sicurezza interiore per poter distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, prima attraverso gli adulti e poi da soli. È così che i bambini crescono sani e capaci di differenziarsi, distaccandosi lentamente dalle figure genitoriali e divenendo più autonomi e indipendenti. Ma se ci si sostituisce nelle valutazioni o si interviene troppo spesso per aiutarli e difenderli o, al contrario, se si lascia a loro la ‘responsabilità’ di una scelta, allora il percorso di crescita diventa più problematico.

Come educare i bambini all’autonomia | Consigli per i genitori

Devono o no andare a dormire? Possono andare a scuola ? È giusto che stiano tanto tempo con la nonna? Vogliono stare con papà o mamma? I bambini non solo a volte non sono in grado di decidere autonomamente, ma è anche opportuno che i genitori prendano decisioni che loro devono inevitabilmente seguire. Un po’ per pigrizia, un po’ per scarsa autorevolezza e un po’ anche per paura di fare scelte sbagliate per loro, si demanda l’incombenza di stabilire l’organizzazione di alcuni aspetti, anche poco rilevanti, della vita. Ma bambini troppo responsabilizzati diventano figli che non godono della propria infanzia.

Un genitore è una figura di riferimento alla quale si rivolgono tutte le volte che si trovano in difficoltà. Il processo di identificazione tra bimbi e adulti è fondamentale per la crescita (‘vorrei essere come papà’, ‘vorrei fare lo stesso lavoro di mamma’) e, anche se non esperito, i piccoli interiorizzano gli aspetti, l’autorevolezza e le regole che vengono loro tramandate. È importante quindi che il genitore decida per loro e si faccia seguire.

Cosa li rende più autonomi?

La scelta su cosa prediligere permette di delineare la personalità in maniera più specifica in modo da seguire le proprie passioni, i propri gusti senza incorrere in obblighi indotti dai genitori. Rispettare le regole significa avere dei limiti, essere contenuti sul piano emotivo e comportamentale prima esternamente e poi interiormente in modo tale da crescere sicuri e con la certezza che vi siano dei vincoli da rispettare. Il genitore ha quindi la funzione di trasmetterle. Responsabilizzarli allo studio, per esempio, permette loro di comprendere l’importanza di divenire autonomi sul piano intellettivo, di imparare a progettare il proprio futuro, di comprendere le loro preferenze e di definirsi in maniera più lineare.

Delegare invece le responsabilità ai figli, in merito a scelte specifiche come negli esempi sopra riportati, significa non svolgere il proprio ruolo genitoriale, di punto di riferimento, adultizzandoli prima del tempo. Ciò comporta una rinuncia non indifferente sul piano psicologico ed emotivo, dapprima non consapevole, ma evidente una volta adulti. Le difficoltà potrebbero insorgere in merito a decisioni importanti della loro vita sulle quali non si sentiranno all’altezza perché non ancora pronti, al comportamento infantile nonostante l’età anagrafica, alla necessità di giocare in maniera perpetua poiché non soddisfatta a tempo debito, ad essere genitori impreparati per la crescita dei propri figli.

Cosa evitare

  • Un bambino adultizzato perde l’occasione di godersi la sua infanzia poiché costretto a decidere su cosa dover fare nel corso della quotidianità e della sua crescita.
  • Se lo si lascia troppo libero di decidere non saprà cosa è giusto per sé sul piano di realtà ma solo su quello soggettivo e come parametro di valutazione non risulterà indicativo per definire al meglio il suo percorso di crescita.
  • Ha invece necessità di essere guidato, di vivere la reale dimensione della sua età, di essere piccolo e di sperimentare la dipendenza, la protezione, la vicinanza che gli serviranno da grande perché le interiorizzerà. Saranno cioè la sua guida e al momento opportuno le utilizzerà. Un adulto fragile, confuso, incerto e instabile dal punto di vista emotivo cresce un figlio altrettanto dubbioso.

Ad ognuno il proprio ruolo

Chiedere ad un bambino di intervenire in situazioni conflittuali, per esempio in caso di liti o di separazione tra i genitori, caricandolo emotivamente significa attribuirgli un compito che non è in grado di gestire e per lui troppo gravoso. Se lo si appesantisce di faccende che non gli competono si rischia di renderlo infelice e depresso poiché andrebbe a compensare e riempire parti mancanti di un adulto che non è in grado di farlo da solo. Non è appunto capace di rispondere ad esigenze emotive sproporzionate rispetto al suo sviluppo cognitivo e affettivo. Non si può esigere da un bambino un comportamento maturo o al di sopra delle sue possibilità, cioè di soddisfare esigenze emotive di altri, poiché non è in grado autonomamente di gestire la sua interiorità, e perché non ancora definite pienamente in lui. Alcune esperienze, per lui molto forti, possono divenire dei traumi che restano nella memoria emotiva per lungo tempo. Crescerà con esigenze insoddisfatte e avrà necessità, in qualche modo, di compensarle.

Chiedere consapevolmente o inconsapevolmente il suo supporto emotivo significa defraudarlo della sua spensieratezza e serenità. Allora avvertirà il bisogno di recuperarle, ricercandole per altre vie. Anche dinanzi alla crescita dei suoi figli avrà difficoltà a intraprendere delle scelte appropriate e opportune decisioni in linea con le necessità dell’altro e che stenterà a riconoscere.

Sarebbe quindi importante rispettare un equilibrio: assumersi come genitore le proprie responsabilità nonostante la stanchezza, l’incertezza, la difficoltà o la tragicità del momento. In effetti, il bambino non può sempre comprendere la conseguenza delle sue azioni, e per questo ha bisogno di venir seguito, di maturare gradualmente e responsabilizzarsi nei limiti e su ciò che è alla sua portata. Tutto ciò che riguarda la sua crescita può essere motivato e spiegato, anche se l’età del bambino a volte non lo consente, ma è fondamentale lasciarlo libero di seguire le dritte dei grandi affinché possa sentirsi guidato e supportato nello sviluppo.

Il rispetto dei confini imposti dai ruoli, senza superarli, è un elemento essenziale per non incorrere in deprivazioni che poi è difficile poter recuperare. Alla crescita del figlio si accompagna sempre anche quella dei genitori attraverso uno scambio reciproco, ma mentre l’adulto acquisisce maggiore consapevolezza di sé, sviluppando la capacità di proteggere e prendersi cura dell’altro restando un punto fermo e guidando l’altro nella direzione migliore, il piccolo cresce inconsapevole, vulnerabile ed indifeso affidandosi senza remore a chi potrà condurlo.

 

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