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Quando si forma e in che modo si sviluppa la personalità del bambino?

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Quando si forma la personalità del bambino? La pedagogista ci parla delle diverse fasi di sviluppo dell'identità e dell'egocentrismo dei più piccoli

Quando si forma la personalità del bambino?

Quello che andremo ad affrontare è uno degli argomenti, a mio avviso, più interessanti della sfera psico-pedagogica. Parleremo di personalità del bambino, quando si forma, in che modo si sviluppa e tratteremo un aspetto che interessa non solo i bambini, ma a volte anche gli adulti: l’egocentrismo.

Proseguiamo per ordine e spieghiamo prima di tutto cosa intendiamo quando parliamo di personalità. Andando a ricercare il significato del termine mi sono imbattuta in questa definizione che potremmo accettare:

L'insieme delle caratteristiche individuali, non fisiche, che in quanto tali costituiscono o conferiscono motivo di integrità o di distinzione.

Quindi ognuno è diverso dall’altro poiché ognuno ha la sua personalità.

Come si forma l’identità di un bambino

La personalità: un continuo divenire

La storia dell’individuo e le esperienze che compie sono la base sulla quale viene costruita la sua personalità. Si è abbandonata l’idea secondo cui sia una caratteristica statica dell’uomo che conclude il suo percorso una volta divenuto adulto, per far posto ad una moderna analisi dell’argomento considerato dagli studiosi, invece, come un processo dinamico in continuo divenire. Le esperienze che un individuo compie in un determinato periodo della sua vita non si esauriscono man mano che egli cresce, ma rappresentano il suo bagaglio evolutivo attraverso il quale si va a formare e prendere peso la sua personalità.

Sin dai primissimi mesi di vita del bambino siamo spettatori del suo modo di essere, ci sono neonati più tranquilli, altri più agitati, spesso si sente dire dai genitori “Io da piccolo non ero così”. Ciò ci fa capire che benché si prendano parti del carattere dei genitori, tuttavia ogni essere umano non sarà mai uguale ad un altro. La stessa vecchiaia non è più considerata come una fase di chiusura della vita di una persona, ma alcuni anziani riscoprono una parte del loro carattere che in gioventù non avevano, dovuto magari a delle restrizioni educative e culturali alle quali erano soggetti e si aprono alla vita consapevoli di poter ancora dare tanto.

Come si forma la personalità?

Abbiamo detto che sin da piccolissimi nei bambini è già chiaro il loro modo di essere. Il carattere si forma, infatti, grazie all’ insieme di diversi fattori biologici, culturali, ambientali, sociali. Tante mamme raccontano che durante la gravidanza i loro piccoli erano più o meno agitati nella pancia ed hanno riscontrato lo stesso carattere una volta nati. Poiché siamo il risultato di vari mescolamenti genetici può succedere che si prenda un lato della personalità della nonna materna o dello zio paterno. Tutto ciò fa sorridere, ma anche riflettere. Ma come, non eravamo unici? Assolutamente sì e continueremo ad esserlo grazie all’ esperienze che andremo a fare e riguardo ai bambini, alle esperienze che gli faremo fare.

Un bambino che attorno a sé ha pochi stimoli ludici o culturali avrà un tratto della personalità poco sufficiente a differenza di chi vive esperienze legate a varie sfaccettature, faccio riferimento ai viaggi, alle letture, agli scambi comunicativi con gli adulti. Spesso i genitori preferiscono limitare i dialoghi con i figli soltanto se si riferiscono al loro dovere di alunno e quindi al rendimento scolastico. Far partecipare, invece, i bambini a discorsi “da grandi” come la politica, la guerra, la morte o la separazione dei genitori, utilizzando sempre un linguaggio appropriato e semplice, li porterà ad un arricchimento fondamentale per lo sviluppo della loro personalità. Prima di tutto avranno l’idea di far parte veramente del gruppo famiglia, si sentiranno importanti e questo a volte manca in molte famiglie.

Fasi dello sviluppo della personalità

Già nella vita intrauterina è abbastanza chiaro il modo di essere del bambino che andrà a rafforzarsi e modificarsi crescendo. Il periodo intorno ai due anni è importante e molto delicato. In questa fase i bambini iniziano ad esprimere il loro malcontento per qualcosa o qualcuno. I genitori spesso parlano di “capricci”e il “no” è la parola che più di tutte sentono ripetere dai figli.

Teniamo conto che è un’età in cui il vocabolario dei bambini è ancora ridotto, non riescono ad esprimersi in modo corretto e appropriato, pertanto la via d’uscita più facile da seguire è rifiutarsi di fare determinate cose o non rispondere alle richieste che gli vengono fatte. Non tutti i bambini frequentano, inoltre, il nido e non vivono a stretto contatto ogni giorno con coetanei o altri adulti perciò sono meno portati a seguire le regole imposte da soggetti estranei ai componenti della famiglia.

Con la scolarizzazione si va delineando il carattere, esce fuori un’indole più timida o estroversa. I bambini ricercano ancora i genitori e fanno affidamento su di loro, si fidano dei loro consigli e rispettano decisioni e regole. Questo mondo idilliaco ha vita breve perché andrà a scontrarsi di lì a poco con il periodo per eccellenza della personalità: l’adolescenza!

Chi vive in questo momento a stretto contatto con figli adolescenti non può che darmi ragione. I genitori sono perennemente in lotta con i vari sbalzi d’umore di questi figli non più piccoli, ma nemmeno adulti. Cambia il corpo, ma cambia anche la mente, il modo di ragionare, di vedere se stessi e gli altri. L’adolescente è alla continua ricerca di piacere a chi gli sta intorno. Il rifiuto per il bambino o la bambina che è stato è agli occhi di tutti, e spesso per ricercare attenzioni e approvazioni da adulti e coetanei vanno incontro a situazioni spesso oltre il limite consentito. Il ragazzo o la ragazza solitamente si trovano in bilico tra una condizione di vita che non è più la loro, non sono più bambini e tali vengono considerati dai genitori, ma al tempo stesso non possono essere considerati adulti anche se chi sta loro vicino li vorrebbe maturi e responsabili.

L’adolescente vive una lotta continua di affermazione della sua personalità, non accettata e il più delle volte non capita. Eppure, abbiamo vissuto tutti questi stati d’animo!

L’egocentrismo nei bambini

Due grandi psicologi infantili hanno affrontato a lungo il discorso riguardante l’egocentrismo, ovvero l'incapacità del bambino di percepire la differenza tra la propria visuale e quella altrui. Secondo Piaget l'egocentrismo infantile si esprime perché non vi è comunicazione con il mondo esterno e il bambino preferisce un monologo comunque esteriorizzato, ovvero, parla da solo. Per Lev Vigotskij, invece, il linguaggio egocentrico è comunicazione anche se si assiste ad un monologo del bambino. È una fase dello sviluppo che avviene intorno ai 2-3 anni, i bambini sono soliti considerare tutto ciò che è alla loro portata e che riguardi solo loro stessi. Perciò non li considerate maleducati o poco attenti, sono attenti eccome invece!

Perché mio figlio dice sempre no?

Da 0 a 3 anni esistono i bisogni solo se è il bambino che li può soddisfare...”tutto il resto è noia”, tanto per citare una canzone. Niente paura però, cari mamma e papà l’egocentrismo andrà a scomparire intorno ai 7 anni, poi verranno fuori altri “problemi” dei vostri figli, già, ma perché svelarli tutti ora?! 

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