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Quando portare un bambino dallo psicologo?

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Quando portare un bambino dallo psicologo? La Dott.ssa Emanuella Ameruoso ci spiega quando è opportuno chiedere un sostegno per il bambino e per tutti coloro che costituiscono il suo nucleo di riferimento

Quando portare un bambino dallo psicologo

I bambini, nel corso della crescita, possono presentare dei disturbi del comportamento o disagi legati alle relazioni, un’emotività esagerata o bloccata in merito alle situazioni che vivono. Ci si domanda se sia quindi opportuno portarli dallo psicologo.

Cosa fa lo psicologo infantile

Nell’ambito degli indirizzi di formazione del corso di laurea in Psicologia c’è quello relativo all’età evolutiva. Lo studente, quindi, sceglie di specializzarsi in un’area specifica per lavorare prevalentemente a contatto con i bambini. Il percorso fornisce una conoscenza sui processi di sviluppo nell’infanzia e nell’adolescenza prendendo in considerazione i vari contesti e le istituzioni che coinvolgono il piccolo nella crescita e nella sua istruzione. Lo stesso tipo di competenze le acquisisce lo studente che segue una formazione in Psicologia Clinica poiché approfondisce anche l’area evolutiva e neuropsicologica. L’apprendimento delle capacità cognitive, dei processi psico-socio-affettivi e linguistici nonché di tutte le sindromi, patologie e disagi legate a questa fascia di età, permettono allo psicologo dell’età evolutiva e allo psicologo clinico di fornire attività di consulenza e sostegno non solo al bambino ma anche agli educatori, agli insegnanti, ai genitori, alla famiglia e a tutte le persone che costituiscono il nucleo di riferimento del bambino valutando nel complesso il suo processo di sviluppo e diagnosticando eventualmente disturbi del comportamento, dell’apprendimento, delle relazioni o dell’area neuropsicologica. Hanno quindi competenze per prendere in carico il bambino, sostenerlo e curarlo rispetto alle difficoltà che manifesta.

Ci sono emozioni che i bambini non tollerano

Quando portare un bambino dallo psicologo?

Diverse sono le situazioni per le quali è necessario portare il bambino dallo psicologo a partire da un semplice disagio che lui può avvertire e che i genitori non riescono a gestire. Nel contesto familiare vi è la complessità di capire come mai un figlio, a differenza di un altro, si comporta in un determinato modo. Può essere più esigente, più timido o al contrario più estroverso. Può presentare dei comportamenti di iperattività, di ansia, di opposizione rispetto alle regole genitoriali, addormentarsi con difficoltà, mangiare poco, preferire un genitore all’altro, manifestare ansia quando lo si accompagna fuori, etc. Lo stesso per quanto concerne l’ambito scolastico: presentare lentezza nell’apprendimento del linguaggio o della scrittura, del calcolo, avere difficoltà a stare seduto, se disturba troppo la classe o se si isola dalla stessa. Questi due contesti sono i principali nei quali si può osservare direttamente se il bambino presenta delle problematicità o un disagio.

Il confronto con il professionista è semplicemente un modo per chiarire e comprendere più nello specifico cosa sta vivendo il bimbo in quel momento specifico della sua vita. Lo psicologo è quindi una figura di riferimento per i genitori e per la scuola al pari del pediatra.

Domande più frequenti allo psicologo

Diversi dubbi assalgono i genitori, le maestre e gli insegnanti a proposito del comportamento dei piccoli e dei ragazzi:

  • La mia bambina, orami cresciuta, non si separa dal suo Winnie the Pooh di cui ormai non è rimasto niente. Non esce se non c’è il suo orsetto (ciò che resta) e non fa nessuna attività senza lo stesso. È giusto che glielo butti? È così brutto...
  • Cosa dobbiamo fare con il nostro bambino che presenta comportamento di iperattività? Come ci dobbiamo comportare?
  • Il piccolo è indietro rispetto alla classe, come mai?
  • È giusto far dormire il piccolo nel lettone?
  • La mia bambina ha cominciato a toccarsi i genitali e mi rendo conto che prova piacere nel farlo. Glielo devo impedire?
  • Abbiamo difficoltà a comunicare ai genitori che il bambino ha difficoltà scolastiche, si comporta male a scuola e picchia i compagni. Come possiamo fare?
  • I bambini possono regredire una volta cominciata la scuola?
  • Devo rimettergli il pannolino poiché ha ricominciato a fare la cacca addosso?
  • Se un compagno a scuola lo maltratta o il piccolo non si trova bene con le maestre è giusto cambiare scuola anche ad anno iniziato
  • Non riesce a stare fermo. È normale?

Come capire se un bambino ha bisogno di uno psicologo?

  • Marco ha 13 anni e manifesta uno ‘strano’ comportamento: è molto rigido nell’organizzazione delle sue attività quotidiane. Struttura una lista di cose da compiere nell’arco della giornata e se non riesce a realizzarle tutte, per imprevisti indipendenti dalla sua volontà, comincia ad arrabbiarsi, ad essere in tensione e a cambiare umore. Diventa quindi scontroso con tutta la sua famiglia. Quando era piccolo, all’età di 3 anni e ½ ha sofferto di una lieve forma di ansia e insonnia legata alla separazione dei suoi genitori. Infatti, in quel periodo, il papà è stato lontano per circa 8 mesi da casa e lo vedeva sporadicamente. Superata la crisi, la coppia ha avuto un altro figlio, una bambina, e Marco aveva 5 anni. I suoi sintomi sono passati ma il suo disagio, a distanza di tempo, è comparso in altra forma. Il ragazzo ha sviluppato un comportamento ossessivo. È rigido rispetto alle situazioni esterne che lui vorrebbe gestire e, se non riesce, decide di dare un taglio netto al ‘progetto’ decidendo di essere inflessibile rispetto alla soluzione presa. L’ultimo episodio ha riguardato l’insuccesso nell’organizzazione di una serata con gli altri compagni di classe per cui lui ha stabilito di non uscire più di casa in futuro. ------*****--------
  • Marta ha 5 anni e da un po’ di tempo la mamma osserva in lei un comportamento ‘strano’: quando guarda la tv o è in camera da sola comincia a toccarsi i genitali. Anche durante le sue attività quotidiane, per esempio mentre svolge i compiti, lascia tutto e si isola per masturbarsi. La cosa impensierisce notevolmente la donna che la lascia comunque stare anche se la vede diventare rossa e sudare. A fronte di ciò, racconta che la cosa succede solo da poco tempo ma da sempre se di notte si sveglia, in seguito ad un incubo, corre subito a dormire nel lettone di mamma e papà. Nella stanza con lei dorme la sorella maggiore di 16 anni con la quale non va d’accordo poiché quest’ultima non le dà la possibilità di condividere spazi e tempi. Di questo la piccola soffre molto e per tutte le sue cose si rivolge sempre alla mamma. A scuola è una bambina socievole e mostra interesse per le attività che svolge e nelle quali si lascia coinvolgere. -----****------
  • Filippo frequenta la 3° elementare e le maestre dopo aver ricevuto un certificato dai genitori il quale attesta un disturbo dell’adattamento sono molto in difficoltà poiché la richiesta della famiglia è quella di favorire lo stesso apprendimento scolastico tra il piccolo e il resto della classe. Il bambino è normodotato ma ha un rallentamento nell’acquisizione della scrittura e del calcolo, ha un comportamento iperattivo e oppositivo nei confronti dei suoi compagni che vengono sempre messi in secondo piano rispetto alle sue esigenze. Questi sono soltanto alcune delle situazioni indicative di come, a fronte di difficoltà di diverso tipo, sia importante avere un professionista a cui rivolgersi.

Molte altre, che non rientrano in situazioni difficoltose o di cambiamento, possono fornire semplici chiarimenti rispetto al ruolo educativo del genitore e delle maestre o insegnanti. Può capitare che dinanzi all’idea di consultare uno psicologo ci si lasci intimorire rispetto ad una diagnosi o una problematica che possa riguardare il proprio figlio. Ma è bene considerare in primis il suo benessere anziché paure o pregiudizi che non hanno niente a che fare con la realtà.

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