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Psicologia e bambini: come affrontare le tematiche più diffuse

Intervista alla psicologa Benedetta Mulas su varie tematiche: come insegnare ai bambini il valore del denaro e a difendersi da internet, il significato delle fiabe secondo Jung, disturbo da ansia da separazione e molto altro

In questo articolo ci proponiamo di rispondere in maniera esaustiva a quesiti riguardanti varie tematiche, tra cui come insegnare ai bambini il valore del denaro e come difendersi dalle possibili insidie del mondo di internet. Abbiamo intervistato la Dottoressa Benedetta Mulas, Psicologa e Psicoterapeuta a Cagliari, che tra le sue specializzazioni ha frequentato e concluso la Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt Analitica Individuale e di Gruppo  presso il Centro Studi Psicosomatica.

atmmachine- Dottoressa Mulas iniziamo col parlare di fiabe: secondo Carl Gustav Jung sarebbero l'espressione più vera dei processi dell'inconscio collettivo? Può spiegarci brevemente che cosa significa?

Per Jung l’inconscio collettivo è quella sorta di deposito collettivo, sviluppatosi in base ad una predisposizione comune a tutta l'umanità, ad organizzare in maniera simile le esperienze che si ripetono attraverso le generazioni. Nell’inconscio collettivo sono contenute quelle configurazioni particolari che costituiscono sedimentazioni psichiche stabili di esperienze ripetute frequentemente per molte generazioni. Queste configurazioni sono dotate di struttura universale e di valenza affettiva e sono da Jung definite "archetipi". Considerando tali definizioni, ci viene indubbiamente facile comprendere perché Jung si sia, in qualche modo, interessato al mondo della fiaba. La fiaba, che è prodotto dalla fantasia umana, incarna ed esprime sentimenti, emozioni, aspirazioni, speranze comuni a tutti gli uomini. Non esiste praticamente popolo che, accanto alla sua mitologia, non abbia le sue fiabe. In tutte si riscontra una singolare analogia di temi e costanti, spesso indipendentemente da reciproci contatti, influssi e contaminazioni. E il ripetersi di tali costanti in maniera simile e in tutte le fiabe appartenenti a popoli anche diversissimi, rivela secondo Jung gli archetipi nella sua forma più pura dimostrando come nell’intimo di ogni essere umano alberghino gli stessi pensieri, desideri, sentimenti, speranze, bisogni

- Winnicot sosteneva che "il precursore dello specchio è la faccia della madre" . A che cosa si riferiva ? Ci spieghi questa affermazione


L’affermazione del grande psicanalista infantile Winnicott è alla base della sua teoria sul rispecchiamento, meccanismo psicologico fondamentale per la formazione dell’identità del bambino. Grazie alla teoria di Winnicott, ora sappiamo che essere madre significa accogliere il bambino, esattamente come fa uno specchio: lo specchio rende, a chi vi guarda dentro, l'immagine di colui che in lui si riflette. Il bambino che può guardare, da un punto di vista psichico, la faccia e gli occhi della madre come si fa con uno specchio, riceve indietro, dagli occhi di lei, l'immagine di sé stesso. Questo ritorno costituisce, per l'infante, il nucleo del suo sé, sul quale crescerà e si svilupperà la sua personalità, il suo senso di Sé, la fiducia nelle proprie capacità, la base di una sana relazione con l’Altro. Ne consegue che il bambino che trova negli occhi e nel viso della madre accoglimento, fiducia, contenimento e sostegno si vedrà restituita un’immagine sana, fiduciosa e positiva di sé; mentre il bambino che avrà davanti a sé gli occhi di una madre che, ad esempio, soffre di depressione o è chiusa nella rigidità delle proprie difese, nei suoi occhi potrà solo “guardare” ma non “vedere” e trovare se stesso.

- Spesso sentiamo parlare di "Disturbo d'ansia da separazione nel bambino". Ci spieghi le caratteristiche di questo disturbo

L'ansia da separazione fa riferimento ad uno stadio dello sviluppo infantile, assolutamente normale, durante il quale il bambino sperimenta ansia quando viene separato dalla principale figura che si prende cura di lui (in genere la madre). Il periodo in cui questo accade normalmente è collocabile tra gli otto mesi e può durare fino ai quattordici mesi. Sebbene dunque le ansie da separazione siano normali per i bambini piccoli e ai primi passi, non sono invece considerate tali in relazione a bambini più grandi o adolescenti e potrebbero rappresentare sintomi del Disturbo d'Ansia da Separazione. La soglia diagnostica per questo disturbo prevede che l'ansia o la paura causino stress o disagi di tipo sociale e scolastico e tali sintomi devono durare almeno un mese. Ad esempio, i bambini che soffrono di ansia da separazione possono letteralmente aggrapparsi ai propri genitori e avere difficoltà ad addormentarsi da soli durante la notte oppure soffrono tantissimo all’idea di essere lasciati soli o di andare a scuola o a dormire da un amichetto... Possono comparire anche sintomi somatici come senso di vertigine, nausea o tachicardia. L'ansia da separazione è spesso associata a tristezza, isolamento, apatia, difficoltà di concentrazione e paura che i propri familiari muoiano. Spesso questi bambini soffrono di incubi o terrore durante la notte. Trattamenti efficaci al fine di elaborare il disagio, possono comprendere sostegno psicologico e trattamento psicoterapeutico per il bambino e i propri genitori e sviluppo del cambiamento nelle tecniche educative. La remissione totale dell'ansia da separazione dipende, oltre che dal mutamento dei ruoli e delle regole che governano il sistema familiare, dallo sviluppo di un adeguato senso di sicurezza e fiducia nelle persone che non fanno parte del nucleo familiare, nell'ambiente, e nel ritorno dei propri genitori dopo l'allontanamento.

- In che modo si può far "sparire" una fobia nel bambino? Quanto tempo occorre indicativamente?

Le fobie sono paure travolgenti ed irrazionali legate a un oggetto o a una situazione che conducono all’evitamento della situazione o dell’oggetto temuti. Nei bambini possiamo trovarci davanti a fobie specifiche, ossia legate a uno specifico oggetto (buio, acqua, animali…) o a fobie sociali, ossia legate a situazioni sociali che si vogliono evitare per non trovarsi esposti al giudizio altrui. Una delle fobie sociali infantili più comuni è la fobia della scuola. Come per qualsiasi altro sintomo espresso dai bambini, è necessario lavorare in stretta collaborazione con i principali contesti educativi in cui egli vive, ossia la famiglia e, ove ce ne sia bisogno, la scuola. Il bambino attraverso il sintomo esprime un disagio o un conflitto che non può e non sa esprimere in altro modo. Tale collaborazione con i genitori è fondamentale e necessaria, perchè ogni difficoltà è sempre strettamente legata all'ambiente in cui il piccolo vive e al modo in cui l'ambiente reagisce ai problemi. Occorre dunque aiutare il bambino a trovare vie più “sane” per esprimere i propri bisogni e aiutare i genitori a comprendere da dove nascono le difficoltà dei propri figli, che significato abbiano e quali risorse essi debbano utilizzare e mettere in campo per risolverle. I tempi variano da caso a caso, da bambino a bambino e da famiglia a famiglia per cui non è possibile fare una previsione rispetto all’elaborazione e alla scomparsa del disagio.

- Parliamo di due argomenti attualissimi: il denaro e il mondo di internet: in che modo si può insegnare ai bambini il valore del denaro e spiegargli come gestire i suoi soldi?

Il modo più giusto per iniziare a far comprendere il valore del denaro ai propri figli è quello di spiegare, verso i sette anni, che non tutto si compra attraverso i soldi e che esistono valori come il sentimento o il tempo che “non hanno prezzo”. E’ importante non confondere il denaro o i regali comprati attraverso esso con la dimostrazione d’affetto o la partecipazione emotiva. Spesso infatti i bambini che chiedono che gli venga comprato tutto quello che vedono e desiderano stanno esprimendo altri bisogni nei confronti degli adulti di riferimento. E’ dunque importante che questi ultimi siano i primi a dare il buon esempio, dando dimostrazioni d’affetto disinteressate ai propri figli e agli altri familiari, non mettendo al centro della propria vita il denaro o il suo accumulo, non discutendo o litigando davanti ai bambini sui soldi, non ricompensando i comportamenti corretti dei piccoli sempre e solo tramite il denaro (quanto invece attraverso attività da fare insieme: una favola in più la sera, una bella passeggiata al parco, un disegno da colorare assieme), insegnando quando si fa la spesa a fare dei paragoni sui prezzi di uno stesso oggetto, facendo apprendere la gestione del denaro che eventualmente riceve compilando un quadernetto con le spese che decide di sostenere.

Infine è importante renderli responsabili rispetto alle modalità in cui decidono di spendere i propri piccoli risparmi: deve essere chiaro che c’è un limite e che una volta che i soldi sono stati spesi dovranno aspettare di averne risparmiato altri per poter acquistare qualcos’altro che desiderano. Questo li renderà capaci di effettuare scelte ponderate, di “lavorare” per ciò che desiderano e di comprendere che avere qualcosa implica anche fatica e rinunce

- Come possiamo spiegare al bambino che internet non è un gioco, ma che si tratta di una realtà parallela piena di insidie dalle quali deve imparare a difendersi?

Internet è uno strumento che ha rivoluzionato le nostre vite e che può essere straordinariamente utile. E’ però anche una “finestra aperta sul mondo” e, come tale, anche sui pericoli e i rischi che la realtà contiene. Un po’ come la televisione può proporre contenuti educativi e ricreativi importanti, ma allo stesso tempo può esporre i bambini a pericoli che vanno arginati ed evitati. E’ consigliabile che i bambini sotto i sette anni non abbiano la possibilità di accedere ad Internet e ne possano usufruire raramente e sempre con i genitori presenti davanti allo schermo. Per quanto riguarda i bambini dai sette anni in su, anzitutto è bene avere un unico computer che sia collocato in un luogo non isolato della casa e centrale per tutta la famiglia, come il soggiorno. In secondo luogo, il modo più importante per evitare che i piccoli possano cadere nelle “trappole” della rete è quello di non lasciarli mai soli davanti allo schermo ma invece fare in modo che l’uso di Internet diventi un’attività utile che coinvolge e unisce i membri della famiglia. Di conseguenza, è importante proteggere il computer con password che conoscono solo i genitori e accendere il pc al bambino solo quando è assicurata la loro presenza. I genitori, mostrandosi interessati a ciò che i bambini possono fare ed imparare attraverso Internet, avranno un’attività in più da condividere attivamente con loro e potranno spiegare le regole sull’educazione all’uso del computer e della rete in maniera chiara. Infine è importante limitare l’uso del pc e di Internet e tenere d’occhio il tempo trascorso online: dai sette anni in su mezz’ora di computer al giorno è più che sufficiente. Anche qui il buon esempio è necessario e fondamentale: anche i genitori non dovrebbero stare per ore davanti al pc e preferire ad esso attività differenti da fare con i propri bambini (giocare insieme, disegnare, fare una passeggiata, leggere e inventare storie)

Visita il sito della Dottoressa Benedetta Mulas
www.psicoterapiapsicologia.it

nella foto Bancomat salvadanaio

Antonella Marchisella
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