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L'associazione Onlus Pollicino ha compiuto 10 anni

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L'associazione Pollicino ha compiuto 10 anni. La Dott.ssa Pamela Pace, Fondatrice e Presidente dell'Associazione ci racconta com'è nata la Onlus e i suoi progetti per il futuro

10 anni di Pollicino

Pollicino ha compiuto 10 anni! In quest’occasione ci siamo ritrovati per festeggiare insieme i traguardi raggiunti e per brindare a quelli futuri. Abbiamo pensato di condividere con voi questo momento attraverso un’intervista, in cui la Dottoressa Pamela Pace, Fondatrice e Presidente dell’Associazione, racconta di questi 10 anni.

  • Quando/dove è nata l’idea di Pollicino?

Pollicino è l’epilogo concreto di un’idea. Sono stati tanti i mesi di gestazione di questo progetto , frutto dell’esperienza clinica e del desiderio, mio e di Aurora Mastroleo. Entrambe impegnate da tanti anni nello studio e nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, sia rispetto ai soggetti malati sia al lavoro con la famiglia, fummo sorprese dall’emergere di qualcosa di nuovo. La reciproca osservazione clinica mostrava infatti e in modo sempre più evidente, che, a partire dal 2000, qualcosa stava cambiando all’interno della preoccupazione genitoriale. In effetti incontravamo genitori in ansia e confusi rispetto al disagio alimentare di figli piccoli. Bambini molto piccoli, a volte lattanti, che mostravano un’alterazione del loro rapporto con i cibo e con l’atto alimentare.

Iniziammo dunque a chiederci cosa il rifiuto del cibo, le bizzarrie alimentari e le iperfagie, cioè la voracità, nascondessero e veicolassero del mondo interno di un bambino, di un neonato. Dunque fu l’età precoce della comparsa di un disturbo alimentare, il dato clinico al centro dei vari confronti e dei lunghi dialoghi tra me e la collega. Nella primavera del 2005, nella cucina di casa mia, Mastroleo ed io, demmo concretezza al frutto di tale lunga gestazione. Convinte, anche perché sorrette dai tanti studi presenti nella clinica psicoanalitica infantile, che il piccolo rifiuta, provoca, protesta, divora, per domandare. Quindi un bambino può chiudere e/o spalancare la bocca per veicolare un appello.

Ideammo un progetto in grado innanzitutto di sensibilizzare i genitori e gli adulti in genere, sulla stretta relazione tra cibo e amore, atto alimentare e relazione affettiva. Per noi fu dunque sempre più chiaro che, nei quadri di disagio alimentare, i piccoli sostituivano il cibo alle parole, per comunicare agli adulti di riferimento un messaggio che li riguarda. Dunque c’è sempre la possibilità di leggere e interrogare tale messaggio criptato e celato in modo sintomatico. Così nasce il Progetto Pollicino. Due donne, un desiderio deciso ed in più il coraggio di proporre una sfida al mondo sociale e sanitario. Quale sfida? Innanzitutto la proposta di valutare in itinere se, l’intervento precoce nell’infanzia, possa essere un’efficace operazione di prevenzione rispetto alla diffusione epidemica dei disturbi alimentari in età adolescenziale e adulta. Inoltre, facendo nostra la convinzione del mondo medico/pediatrico, che nell’infanzia la prevenzione è possibile ed efficace, abbiamo deciso di impegnarci in tale compito clinico.

  • Qual è stata la parola più importante di questi dieci anni?

Direi due parole, perché concentrano e veicolano con maggior chiarezza, le due anime di Pollicino, così come la denominazione completa dell’Associazione riporta: Pollicino e Centro Crisi Genitori. “Nutrire il cuore” e “L’ascolto gentile”. Entrambe rimandano, in modo sintetico, ai due nuclei teorici ed etici, che permeano la filosofia di Pollicino. Il primo concentra in due parole, ciò che c’è sempre in gioco, seppur in forme celate e criptiche, all’interno dei disordini alimentari. La posta in gioco riguarda il registro affettivo e, più precisamente, la domanda d’amore che il piccolo rivolge ai suoi familiari, interrogando il suo valore nel desiderio dell’altro. “Mi puoi perdere? Ti manco? Mi pensi?” sono i principali interrogativi che la domanda d’amore veicola, già alla nascita, e all’interno dell’incontro che il piccolo fa con il seno o il biberon. Non si tratta necessariamente di una carenza d’affetto, viceversa della richiesta di un riconoscimento: “Chi sono io per te?” L’altra parola rimanda all’importanza di un’accoglienza e di un ascolto di padre e madre, rispettosi e mai sospettosi. Per Pollicino incontrare i genitori significa accogliere due soggetti, portatori di una loro storia e di un sapere unico sul proprio figlio. Dunque diamo alla preoccupazione genitoriale, qualsiasi essa sia, un valore, laddove veicola sempre un aspetto del figlio, che li occupa.

Aiutare padre e madre, ad aprire, cioè interrogare, ciò che li pre-occupa, è un’operazione indispensabile e utile. Sia per loro sia soprattutto per il loro figlio.

  • Se Pollicino fosse un piatto, che piatto sarebbe?

Pollicino è un’Associazione orientata dalla psicoanalisi, cioè pone al centro il soggetto, la sua particolarità più intima. Per questo il primo riferimento alimentare che mi viene in mente è l’ osso buco con il risotto giallo. Così come il midollo, nascosto all’interno dell’osso, è la parte più saporita di chi sa gustare questo piatto tipicamente milanese, così, nel suo fondamento, la particolarità soggettiva è il luogo da cui si origina la nascita del progetto teorico e clinico di Pollicino. Infatti la prospettiva psicoanalitica che ci orienta si concentra sul soggetto, bambino e genitori, per estrarne il discorso intimo e criptato nel disagio alimentare. Inoltre il riso giallo che accompagna la carne e completa la pietanza, mi fa pensare alla preziosità della famiglia e del suo viaggio insieme al figlio. Quindi all’importanza che sempre i genitori hanno nell’accompagnare e rafforzare la fatica della crescita dei loro figli e a sostenerli nei momenti difficili. Infine, l’uso calibrato degli ingredienti per il sugo , riguarda l’importante apporto del desiderio e dell’attenzione rigorosa degli operatori che lavorano in Pollicino, con i bambini e con i genitori. Aggiungo anche un tocco culinario utile ad insaporire il piatto: le spezie! Tale tocco finale vuol essere metafora della preziosità, nel lavoro clinico ed associativo, sia della multidisciplinarietà sia della disponibilità di far rete; cioè l’ aprirsi alla collaborazione con istituzioni pubbliche e private che, seppur a diverso titolo, si occupano dei minori e della famiglia.

  • Cosa vorrebbe Pollicino per i diciott’anni?

A diciott’anni, si diventa maggiorenni. Uno dei significati di tale momento inaugurale riguarda la maggior responsabilità rispetto all’apertura del soggetto al sociale e alla propria vita. Dunque il mio desiderio è duplice. Da un lato la possibilità che il mondo sociale e sanitario si accorga sempre più di Pollicino e del contributo che veicola rispetto alla sensibilizzazione sui disturbi alimentari in età evolutiva. Unitamente ad un rafforzamento delle collaborazioni sul territorio nazionale. Dall’altro la speranza che, come avviene a partire dal raggiungimento della maggior età, anche Pollicino possa essere più autonomo economicamente. Possa cioè trovare finanziamenti stabili e continuativi, per poter “camminare con le sue gambe”, cioè continuare ad ampliare le varie attività di prevenzione, formazione e cura, attraverso progetti sempre più ampi. Ma anche potersi permettere di perpetuare l’offerta di interventi e colloqui gratuiti e prese in carico a costi sociali, per poter essere di aiuto a tutti.

  • Se tutto il mondo potesse sentirlo, Pollicino cosa direbbe?

Vorrebbe dire tante parole…Tuttavia due, in particolare, ne concretizzano il senso intimo: “Nutrire il cuore” L’atto “alimentare” più importante affinché un individuo possa crescere e rafforzarsi come un soggetto, non si esaurisce nel riempire lo stomaco di sostanze nutritive, bensì riguarda la domanda d’amore con cui l’essere umano si affaccia alla vita. Il bambino non è solo nutrito, ma si nutre di un particolare “cibo” , che passa dallo sguardo, dal contatto tra i corpi, dalla voce, dagli odori di chi si prende cura di lui, e va a riempire il cuore. Tale nutrimento riguarda il desiderio umano di desiderare. L’oggetto del desiderio non si compra però al mercato. Il desiderio si rivolge sempre al desiderio dell’altro. Soddisfare il proprio desiderio e dall’altro che ami, fa respirare il cuore e lo nutre. Il desiderio è il cibo necessario per crescere in armonia con la vita e nelle relazioni. Tali parole riguardano sia i bambini sia i genitori e gli adulti in generale, quindi anche le diverse figure scolastiche e dell’ambito sportivo.

Vorrei aggiungere anche altre parole rispetto ad un dato clinico importante, a cui Pollicino già da due anni, ha dedicato convegni e pubblicazioni. Mi riferisco all’aumento delle anoressie in età puberale. La precocità delle trasformazioni del corpo in bambini di 8/9 anni, sovente non trova un’adeguata maturità psichica. In tali situazioni difficili e delicate, la ragazzina può impaurirsi e utilizzare il cibo per controllare tali trasformazioni. Arrestare il destino biologico che la vuole già formata, sta al fondo delle anoressie puberali.

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