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Perché Harry Potter piace tanto ai bambini, ma anche agli adulti ?

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Il 24 settembre uscirà in Italia l'ultimo capitolo di una delle saghe più amate non solo dai bambini, ma anche degli adulti. Ecco perché Harry Potter piace così tanto e non può essere considerato un semplice romanzo di formazione

Perché Harry Potter piace

C’era una volta una donna, Jessica. Passeggiava ogni giorno con sua figlia neonata lungo le strade di Edimburgo e si fermava in un pub dove – approfittando del sonnellino della bambina – scriveva, scriveva, scriveva. Quelle che buttava giù sulla carta, ma non disdegnava neanche i tovagliolini del bar, non erano solo parole in fila. Erano di più: un romanzo. Più che altro Jessica scriveva perché purtroppo non se la passava molto bene: non aveva lavoro e pagava l’affitto con i sussidi di disoccupazione. Scrivere le permetteva di rimanere viva, di non sprofondare nella depressione e nella disperazione che stava attraversando.

Quando il suo romanzo fu terminato provò a inviarlo a tante case editrici, ma ben 13 la rifiutarono. Jessica sapeva però che quello poteva essere il suo momento, credeva nella sua storia e così non si perse d’animo. Trovò finalmente l’editore disposto a darle una possibilità. Dopo che il libro uscì Jessica non fu più solo Jessica, ma J.K. Rowling e il romanzo che aveva concepito in un pub era il primo capitolo della saga di Harry Potter, Harry Potter e la pietra filosofale”.

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Da quel momento – era il 1997 – tutto il mondo di Jessica cambiò. J.K. Rowling - così aveva dovuto firmarsi perché le scrittrici di fantasy allora facevano storcere il naso – è diventata una delle donne più ricche di sempre, la saga del mago occhialuto ha venduto oltre 450 milioni di copie in tutto il mondo (venendo tradotto anche in greco antico e latino), così come i vari capitoli cinematografici sono una delle opere più viste di ogni tempo. I sette volumi hanno poi dato origine ad un mondo che ha travalicato quello delle pagine e che è diventato un culto.

L’ultimo capitolo uscirà in Italia il 24 settembre – nel resto del mondo è uscito il 31 luglio - e s’intitola “Harry Potter e la Maledizione dell’erede”: si tratta del testo che riprende lo spettacolo teatrale già andato in scena a Londra e che vede protagonista il secondogenito di Harry Potter, Albus, alle prese con l’eredità paterna. Sì, perché nel frattempo il mago di 11 anni è diventato un uomo, si è sposato con Ginny – la sorella di Ron – e ha avuto 3 figli.

I libri che i nostri figli devono leggere

Un culto per essere tale deve avere delle regole proprie e gli adepti – cioè chi non ha mai letto i libri o lo sta facendo anche se con ritardo – non possono comprenderle fino a che non diventano seguaci. Devono cioè attraversare quello che i latini chiamavano il limen, la soglia, tutto un universo di conoscenze condivise di non facile accessibilità per chi non ne fruisce abitualmente. Per questo non può essere considerato “solo” un libro per bambini, anche se le copertine accattivanti vorrebbero di primo acchito che fosse così.

I 7 capitoli della saga contengono infatti dei valori universali, che hanno importanza non solo da bimbi, ma anche da adulti. Per esempio quello dell’amicizia tra Harry, Ron e Hermione e quello della famiglia, che non sempre è quella biologica ma che ti vuole bene lo stesso e forse di più. E poi ancora i grandi temi dellamore, della lealtà e della fiducia e anche dell’ineluttabilità della morte e del dolore che non risparmiano nessuno. Non si tratta solo del classico romanzo di formazione – i personaggi cambiano man mano che crescono e diventano adolescenti così come le atmosfere che diventano via via più cupe – ma quasi di persone, nella propria complessità e nelle proprie sfaccettature, esattamente come le potresti trovare nella realtà. Chi è buono è veramente buono fino in fondo e viceversa? Anche nella vita vera l’anima è divisa in tanti pezzettini.

Ad esempio la Rowling è riuscita nell’intento di creare un protagonista con cui a volte non ti ci ritrovi, complice magari quei momenti dell’adolescemenza che abbiamo passato tutti. Sicuramente però uno dei motivi per i quali la saga è amata è la sua capacità di creare un mondo fantastico ricco di particolari, un universo fatto da incantesimi – anche questi descritti minuziosamente – dalla vita nella scuola di magia, al Quidditch, fino ad arrivare al lato oscuro che è dipinto con la stessa abilità di un amanuense. Pezzo dopo pezzo al lettore pare di appartenere a quel mondo, così particolareggiato da toccare con mano, ci entra dentro e finisce per non uscirne più. La saga rappresenta un perfetto esempio di libri che ti costringono ad essere letti, una creazione che non è solo fiction nel senso etimologico del termine – ovvero “costruire”, “inventare” – ma che si avvicina molto al gioco. E per gioco intendiamo l’invenzione di mondi immaginari – pensiamo ad esempio a quelli di ruolo – che si arricchiscono di particolari man mano che si procede con la narrazione.

Sì, decisamente non si può dire che Harry Potter sia solo un ciclo di avventure per i più piccoli, anche se con loro ha in comune una cosa: la voglia di vivere con la fantasia. Perché, come diceva George Bernard Show: “L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”.

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