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Perché i bambini non obbediscono? Ecco 5 possibili motivi

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Perché i bambini non obbediscono? Ecco quali possono essere le cause del suo comportamento così "indisciplinato"

Perché i bambini non obbediscono?

Non pretendiamo certo cieca sudditanza né bravi soldatini al posto di figli, tuttavia al cospetto di un bambino che non obbedisce nemmeno quando gli ordini sono motivati dalla sua stessa sicurezza fisica o quando ci sembra di averle provate tutte… Iniziamo a pensare che davvero qualcosa non vada. Come sempre, la chiave di volta è non drammatizzare né abbattersi: piuttosto prendetevi cinque minuti di tempo per leggere questo articolo :-). Può darsi che il vostro bambino sia così "indisciplinato" per uno di questi motivi!

Non urlare con i bambini
  • Non siamo veramente connessi

I nostri bambini sono, naturalmente, individui unici, che sviluppano rapidamente idee, opinioni e volontà proprie. Ben presto imparano a capire esattamente ciò che vogliamo, ma scelgono di fare il contrario. Perché? Forse siamo state eccessivamente severe e/o manipolatrici, magari senza nemmeno saperlo, o ancora veniamo da un periodo difficile che ci ha portato ad essere più irascibili e nervose, e allora ecco che il bambino tira fuori un atteggiamento deliberatamente ribelle perché non sente il nostro amore. Questi comportamenti impulsivi esprimono un disagio e andranno avanti finché i bambini non si sentiranno ancora al sicuro con noi!

  • Le parole non sono sufficienti

Il piccolo di un anno ci colpisce in piena faccia per gioco e, rimproverato, lo rifà? Beh, spesso i bambini così piccoli, ma anche i più grandi, hanno bisogno della lezione dei fatti. Ad esempio, se lo rifà una seconda volta possiamo spiegare che allora, dato che questo non ci piace, lasceremo immediatamente la stanza e non giocheremo più con lui. Con i bambini più grandi che si comportano male la conseguenza per un cattivo comportamento può essere una punizione come abbandonare in anticipo una festicciola o tornare subito a casa senza passare a prendere il gelato.

  • Facciamo appello al senso di colpa

A volte quando ci accorgiamo che le parole non bastano, senza pensarci facciamo ricorso al senso di colpa: caso tipico è quando li stiamo invitando a mettere in ordine la loro camera o mangiare senza sporcarsi, e cerchiamo di puntare sulla loro “compassione” per il fatto che la mamma è già tanto stanca. In realtà, le cose non stanno proprio così: pulire la camera è una loro precisa responsabilità. E piagnucolando non faremo che provocare un malsano senso di responsabilità verso i sentimenti altrui.

  • Siamo poco convincenti

Se noi per prime non crediamo alla validità di una particolare regola, non c’è pericolo che i nostri bambini la rispetteranno :-) Non c’è bisogno di urlare o utilizzare espressioni aggressive, ma bisogna essere ferme e disinvolte, e far seguire alla parola l’azione. Ad esempio, quando bisogna andare via dal parco, annunciamo: “Ora è il momento di tornare a casa”, alziamoci e iniziamo a raccogliere la nostra roba. Certo, un paio di mamme che ci diano man forte annunciando che se ne stanno andando anche loro non guastano mai!

  • Sbagliamo la tempistica

Soprattutto se si tratta di bimbi di due o tre anni, alla scoperta del mondo, è sbagliato pretendere l’obbedienza nel momento in cui sono completamente concentrati e presi da qualcosa. Quindi cerchiamo di non prenderla sul personale e impariamo a scegliere le nostre battaglie!

  • Li mettiamo in imbarazzo

Avete notato che spesso i bambini sono meno obbedienti di fronte ai loro amichetti? Non è certo un caso: a nessuno piace ricevere ordini, o ancor peggio rimproveri, in pubblico. Se il bambino sta facendo qualcosa di sbagliato è sempre meglio prenderlo da parte e in generale, includerlo nelle decisioni, dargli delle scelte o ancor meglio chiedergli il suo aiuto per risolvere un problema. “Volevo preparare qualcosa di speciale stasera, ma mi serve più tempo, se riordinassi tu qui per terra sarebbe fantastico!” E non dimentichiamo mai di riconoscere il suo punto di vista “So che ci siamo divertiti oggi e che non vorresti tornare a casa, ma purtroppo è necessario.”

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