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La percezione del tempo nell'infanzia

La percezione del tempo nell'infanzia ha una sua dimensione soggettiva e creativa. Piaget, noto psicologo dell'età evolutiva, fa notare che il tempo del bambino è un tempo ludico e magico, è il tempo di un infinito presente, del gioco privo di passato e di futuro

A Cura di Mariaelena La Banca

Il tempo dei bambini: riflessioni per una gestione serena del tempo di tutta la famiglia.

Per un bambino, modificare orari e abitudini, rappresenta un periodo di grandi cambiamenti specialmente se deve anche cambiare scuola. A mio figlio, che si appresta a frequentare la prima elementare è bastato che facessi leva sul fatto che lui è grande (ci tiene così tanto!!!) e che i bimbi grandi vanno alla scuola dei bimbi grandi (!!!) per far si che accettasse la nuova situazione. Ogni tanto mi chiede di tornare nel suo asilo e questo mi fa pensare alla percezione del tempo nell'infanzia che ha una sua dimensione soggettiva e creativa. Piaget, noto psicologo dell'età evolutiva, fa notare che il tempo del bambino è un tempo ludico e magico, è il tempo di un infinito presente, del gioco privo di passato e di futuro. Questo almeno fino ai 6 anni di età.


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Per noi è un tempo perso, un tempo fermo e improduttivo in contraddizione con il tempo produttivo e riproduttivo delle nostre società. Il nostro tempo dovrebbe tornare ad essere, periodicamente, un tempo dei bambini e ci accorgeremmo di quanta distanza interponiamo, come adulti, tra tempo soggettivo e tempi di vita dei bambini e delle bambine e ci dovrebbe ammonire dall'appiattire al tempo dei grandi il tempo dei piccoli.

E così, approfittando di questa settimana in cui la mattina, prima di andare a scuola, possiamo permetterci di "perdere tempo", Matteo si sveglia intorno alle 7:00, con calma, stiracchiandosi per benino, poi richiede la sua giusta e sacrosanta dose di coccole, poi vuole giocare 10 minuti con i lego, poi vedere un cartone mentre fa colazione,  poi ci laviamo insieme, spruzzando acqua ovunque, rischiando decine di volte di scivolare, ridendo a crepapelle ad ogni schizzo e, ci si veste in serenità, a volte mettendo tutte e due le gambe nello stesso pantalone, a volte infilando la maglietta con il braccio nel buco della testa, scherzando sulle possibili prese in giro dei compagni e della gente..."se ci vedessero così!!" e si va al centro estivo. l'ultimo tratto lo facciamo a piedi, immaginando le meravigliose attività che si faranno a scuola. In tutto impieghiamo 1 ora.


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In questo modo Matteo non fa più millemila capricci per alzarsi, vestirsi, fare colazione e così via. Bisognerebbe che cercassimo di capire quale ritmo hanno i bambini nel loro tempo magico e improduttivo per evitare di stressare loro con “sbrigati che facciamo tardi” e di togliere a noi il senso di colpa per averli incalzati tante e tante volte.
Quando i bambini fanno i capricci, molto spesso, stanno solo esprimendo un bisogno, alla loro maniera. Se riuscissimo a rispettarli, forse non frignerebbero.


Giochi per l'intelligenza. Stimolare la capacità di esprimersi.


Vi lascio con questa riflessione, una frase bellissima di Paolo Crepet:

"Riempiamo la loro vita di impegni. Trasformiamo il tempo in compiti. E non ci accorgiamo che così lo uccidiamo, il tempo. Per cui un bambino va a scuola, e dopo la scuola c'è la palestra, quindi inglese, poi musica. [...] Ci sono bambini che vivono come amministratori delegati. C'è bisogno di questo? Credo di no. [...] Sappiamo bene che non c'è nessuna relazione tra una vita così intensamente vissuta e la crescita dei ragazzi. Che ha a che fare piuttosto con il loro grado di autostima, con la capacità di far fronte agli eventi negativi, con le risorse affettive. Tutte caratteristiche che non vengono certo favorite da una educazione competitiva o da una vita zeppa di cose da fare, appuntamenti da rispettare, traguardi da raggiungere. [...] Penso che bisognerebbe insegnare ai bambini a perdere del tempo. Che è una gran bella fatica. Perché perdere del tempo non vuol dire né oziare né alienare il tempo. Vuol dire invece declinarlo secondo una dimensione emotiva e relazionale anziché cognitiva. [...] Diamo il tempo ai nostri bambini. Insegniamo loro come cercarlo....ma prima cerchiamolo noi!"

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