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Obesità infantile: nuove regole per aziende e genitori

Gli Italiani sono i più snelli in Europa, ma i loro figli hanno seri problemi di sovrappeso e di obesità. L'obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale

obesita-infantileGli Italiani sono i più snelli in Europa, ma i loro figli hanno seri problemi di sovrappeso e di obesità. L'obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale. Il fenomeno, denunciato a gran voce dai più autorevoli nutrizionisti (in Italia colpisce un bambino su quattro) è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo; in pratica si introducono più calorie di quante se ne consumano. Ce ne parla il Dott. Antonio Pacella (medico-nutrizionista).

I numeri
Nell’Unione Europea i dati riportano che sono 14 milioni i bambini in questa situazione e il loro numero cresce rapidamente di 400.000 l'anno. Ed è proprio in Italia, ma anche in Spagna, Portogallo, Malta e Cipro che si registrano percentuali superiori al 30% di bambini sovrappeso o obesi tra i 7 e gli 11 anni.

Un sondaggio pubblicato a Bruxelles dalla Commissione UE, conferma che l'83% degli europei (e il 79% degli italiani) ritiene che i bambini siano oggi più obesi di cinque anni fa, e l'85% delle persone intervistate chiedono un impegno pubblico per promuovere un'alimentazione sana e una buona attività fisica.

Il dialogo
Le buone pratiche sono state messe a punto nell'ambito della piattaforma europea creata a marzo per rafforzare il dialogo sull'alimentazione, la salute e l'attività fisica tra la Commissione europea, i rappresentanti dell'industria, dei consumatori, le organizzazione non governative, medici ed esperti sanitari.

Dal dialogo è emerso che un gruppo pilota di imprese - soprattutto multinazionali (da Coca Cola a Pepsi-Cola, da McDonald a Unilever a Kraft), ma non solo, hanno assunto 146 impegni che stanno portando i primi risultati.
Nell'ambito dell'Unesda, che riunisce le associazioni dei produttori di bevande analcoliche, succhi e soft drink, (l'Assobibe in Italia) i rappresentanti di nove grandi gruppi si sono impegnati - ha spiegato all'Ansa Salvatore Gabola di Coca Cola - ad abolire la pubblicità radiotelevisiva, sui giornali e siti web per i bambini fino a 12 anni, ed un'agenzia esterna effettuerà un monitoraggio - soprattutto nelle fasce orarie dedicate ai bambini – per verificarne l'impatto.
Nessuna pubblicità anche nelle scuole elementari e più controlli nelle classi superiori (dove nei distributori verrà proposto in primo luogo acqua e succhi il cui prezzo sarà inferiore alle altre bibite).
Tuttavia in alcuni paesi come l'Italia l'azienda produttrice non ha un controllo diretto sui distributori automatici e dovranno essere quindi sensibilizzati i distributori commerciali che ne sono responsabili.

Tra le nuove iniziative c'e' anche l'impegno di diverse società in relazione a prodotti di largo consumo - dall' hamburger alle bibite gassate alle zuppe solubili - di porre in evidenza su tutti gli imballaggi, ed in modo estremamente chiaro, il numero di calorie che il prodotto confezionato contiene, ma anche il valore che rappresenta rispetto al fabbisogno medio giornaliero che una donna, un uomo o un giovane dovrebbero assumere..

Tra i grandi gruppi che hanno partecipato all'iniziativa c'è chi sta facendo sforzi per riformulare i propri prodotti: più vitamine, più fibre, ma anche -40% di grassi ad esempio nella produzione di gelati, oltre a meno zuccheri e minor sodio. (fonte: ANSA).

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO
La definizione di sovrappeso/obesità nel bambino è più complessa rispetto all’adulto, il cui peso ideale è calcolato in base al BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea = peso in Kg diviso l'altezza in metri, al quadrato). In attesa di trovare dei parametri di riferimento più adeguati, il BMI è stato proposto anche per i più piccoli. Pertanto si definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale; in soprappeso se supera del 10-20%, oppure quando il suo BMI è maggiore del previsto.
La crescita ponderale del bambino si calcola facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età. La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile. Più si supera il valore medio più aumenta il rischio obesità.
Ci sono mamme che passano ore in palestra, praticano jogging, bilanciano le calorie della propria dieta in maniera eccessiva, ricorrono in casi estremi alla chirurgia plastica per eliminare accumuli di grasso e cellulite, ma paradossalmente non si accorgono dei chili di troppo dei loro figli: è sufficiente questa valutazione per decidere di affrontare il problema. L’obesità infantile ha una genesi multifattoriale, essendo il risultato di diverse cause più o meno evidenti che interagiscono tra loro; in primo luogo una eccessiva/cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica e a fattori di tipo genetico/familiare; rari i casi di obesità legati ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo o disfunzioni surrenali.

Per ulteriori informazioni:
www.ministerosalute.it

Silvia Casini
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