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I neonati riconoscono le emozioni negli occhi degli adulti

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Paura e felicità: uno studio mostra che i neonati sanno interpretare le emozioni che vivono i loro genitori guardandoli negli occhi

NEONATI RICONOSCONO LA PAURA - Uno studio condotto dai ricercatori dell'Istituto Max Planck di Lipsia ha scoperto che i neonati anche più piccoli di sette mesi sono in grado di riconoscere la paura e la felicità negli occhi di qualcuno. E reagirebbero di più in risposta alla paura che alla felicità.

Gli studiosi hanno condotto alcuni esperimenti con un'elettroencefalografia su un campione di bambini.

Nel primo esperimento a 24 bambini sono state mostrate immagine di occhi senza nessun altro dettaglio del viso. Gli occhi mostravano emozioni come la paura o la felicità e i test hanno confermato che i bambini reagivano di più agli occhi impauriti che a quelli felici.

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Gi occhi impauriti hanno pupille più piccole e la zona bianca (sclera) più grande rispetto agli occhi che esprimono felicità. Secondo gli studiosi i bambini leggono questa differenza in soli 50 millesecondi e reagiscono di fronte ad occhi impauriti.

La sclera è la zona bianca dell'occhio. Secondo gli esperti la sclera  si è evoluta in modo tale da permettere agli esseri umani di vedere dove guardano gli altri, perchè la direzione dello sguardo è legata agli stati emotivi. Sarebbe per questa ragione che le sclere delle donne hanno dimensioni maggiori rispetto agli uomini.

L'importanza di parlare ai neonati

Un paio di occhi impauriti o sorpresi hanno le sclere più grandi rispetto agli occhi che mostrano altre emozioni, come la felicità. Lo studio rivela che i bambini riconoscono inconsciamente la paura negli occhi di qualcuno, analizzando le sclere in meno di 50 millisecondi.

Lo stesso risultato è stato raggiunto in un secondo esperimento in cui a 22 bambini sono stati mostrati occhi di persone dal vivo e non in foto.

L'attuale studio fornisce la prova della rilevazione inconscia delle emozioni e che nel cervello umano neonato esistono dei meccanismi di rilevazione sociale veloci ed efficienti che probabilmente forniscono una base fondamentale per lo sviluppo delle abilità sociali interattive

spiega Sarah Jessen, del Max Planck Institute.

 

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