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Musica e bambini, un legame unico

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Il progetto Nati per la Musica promuove l'amore per la musica sin da bambini. Ma perchè la musica è così importante? Lo spiega la pediatra

Nati per la Musica

Fin dall’antichità la Musica è stata oggetto di analisi, studi, interessi, elemento terapeutico per il corpo e lo spirito.

Platone nel 400 a.C. così scrive nei suoi Dialoghi: 

La musica è una legge morale:
essa dà un’anima all’universo, le ali al pensiero,
uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza,
un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose.
Essa è l’essenza dell’ordine ed eleva ciò che è buono,
giusto e bello, di cui essa è la forma invisibile,
ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna.

Molti di noi conoscono il progetto Nati per Leggere, la proposta e la lettura di testi per ogni età pediatrica, e sull’onda di questa positiva esperienza la Società Italiana di Pediatria ha deciso di appoggiare il nuovo programma Nati per la Musica, per i bimbi da 0 a 6 anni, perchè la Musica, questo meraviglioso suono che circonda l’intero mondo, non rimane misconosciuto nemmeno al sordo, e coinvolge in diversi modi il bambino.

Un mio paziente ora 14enne, Michele, la prima volta che udì il suono delle campane del suo paese rimase estasiato a tal punto che ogni giorno si faceva portare ad ascoltare le campane che suonando scandivano il ritmo della giornata e gli eventi della vita dell’uomo: l’inizio del mattino, il pranzo, la fine della giornata e la campanella che ancora oggi scandisce le 21, l’ora in cui i bimbi, da noi in Friuli, per usanza, vanno a nanna, e poi la nascita, la morte, il matrimonio, le festività religiose e non…! Più grandicello Michele decise di approfondire l’arte del campanaro con lo studio appropriato e oggi è il più giovane campanaro diplomato del FVG. Ma oltre a questa particolarità Michele attraverso la Musica ha acquisito fiducia in se stesso, gioia per la vita e la natura, ritmo, destrezza, gaiezza, cultura per un’arte antica e in via di estinzione, amore per il prossimo, capacità di concentrazione e di con-dividere le ore di studio scolastico con le ore per la musica, ecc..

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Ma che cosa è veramente la Musica?

  • Attraverso l’interazione non-verbale apre nuovi canali di comunicazione sonora e corporea
  • Tutti siamo «strumenti musicali» (strutturazione ritmica a livello biologico e percettivo)
  • La musica è innata in ogni essere umano
  • La musica è parte della cultura di ogni comunità
  • Il suono ha un potere di penetrazione nella pelle e nella psiche più efficace della sola parola
  • Stabilisce una possibilità di relazione basata sulla capacità di gratificarsi
  • Utilizza una sintassi della ripetizione che genera senso di sicurezza e prevedibilità
  • Facilita la percezione uditiva e la memoria con strutture meno complesse del linguaggio verbale
  • Offre la possibilità di conseguire risultati appaganti e di partecipare ad esperienze positive
  • Consente la diagnosi, il livello di rendimento, sviluppo e le potenzialità del soggetto
  • Sviluppa la capacità di discriminazione dei suoni, alla base del linguaggio verbale e della lettoscrittura

La parola non è il solo mezzo di comunicazione che distingue l’uomo fra tutti gli abitanti del mondo animale. Ne esiste un altro: la Musica, intesa come linguaggio, sonoro ed universale, semplice ed immediato per ogni bimbo. Rumori e suoni sono parte inscindibile del neonato già dalle prime settimane di gestazione e, per il resto della vita, saranno fonte di emozioni, cura per l’anima, e il corpo, nutrimento per il cervello.

La pratica musicale, che coinvolge udito, tatto, vista, moto, emozione, interpretazione dei simboli, attiva meccanismi tali per cui, in un contesto formativo quale la prima infanzia, tutte le attività ludico/didattiche si alimentano reciprocamente al punto di poter concretamente parlare di percorso olistico, dove

  • arte e suoni,
  • psicomotricità e ritmo,
  • linguaggio e ascolto,
  • teatro e canto

si fondono attraverso una unica variabile: la creatività.

La dimestichezza con i suoni e i materiali che li producono favorisce l’acquisizione di alcune importanti capacità percettive:

  • le capacità visive, vedi i giocattoli sonori in cui le parti che producono suoni sono molto caratterizzate dalla forma e dal colore, e ovviamente
  • le capacità uditive, anche un bimbo molto piccolo è in grado di distinguere l’intensità di un rumore, sa riconoscere il timbro della voce di una persona nota, ecc.: abbiamo quindi la prova che anche un bimbo in tenerissima età sa riconoscere le principali caratteristiche dei suoni.

Familiarizzare con i suoni e la musica stimola il bambino ad acquisire la capacità di organizzare l’esperienza secondo le categorie spazio-temporali, incoraggiandolo a identificare, nei suoni, non solo l’altezza, l’intensità, il timbro, ma anche la durata (nozione tempo) e la provenienza (intuizione dello spazio).

La musica aiuta i bambini?

Le attività di musica d’insieme, es. cantare in coro, si basano sul riconoscimento e sul rispetto di regole specifiche che, come tutte le regole possono essere anche in discussione e modificate in quanto originate da una convenzione. La musica contribuisce a creare un clima positivo, crea momenti di relax e momenti sensorialmente e culturalmente vivaci. La musica, linguaggio non-verbale, stimola l’espressione e la comunicazione, contribuisce a far sì che il bambino stia bene con se stesso e con gli altri, stimola l’autonomia, la creatività, e nel contempo si avvantaggia della cooperazione, es. i giochi musicali d’insieme, incoraggiando la socializzazione e la collaborazione.

L’obiettivo dell’educazione musicale nell’età dell’infanzia non deve essere quello di aggiungere altri stimoli ai tanti già presenti nella vita del bimbo di oggi, o di riempire ulteriormente il suo tempo per distrarlo o intrattenerlo, ma bensì di promuovere una relazione adulto-bambino, all’interno della quale l’uno possa rivolgersi all’altro per comunicare non più solo attraverso le parole e il racconto, ma anche con l’ascolto musicale e il canto.

Lo sviluppo della musicalità nel bambino

La capacità di apprendimento è più sviluppata alla nascita e decresce progressivamente con l’età. Il periodo più fecondo è quello che va dalla nascita, o addirittura dal periodo prenatale, fino al compimento dei diciotto mesi di vita, intervallo nel quale il bimbo impara attraverso l’esplorazione e la guida non strutturata dei genitori e delle persone che gli stanno vicino. Tra i due e i cinque anni, il bimbo inizia a ricevere una guida di tipo informale non strutturata e strutturata sia entro la famiglia sia nell’ambiente prescolare. Una precoce guida informale nello sviluppo delle basi dell’apprendimento da parte dei genitori o degli insegnanti darà modo al bambino di trarre, poi, una vantaggio maggiore dalla propria istruzione, mentre il contrario ridurrà i benefici futuri. È impossibile restituire al bambino le opportunità perdute durante il periodo in cui vengono poste le basi dell’apprendimento con una istruzione di tipo compensativo.

Ciò che si è perso non si potrà più recuperare! Basti pensare alla difficoltà che gli adulti incontrano quando imparano una seconda lingua.

Perché il neonato è così attratto dai suoni e dalla musica?

Durante i primi anni di vita il bambino sembra essere spontaneamente incline a comunicare in modo musicale o secondo modalità vicine al linguaggio musicale: lancia oggetti coordinando il gesto motorio, il respiro, la voce come fanno i musicisti con il proprio strumento musicale, sbatte ritmicamente le cose fra    loro con l’energia ritmica di un percussionista…

Questa innata vicinanza al linguaggio musicale è riconducibile al ruolo che proprio il suono riveste nella relazione tra mamma e bambino nella vita prenatale. Questa è caratterizzata, per tutta la sua durata, dalla presenza di vibrazioni sonore che risuonano nel corpo materno. Nel liquido amniotico, i suoni che la mamma emette volontariamente, parlando e cantando, quelli prodotti dal corpo, il battito cardiaco, il respiro, i rumori viscerali, ecc., risuonano e arrivano al bambino che, prima ancora di ascoltare con l’orecchio, percepisce sulla sua pelle, come massaggio, le vibrazioni sonore trasmesse dal liquido amniotico.

Questo è, come molti autori hanno descritto, un vero e proprio universo sonoro. Se valutiamo attentamente durante i primi mesi di vita la comunicazione tra madre e bimbo ha caratteristiche sonoro-musicali evidenti. La madre dialoga intimamente con lui come a voler garantire la continuità con il bagno sonoro della vita prenatale, e accompagna le proprie espressioni facciali con vocalizzi di suoni, piccole melodie, ritmi, intonazioni… Il suono ha una sua importanza e anche nella vita adulta ha effetto rassicurante, specie in situazioni di insicurezza o di smarrimento spazio-temporale, es. l’attesa, aiuta a superare la diffidenza di estranei…

Dalla ricerca scientifica sappiamo che l’attitudine musicale si sviluppa fino ai 9 anni di età, durante i quali, e specie nei primi tre, l’assorbimento di stimoli musicali di qualità potrà incidere sulle future potenzialità di apprendimento. Alla luce di quanto detto è importante che il bambino possa vivere i suoi primi anni di vita in un ambiente in cui gli adulti attorno a lui ascoltano o fanno musica con piacere, lo lasciano libero di partecipare e di condividere i momenti di ascolto o di fare musica in modo espressivo e naturale.

Possiamo concludere che far familiarizzare i bambini con i suoni e la musica può contribuire validamente allo sviluppo globale dei bimbi, promuovendo la formazione non solo del gusto e della sensibilità estetica, ma anche la formazione logica, l’acquisizione delle coordinate spazio-temporali, la strutturazione dell’immagine corporea e della coordinazione motoria. Inoltre contribuisce alla socializzazione favorendo il consolidarsi di nuovi rapporti sociali che integrino e arricchiscano il ristretto numero di rapporti che è proprio della famiglia nucleare moderna.

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