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Quando nasce un bambino: cosa c'è da sapere?

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Quale tipo di informazione potrebbe essere inclusa nell'educazione perinatale, in modo da affrontare con più preparazione e consapevolezza la nuova vita insieme?

Avendo avuto due bambine negli ultimi tre anni ho notato due cose principali in molti materiali dedicati alla gravidanza: il numero di articoli duplicati in forma pressoché identica, lo spazio dedicato alla dimensione fisica della gravidanza, sia rispetto alla mamma che al bambino.

Mi chiedete se si parli anche dei papà? In realtà non molto, ma per ora sorvoliamo. Le pubblicazioni dedicate all'attesa di un figlio, come molti corsi preparto, sono ricche di suggerimenti per l'alimentazione, lo sport e il riposo. Proprio le prime tra parole che molto spesso una mamma si dimentica appena torna a casa dopo il parto.

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E allora può essere che lei o qualcuno vicino a lei si trovi a cercare su internet qualche informazione sul post partum, perché si sa che gli ormoni... Riprendo dall'inizio: quale tipo di informazione potrebbe essere inclusa nell'educazione perinatale per coltivare la dimensione affettiva, relazionale e psichica dei genitori e del bambino, in modo da affrontare con più preparazione e consapevolezza la nuova vita insieme?

Ritorno a casa con il neonato. Come affrontarlo

Le ricerche scientifiche degli ultimi decenni hanno mostrato come lo sviluppo del feto non sia solo fisico, ma anche psichico. Mentre in precedenza si credeva che il neonato nascesse impreparato e si trovasse confuso di fronte ad una realtà per lui indistinta e senza senso, le ricerche oggi ci mostrano un quadro molto diverso. Ad esempio, i neonati, e già i feti, riescono a distinguere sequenze di suoni molto simili tra loro, distinguono una melodia familiare da una sconosciuta, prediligono alla nascita una filastrocca già ascoltata tra la 33 esima e la 37esima settimana di gestazione e, infine, cercano da subito il volto umano e il contatto visivo come ad assicurarsi che ci sia qualcuno pronto ad ascoltarli e ad offrire cure.

I bambini, infatti, sono come preparati a cercare figure di riferimento con cui entrare in relazione. Questa lettura dei dati scientifici pone in risalto il ruolo del pianto e della comunicazione prima, del linguaggio poi, come ponte attraverso cui instaurare relazioni di cura piene di significato, e non solo per il momento presente.

Come riconoscere i motivi del pianto del bambino

Come rispondere al pianto? Come relazionarsi con il bambino? Come stimolarne il linguaggio? Come capire se tutto procede bene sul piano linguistico e relazionale? Quando e come introdurre una seconda lingua? Quando e cosa leggere si bambini? Queste sono alcune delle informazioni che possono essere di supporto alle cure nel primo anno vita. Queste nuove conoscenze aiutano a capire come l'attesa di un figlio possa e debba essere preparata nella consapevolezza di quali competenze e necessità emotive, cognitive e relazionali abbiano i neonati.

E questo bagaglio di conoscenze, messe nella giusta prospettiva scientifica e non ideologica, possono rappresentare i primi strumenti di supporto ad una genitorialita' consapevole e critica, autonoma di fronte alle nuove sfide e pronta a cogliere tutte le gioie e opportunità per crescere con i propri figli.

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