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Lasciamo ai bambini le loro manie?

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La psicologa ci parla della funzione specifica delle manie nei bambini e ci spiega come evitare che alcuni riti si trasformino in disturbi ossessivi

Manie nei bambini

Attorcigliare i capelli, succhiarsi il pollice, tirarsi le orecchie, toccare i piedi, ricercare il seno materno...Son tutte manie dei bambini durante il periodo della crescita. Ma è giusto lasciar loro la libertà di farlo? Una pianetina scrive per chiedere un consiglio sulla mania della sua bimba:

"La mia bambina di 28 mesi ha una piccola "mania", quando è molto stanca o per rilassarsi e coccolarsi si tocca i capelli, e quando stiamo insieme (quando sto con lei per addormentarla o anche solo quando sta in braccio a me per un po’ di coccole..) tocca anche i miei capelli. Ora, i miei quesiti sono 2: delle volte, quando è più nervosa diventa convulsa, pur di toccarsi i capelli usa una sola mano per fare le altre cose (mangiare, giocare) e a volte li tira forte! (sia i suoi che i miei!) Pensa che questo possa diventare un problema in futuro? Seconda cosa...io vorrei proprio tagliarmi i capelli corti! Sono una mamma e una donna attiva e vorrei liberarmi di questa incombenza "lava-asciuga- stira capelli", non sono il tipo di donna che sopporta di passare ore a prepararsi, ma ho paura di come mia figlia possa reagire a questa cosa...il fatto di toccare i capelli è una cosa "intima" tra noi, più cresce e meno gesti come questi rimangono via via che acquista la sua indipendenza, ma questa cosa proprio non accenna a mollarla e io ho paura di "troncarla" in questo modo. Mio marito dice di tagliarli, così finalmente perderà il vizio e io sarò "libera", ma lui è un uomo, sarà troppo semplicista o io mi preoccupo eccessivamente?"

L’ansia di separazione nel bambino

I bambini hanno delle necessità che a volte non sono così comprensibili agli adulti, anzi, molto spesso, diventano dei veri e propri tormenti. Le loro manie possono variare di tipologia e nelle maggior parte delle volte tendono a dileguarsi soprattutto se assecondate, mentre altre diventano delle modalità comportamentali con caratteristiche compulsive. Nella fase di distacco dalla mamma, che avviene generalmente per fasi, il bambino ha bisogno di un ‘supporto’ e quando è avvenuto frettolosamente o ha comportato un certo ‘stress’ il piccolo ‘ricerca’ qualcosa che possa sostituirla per evitare che l’angoscia lo travolga.

Secondo la Mahler, infatti, i neonati vivono una fase simbiotica fino al IV mese di vita. In seguito al quale avviene il processo di separazione-individuazione fino al III anno di vita. Naturalmente tale percorso può comportare anche delle esperienze ‘traumatiche’ per cui se non c’è stata ‘costanza dell’oggetto’ (mamma) nel rispondere alle sue necessità, bisogni e richiesta di attenzioni, il bambino sarà ‘carente’ da quel punto di vista e cercherà di ‘compensare’ diversamente. Nello specifico, nella fase di passaggio il bambino utilizzerà un ‘oggetto transizionale’ che secondo Winnicott è indispensabile per favorire la sua autonomia dalla madre.

Come è ben chiaro, quindi, queste ‘manie’ hanno carattere di transitorietà tendono quindi a scomparire crescendo.

Cosa succede se le manie non vanno via? 

La loro persistenza dipende quasi ed elusivamente dall’importanza che assume nel contesto familiare e/o relazionale del bambino o, ancora, se la mamma ‘impedisce’ o ‘ostacola’ involontariamente questo momento. In effetti, l’assiduità dell’automatismo rassicura il bambino e placa la sua ansia. È proprio nei momenti più difficili che ricorre ai ‘riti’ consolatori poiché hanno una funzione specifica.

Nel momento in cui, però diventano vere e proprie fissazioni e tendono a persistere nel tempo si può parlare di compulsione per cui rientriamo nel disturbo ossessivo: la tricotillomania e l’onicofagia ne sono un esempio.

Come evitare che le manie si trasformino in disturbi ossessivi

Il distacco e l’allontanamento dall’oggetto verso il quale il bambino ha rivolto la sua attenzione dev’essere graduale sarà, infatti, lui stesso a dimenticarsene poiché col passare del tempo riverserà e compenserà ‘diversamente’ la sua funzione divenendo più autonomo e indipendente anche dal punto di vista emotivo. Potrà, in questo caso, riuscire a orientarsi intimamente per trovare rassicurazione rispetto all’esterno e alle nuove esperienze con cui si confronterà.

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