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Le fobie dei bambini

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La paura è una risposta adattiva ad un pericolo o ad una minaccia mentre la fobia è una paura eccessiva ed immotivata: ma quali sono le fobie dei bambini?

Quali sono le fobie dei bambini

Si definisce fobia una paura di situazioni, oggetti o enti che in se stessi non sono pericolosi, o lo sono soltanto in potenza. Sappiamo che la paura rappresenta una risposta adattiva ad un pericolo o ad una minaccia, la fobia è una paura eccessiva ed immotivata, che genera un evitamento della situazione o dell’oggetto temuto. Ma quali sono le fobie dei bambini?

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Nella storia della Psicoanalisi l’esempio di fobia infantile più celebre è quella del piccolo Hans, un caso clinico descritto da Sigmund Freud, ricostruito a posteriori analizzando l’adulto. Il piccolo Hans aveva paura dei cavalli. Il padre della Psicoanalisi riconduce le fobie alla problematica del complesso di Edipo, interpretando la fobia del bambino come uno spostamento inconscio dell’ansia generata nel figlio dal padre: il cavallo diventa pertanto l’oggetto su cui l’ansia viene inconsciamente spostata del bambino. Freud non sbaglia ad identificare la fobia come un disturbo che ha alla base l’ansia: anche attualmente infatti la nosografia psichiatrica considera i disturbi fobici all’interno dello spettro dei disturbi ansiosi

Paure e fobie nei bambini

Generalmente in età infantile le fobie specifiche, cioè quelle che interessano particolari oggetti o enti sono acquisite per imitazione (modeling) del comportamento genitoriale: è facile che se il genitore ha una particolare fobia, ad esempio l’aracnofobia, cioè la paura specifica dei ragni, trasmetta questa paura al figlio, perché ogni qual volta si trovera’ nella situazione specifica temuta in presenza del figlio non riuscirà a contenere la propria ansia. Il bambino pertanto imparerà, osservando il volto terrorizzato del genitore ed assistendo alla sua reazione di panico, che del ragno si deve avere paura.
Questo meccanismo di imitazione è molto comune soprattutto in età pre-linguistica, quando il bambino è molto piccolo. Infatti, per decidere del proprio stato emotivo il bambino fa particolare affidamento su ciò che legge sul volto del genitore.

Questo fenomeno è noto in letteratura con il nome di riferimento sociale. E’ quindi determinante l’atteggiamento del genitore nei riguardi dei comportamenti fobici del figli: se egli riuscirà a scoraggiali, mostrando che egli stesso non teme quella situazione, perché non vi è nulla di cui spaventarsi, questo consentirà l’attenuazione del sintomo del bambino.

Un’altra origine di fobie in età infantile è rappresentata da un possibile evento traumatico: bisogna qui ricordare che il termine trauma è molto generico, in primo luogo perché il trauma ha una dimensione soggettiva che fa sì che ciò che è traumatico per una persona non debba necessariamente esserlo per un’altra. Inoltre ciò che viene considerato traumatico per un adulto non è equivalente per un bambino: per un bambino, infatti, soprattutto se di età inferiore ai quattro anni, e quindi con ridotte capacità cognitive e linguistiche per la comprensione e l’elaborazione del trauma, possono risultare traumatici anche eventi che sembrano essere di poco conto, come l’aggressione di un animale o un intervento chirurgico.

Cosa provoca i risvegli notturni

Per esempio se un bambino infastidisce un cagnolino, il cagnolino alla lunga può reagire mordendogli la mano. Di qui il bambino può sviluppare una paura dei cani che si può protrarre fino all’età adulta, se non avrà la possibilità di elaborare, anche in età successive le motivazioni dell’aggressione dell’animale e di correggere quest’esperienza con una serie di esperienze positive, nelle quali ad una stimolazione non invasiva non corrisponde l’aggressività dell’animale.

Altre fobie molto comuni sono connesse all’ansia di separazione dal genitore: un esempio classico è la paura del buio. Questo tipo di fobie hanno un carattere transitorio, nel senso che rappresentano delle tappe evolutive che in genere si risolvono spontaneamente. Possono inoltre essere arginate facilmente dal genitore rassicurando il bambino e dimostrandosi accessibile nel momento in cui il bambino necessita della sua vicinanza

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