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Le bugie dei bambini: perché non vanno punite e come affrontarle

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Le bugie dei bambini non hanno tutte lo stesso peso e non sempre si tratta di vere bugie. La pedagogista ci spiega perché accade e come reagire

Le bugie dei bambini

“Vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo.” C.Collodi, Pinocchio

Secondo la definizione del dizionario Garzanti la bugia è “una cosa non vera, che viene detta ben sapendo di non dire la verità”. Dire una bugia avviene spesso in modo naturale e si configura come un modo per “influenzare” il pensiero e lo stato emotivo di chi colui a cui viene detta. Le bugie dei bambini sono pronunciate molto spesso con facilità, senza rifletterci su, in diverse circostanze della loro vita relazionale. 

Le diverse tipologie di bugie

Esistono diverse tipologie di bugia:

  • La calunnia

è la più grave forma di bugia, utilizzata dal bambino per salvarsi o per demolire l’immagine dell’altro. Un comportamento deplorevole è quello di calunniare un amichetto oppure un famigliare. In genere il piccolo calunniatore si sente vittima di ingiustizie da parte dei propri famigliari o dagli educatori scolastici. Si tratta di bambini che sia covano un certo risentimento verso chi non l’ ha creduto mentre diceva la verità sia, addirittura, possono essere stati puniti aspramente pur non avendo commesso alcunché.

  • La bugia di discolpa

è sintomo di un’insicurezza tipica dell’infanzia, degli anni in cui il bimbo ha ancora poca fiducia nelle sue capacità e non ha fatto proprio il concetto di responsabilità.

Cosa siamo disposti a raccontare ai nostri figli per semplificarci la vita?
  • La vanteria

è un espediente attraverso il quale il bambino, inventando, manifesta la volontà di compensare l’inadeguatezza provata (ad es. il non sentirsi all’altezza di certe situazioni, di vivere in certi ambienti) e lo fa inventando fatti, cose, situazioni con la sua fervida immaginazione.

Perché i figli dicono bugie

Più che parlare di vere e proprie bugie è più calzante usare l’espressione “storie non vere”, fatti molto spesso inventati e coloriti dalla fantasia tipicamente infantile. In età prescolare, quindi, i bambini difficilmente raccontano intenzionalmente le bugie con la malizia tipica, invece, dell’età più adulta. Durante l’infanzia il bambino avverte preponderante il desiderio di autonomia e di autodeterminazione, desidera contrapporsi ai genitori e non percepisce ancora la linea di demarcazione tra fantasia e realtà. Il bambino vive in una dimensione magica in cui parla della realtà circostante non in base a come questa si presenta, ma secondo come vorrebbe che fosse! Sfruttando ogni sfumatura della propria colorata creatività e fantasia, inventa e propone storie che finiscono col riflettere le capacità cognitive proprie di quella fase di crescita.

Tra l’altro, la capacità di inventare e costruire storie è sinonimo di intelligenza, di un magma informe di pensieri che cerca di strutturarsi. Cosa fare se un bambino dice le bugie Nonostante la bugia in età infantile sia sinonimo di espressione intellettiva del bambino in quella determinata fase di vita, certamente non incontra l’approvazione dei genitori che, come il buon senso suggerisce, mal sopportano che il piccolino di casa possa comportarsi a volte da bugiardo. Nonostante le interpretazioni psico-pedagogiche della genesi delle bugie infantili, risulta sgradevole per una mamma o un papà ascoltare il proprio figlio che millanta situazioni inverosimili ricche, magari, di connotazioni negative e sproporzionate rispetto alla realtà.

Cosa fare?

È, dunque, consigliabile correggere subito il piccolo, anche perché, a partire dai 5 anni circa, inizierà a “produrre” bugie più consapevolmente, iniziando quindi ad avvicinarsi alle più perniciose bugie appartenenti, purtroppo, all’età adulta.

Una regola fondante nella relazione educativa genitore-figlio in merito alla questione bugie è quella di mantenere la calma, contestualizzare il “fattaccio” in base all’età del proprio figlio, alla situazione in cui la bugia è stata detta e al destinatario della bugia stessa. Assumere un atteggiamento aggressivo e colpevolizzante può indurre il bambino a chiudersi in se stesso. No, quindi, ad un modus accusatorio incandescente, anche se il dispiacere provato dall’adulto in quella circostanza può davvero essere notevole! Può capitare che il genitore si senta “tradito” da quel bambino ancora così piccolo per “dire certe cose”, finendolo per etichettare come furbastro o monellaccio, perché “i bambini bravi e buoni non dicono le bugie!”.

Occorre scardinare questi luoghi comuni, veicolando ai genitori il convincimento della “fisiologicità” della bugia, onde scongiurare danni alla psiche del bambino, causati dalla stigmatizzazione a mezzo di sgradevoli epiteti. E’ pur vero, però, che da una certa età in poi il piccolo va educato alla verità e responsabilizzato dinanzi alle sue azioni, positive e non. Sicuramente quello del dire le bugie diventa un evento “grave” in rapporto alla frequenza con cui vi si fa ricorso.

Come insegnare ai bambini a dire la verità

Le bugie non possono essere “prevenute”, ma certamente si può insegnare ad un bambino a dire la verità. Il buon esempio è il motore dell’azione educativa in questo frangente come, in realtà, in tutte le fasi dello sviluppo di un figlio.

  • Mai ricorrere a bugie apparentemente innocue per ottenere un risultato come, ad esempio “Non posso accompagnarti al parco perché c’è troppo vento” (e magari, fuori c’è una giornata splendida, ma la mamma o il papà per motivi personali non può accompagnare il bimbo a giocare)
  • Evitare bugie palesi così da non correre il rischio di essere smentiti (specialmente se si tratta di un bimbo più grandicello). In tal caso l’esempio sarebbe del tutto negativo e il bambino, che agisce -sovente- per imitazione, coglierà tutto il lato negativo della bugia del suo adulto di riferimento e tenderà a riprodurne l’atteggiamento (errato).
  • Nella vita quotidiana è fondamentale evitare di riporre troppe aspettative nel bambino! Il genitore- quasi inevitabilmente- tende a volere un figlio sempre ordinato, diligente e all’altezza di ogni situazione, anche la più complessa. Tale naturale atteggiamento, però, se esasperato, può creare un senso di inadeguatezza e, talvolta, di frustrazione nel bambino, teso nello sforzo di sentirsi degno delle aspettative dei propri genitori. Deve essere sempre tenuto presente che -talvolta- le bugie nascondono problematiche relative alla vita individuale e relazionale del piccolo. Dunque il genitore deve far comprendere che, con il proprio aiuto, si può affrontare e superare ogni ostacolo, mentre modificando o, addirittura, inventando una realtà/situazione, non si raggiungerà il risultato sperato.
  • In particolar modo, in presenza di bugie frequenti, apparirà importante individuarne l’origine, instaurando un contatto empatico ed una comunicazione efficace con il bambino e approfondendo le motivazioni intrinseche alla bugia: “Come mai hai detto questa cosa….. cosa sta succedendo? Voglio aiutarti…”
  • Sconsigliato qualsiasi metodo punitivo: la bugia non va punita. Il bambino può e deve essere redarguito, ma, al contempo, occorre essere comprensivi e facilitare un confronto a “cuore aperto” con il piccolo mentitore, che sta celatamente vivendo una situazione di disagio più o meno intenso. Quando la bugia viene scoperta il bambino si sente vulnerabile, indifeso. L’umiliazione, l'offesa, la voce alta o un atteggiamento iracondo, certamente non permetteranno di “entrare” in quell’universo ricco e delicato che è il cuore di un figlio.
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