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La psicomotricità

La psicomotricità in campo clinico ed educativo: per quali disturbi in età evolutiva è indicata

psicomotricitaLa psicomotricità ha avuto il suo boom negli anni Ottanta ed era spesso proposta nelle scuole. Con gli anni è cambiata molto affinandosi fino ad essere riconosciuta come una disciplina sanitaria.
Il bambino esprime le sue emozioni paure, affetti, sensibilità principalmente attraverso il corpo poiché almeno fino alla pre-adolescenza è questo il tramite principale attraverso cui manifesta i contenuti della sua mente e della sua psiche.

Le sedute di psicomotricità sono ambientate in luoghi caldi, colorati, in presenza di diversi attrezzi e materiali non strutturati (palloni, cuscini, cerchi, etc) In questi luoghi i bambini giocano e si relazionano ed interagiscono con la terapista.
Attraverso il gioco, in sedute individuali o di gruppo, a seconda modalità e stimoli che la terapista propone in modo graduale i bambini si aprono e mettono in luce, spesso più o meno consapevolmente, le loro emozioni, paure e problemi. La psicomotricista instaura con il bambino un rapporto privilegiato ed empatico che può portare alla risoluzione di diverse problematiche legate alla crescita e alla relazione con i coetanei e l’ambiente che lo circonda.

Un esempio classico è quello del bambino inibito che non sa cosa fare ed è bloccato ma ha interiorizzato tante richieste, a scuola e a casa, a cui non riesce a rispondere. Lasciandogli un po’ di libertà nel confronto con i suoi pari inizia subito a reagire al suo problema. Magari in modo non cosciente ma piuttosto fisicamente con l’uso del suo corpo. Dopo aver rotto il ghiaccio si può indurlo verso particolari attività, movimenti o giochi che con il tempo lo aiuteranno a cambiare.
Progressivamente il bambino inibito comincerà a rendersi conto dei suoi progressi e della sua capacità di esprimersi nella relazione con gli altri, I bambini nel corso delle sedute con una psicomotricista giocano in un ambiente caldo colorato e protetto. La terapista, di solito, indossa una tuta da ginnastica e si rotola per terra con i bambini poiché parla il loro linguaggio. La psicomotricità dunque è una disciplina che sviluppa il potenziale psicologico, espressivo e funzionale e sociale del bambino. Da molti anni ormai nei grandi centri della sanità pubblica o nel privato convenzionato si può accedere a terapie qualificate e specifiche per diversi problemi,

Nei casi di patologia conclamata o disabilità è fondamentale un lavoro di rete, ossia collaborare con la famiglia, la scuola, il neruropsichiatra, lo psicoterapeuta di riferimento. Il lavoro di rete è un modello di lavoro efficace e all’avanguardia che prevede la collaborazione di diverse figure professionali per esempio la logopedista o la pedagogista. La psicomotricità si occupa inoltre di problematiche comportamentali come l’aggressività, l’eccessiva timidezza, la troppo loquacità, le difficoltà relazionali ed anche di disturbi specifici (diprassia, disgrafia, ritardo psicomotorio etc) I genitori devono prestare attenzione ed ascolto ai segnali di disagio che i loro figli esprimono e che spesso sono veicolati proprio attraverso il corpo, la motricità e l’azione. La psicomotricista condividerà con i genitori un’ipotesi di aiuto e di intervento e verranno coinvolti anche gli insegnanti e altre figure di riferimento importanti nella vita del bambino. L’obiettivo è quello di formare una squadre e remare nella stessa direzione!

d.ssa Guliana Apreda
psicologa psicoterapeuta
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