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L'apprendimento delle lingue nell'infanzia

Sono sempre più numerose le famiglie che desiderano per i loro bambini l’apprendimento effettivo di una seconda lingua oltre all’italiano

La questione dell’apprendimento precoce delle lingue sta diventando di grande attualità: sono sempre più numerose oggigiorno le famiglie che desiderano per i loro bambini l’apprendimento effettivo di una seconda lingua oltre all’italiano, consapevoli che i propri figli dovranno misurarsi in un contesto articolato, nel quale non conoscere l’inglese potrà rappresentare uno svantaggio notevole.
 
C’è accordo pressoché unanime sul fatto che apprendere le lingue durante l’infanzia sia più semplice ed efficace, tuttavia non sono pochi le perplessità ed i timori che nutrono molti genitori al riguardo dell’esposizione precoce del bambino alla seconda lingua, ed ancora più gravi incertezze circa al come fare perché la semplice esposizione si tramuti in reale acquisizione dell’inglese. per i bambini più grandicelli e i ragazzi.
La moltitudine di approcci e credenze diverse rende difficile l’orientamento nell’offerta di corsi e insegnamenti linguistici, e soprattutto l’armonizzazione di questi con ciò che in definitiva sarebbe necessario per permettere ai nostri figli di acquisirne la reale padronanza, ovvero un rinforzo quotidiano in famiglia.
 
In questo breve articolo vorremmo sgombrare il campo di alcuni pregiudizi che, ad oggi, ancora permangono e offrire soluzioni semplici e alla portata di tutti per fare in modo che ogni bambino possa imparare l’inglese realmente.
La prima cosa che mi sento di raccomandare ai genitori che vogliono impartire al proprio figlio una buona educazione linguistica è di iniziare precocemente. Potenzialmente ogni bimbo potrebbe essere esposto alla seconda lingua dalla nascita. Non è vero che il neonato non è pronto ad imparare più lingue contemporaneamente. L’udito è il secondo senso che si sviluppa nel feto, subito dopo il tatto, e al momento della nascita è assolutamente formato e sviluppato, avendo il riconoscimento della voce della madre un’importanza fondamentale nel processo di bonding. Il bambino è quindi sensibilissimo alle voci: non solo nel loro timbro e tono, bensì anche nella scansione degli accenti tonici che, tra le altre cose, fanno differire una lingua da un’altra. Sofisticati esperimenti hanno dimostrato che i bambini sono in grado di riconoscere accenti tonici diversi e quindi lingue diverse.
 
Non è necessario che la madre gli parli in inglese se non è la sua lingua madre, ma introdurlo ai suoni della seconda lingua cantando o facendogli ascoltare anche cd di ninne nanne in inglese può essere un’ottima mossa, anche perché la musica “sintonizza” il cervello su una frequenza molto favorevole all’apprendimento (quando siamo rilassati e ascoltiamo suoni dolci e armonici, il cervello è eccezionalmente propenso a cogliere e memorizzare e soprattutto i suoni della lingua diventeranno per lui intimamente famigliari e piacevoli).

Questo approccio naturale, che consiste semplicemente nell’introdurre la lingua attraverso la musica nella vita di tutti i giorni, è a portata di chiunque e ha un effetto difficilmente misurabile ma certamente reale. Segnalo che è piuttosto semplice trovare CD adatti in commercio (ad esempio, le linee della Ladybird oppure, per chi è abile a cercare, anche su you tube si possono trovare, gratuitamente, svariati esempi di canzoni per bambini) con le melodie giuste per i vari momenti della giornata, allegate a libretti nei quali le madri possono trovare le parole delle canzoni e imparare quindi a cantare in prima persona al proprio figlio.

Io consiglio a tutte le mamme di imparare alcune ninne nanne da cantare ai bambini in inglese, perché il neonato apprezza soprattutto il suono della voce materna ed è piacevole cantare per il proprio bambino. 17)%Se siete preoccupati del non essere madrelingua, sappiate che la pronuncia  è molto favorita dal ritmo della canzone: quasi tutte canteranno con una pronuncia accettabile, mentre è più difficile parlare con una pronuncia corretta. Se non ve la sentite di parlare al vostro bambino in inglese, potete senz’altro cantargli in inglese con più facilità e soddisfazione, anche perché vedrete che i bimbi, crescendo, aiutati dalla musica, tenderanno ad imparare a memoria tutte queste canzoni cantate con voi con maggiore facilità di quelle ascoltate non dalla vostra voce.
 
In ogni caso, il consiglio è quello di iniziare l’esposizione prima possibile, e possibilmente prima dei tre anni. Entro questa età, infatti, il cervello del bambino apprende in un modo alquanto diverso e molto profondo. Inoltre, normalmente  a tre anni la prima lingua è fissata e quindi risulta più difficile insegnargli la seconda lingua senza fare riferimento alla prima. Questo modo mediato di insegnare è meno piacevole e spontaneo, oltre che meno efficace.
 
Nel prossimo articolo, vorrei fare riferimento a modalità concrete con cui rendere più efficace l’esposizione, in particolare a suggerimenti di canzoni, gesti e giochi concreti per mamme che desiderano insegnare a casa l’inglese ai loro bambini dagli zero ai cinque anni.
 
 
Claudia Adamo
direttore di una scuola di inglese specializzata in bambini e mamma di due bambini precocemente avviati al bilinguismo.


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