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Favorire il comportamento positivo nei bambini

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La pedagogista ci parla delle strategie che si possono mettere in campo quando i bambini fanno fatica a sviluppare determinati comportamenti

Favorire un comportamento positivo nel bambino

Se molte volte i genitori si trovano nella condizione di dover/voler scoraggiare un comportamento problematico “negativo”, altrettante si chiedono come poter promuovere e/o gratificare al meglio il figlio nel momento in cui mette in campo un comportamento adeguato e “positivo”. Si parte infatti dall'idea fondamentale che i comportamenti positivi possano e debbanno essere insegnati. 

Ma come farlo al meglio?

Esistono anche in questo caso delle semplici strategie che i genitori possono mettere in campo quando i loro figli sembrano far fatica a sviluppare determinate abilità o determinati comportamenti e sembrano necessitare di un aiuto che li agevoli in tali apprendimenti che spontaneamente non avverrebbero o, più spesso, avverrebbero con tempi più lunghi e/o con un maggiore stress per il figlio e quindi anche per i genitori. Molto spesso i genitori istintivamente mettono in atto queste strategie, senza aver bisogno di pensarci. Il riflettere in maniera più sistematica su di esse permette di averne maggiore consapevolezza e di poterle usare con più cognizione e in maniera più precisa e mirata. Ma vediamo nel dettaglio quali possono essere queste tecniche:

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Tecnica di aiuto e riduzione dell'aiuto (prompting e fading)

Il PROMPT è l'aiuto, lo stimolo, l'incoraggiamento che il genitore sceglie di offrire al bambino: può essere un suggerimento verbale, un aiuto gestuale o un aiuto fisico in cui fisicamente l'adulto si mette con il bambino a svolgere quella determinata azione. Il FADING consiste nella progressiva riduzione del PROMPT ovvero nel fatto che l'aiuto viene gradualmente attenuato fino a scomparire in modo che il bambino possa piano piano abituarsi a svolgere quel deterimnato comportamento da solo.

Il modellamento (modeling)

in questa tecnica l'adulto si pone semplicemente come modello da imitare: è lui per primo che “fa vedere” al bambino il comportamento positivo. Il desiderio di imitare il genitore (o un altro adulto di riferimento) dà al bambino la motivazione sufficiente per provare a mettere in campo il medesimo comportamento.

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Il modellaggio (shaping)

si basa sull'idea che ogni comportamento positivo possa essere scomposto in una serie di piccoli comportamenti intermedi che portano al comportamento finale definito “meta”. L'idea è che non si possa pretendere dal bambino subito la prestazione corretta e completa, ma che ci si debba “accontentare” e lo si debba gratificare di ogni piccolo sforzo che lui compie per migliorarsi e avvicinarsi sempre di più alla “produzione” del comportamento finale corretto e adeguato. Si presta molto bene in questo senso l'es. dello sviluppo del linguaggio: non si può pretendere dal bambino la produzione immediatamente perfetta delle parole, ma è opportuno premiare e lodare tutti i suoi sforzi di comunicazione e i suoni da lui prodotti per farsi capire che si avvicineranno sempre di più alla parola-meta.

Il concatenamento (chaining)

Questa tecnica, molto legata allo shaping, va a scorporare l'abilità finale, il cosiddetto comportamento atteso in piccoli step successivi e quindi presuppone che si vada ad insegnare al bambino rinforzando e premiando gradino per gradino ogni sua prestazione. Una volta che ha raggiunto uno step si andrà a stimolare e a rinforzare lo step successivo in modo da promuovere un miglioramento continuo. Per es. semplificando molto se l'obiettivo finale è che si addormenti da solo lo si gratificherà all'inizio perché accetterà di addormentarsi con la mamma affianco, poi dopo la storia della buonanotte e infine in completa autonomia.

Rinforzamento

Ovvero si dà al bambino una risposta al suo comportamento che voglia essere “premio” quindi stimolo a ripeterlo. I rinforzi possono essere materiali, verbali, sociali, l'importante è che vengano usati immediatamente dopo l'emissione del comportamento. Inoltre, dal momento che l'obiettivo finale è che il bambino arrivi autonomamente a mettere in atto l'abilità senza il continuo bisogno di un nostro rinforzo, dobbiamo avere in mente che dobbiamo passare da un rinforzo costante a un rinforzo intermittente cioè sempre più diradato. Infine è necessario che il rinforzo sia il più possibile naturale, ovvero che il bambino lo possa trovare naturalmente nell'ambiente di vita (per es. il bambino deve capire che dicendo correttamente acqua in tutti i contesti di vita avrà il grande vantaggio che tutti potranno capirlo e dargli dell'acqua): entrambe queste modalità faranno sì che il comportamento venga dal bambino generalizzato a tutti i suoi contesti di vita e dipenda sempre meno dalla relazione che ha instaurato con il suo adulto di riferimento.

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