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L'importanza del contatto con la mamma

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L’affermazione tattile-affettiva è un bisogno vitale primario assolutamente necessario allo sviluppo della vita affettiva del bambino. La pediatra ci spiega l'importanza del contatto corporeo tra mamma e bebè

Contatto con il neonato

La pelle con le sue funzioni di sacco, cure materne e bagno di dolci parole, che contiene il bene, è barriera contro l’esterno negativo e le aggressioni, dagli esseri viventi, dagli oggetti, dagli estranei in genere, mezzo di scambio e relazione, analogamente alle mucose e alla bocca.

Se tutto questo funziona in modo soddisfacente, si ha una ottimale strutturazione della personalità. La pelle protegge, in quanto esamina, filtra e, se necessario, attenua, modula non solo gli stimoli esterni, ma anche quelli interni, trattandoli né più né meno come se fossero esterni (inclusi gli impulsi repressi).

La pelle è un’importante struttura esogena, connessa con la freudiana “fase orale” dello sviluppo e perfino con lo stimolo del dolore, anch’esso sorgente di piacere erogeno cutaneo. In questo caso il legame tra sensorialità ed erotismo diviene importante, talvolta molto più importante degli stessi stimoli visivi o uditivi. La pelle e il sistema nervoso derivano, infatti, dallo stesso foglietto embrionario chiamato ectoderma e, come afferma il prof. Panconesi, il massimo del desiderabile è dato dal ricongiungimento dei due fratelli ectodermici, brain and skin, cervello e pelle, da cui scaturiscono tutte quelle sensazioni date dal contatto della propria con l’altrui pelle.

In contatto col bebè

Il tatto, che è l’organo di senso legato alla pelle, è diverso dagli altri sensi perché implica sempre la presenza, congiunta e inseparabile, del corpo che si tocca e del nostro corpo con il quale tocchiamo. Nonostante sia un senso legato alla superficie del corpo, contrariamente alla vista e all’udito, il tatto ci fa sentire le cose all’”interno” di noi stessi. Il tatto, infatti, ha la sua massima espressione nelle mani, le strutture del nostro corpo più periferiche, effettivamente, c’è un modo di toccare che è affettivo, comunicativo, carezzevole, che conforta e dà gioia e trasmette ai corpi coinvolti emozioni benefiche e gioia.

Durante la gravidanza il bambino risponde alle minime pressioni provenienti dal mondo esterno. Quando una donna incinta è distesa le è possibile prendere l’utero in mano come una palla e prendere contatto con il bambino. Basta la leggera pressione di un dito a rappresentare un richiamo, e subito il bambino reagisce e si muove. Il comportamento di attaccamento postnatale si prepara dunque molto prima della nascita ed è bene notare che mamma e papà, fratellino e sorellina se già nati, sono notevolmente modificati dal contatto precoce con il feto.

Cosa sente il bambino nella pancia della mamma

L’affermazione tattile-affettiva è, infatti, un bisogno vitale primario assolutamente necessario allo sviluppo della vita affettiva. In utero, sia che la madre accarezzi, palpi o no il bambino, la superficie cutanea riceve ogni momento numerosi messaggi che organizzano un certo ritmo in funzione di quello materno. I gesti che seguono la nascita assumono invece un’altra dimensione, quando per la prima volta il bambino è visibile, vestito della sua sola pelle, inizia un altro modo di comunicare.

L’abbraccio materno, per quanto ricco e completo, non può coprire tutta la superficie del corpo, né permanere ininterrotto giorno e notte. Ma, al suo posto, la madre offre carezze e parole. La pelle del bambino è oggetto di cure materne regolari e attente.

Esiste una grande varietà di contatti con la pelle del bambino: palpazioni, carezze, pressioni, sfregamenti, pizzicotti delicati e ripetuti, baci ovunque e poi il leccaggio (gli animali leccano volentieri i bambini che accettano volentieri questo contatto), il fiato o soffio diretto al viso o al corpo del bambino, il contatto con le labbra... . le manipolazioni erotizzano il corpo del bambino, e anche la madre riceve apporti sensuali. È così che nascono le premesse del dialogo e della mutualità.

Il contatto con la mamma diminuisce lo stress della nascita

Il desiderio del bambino di rannicchiarsi contro l’adulto può corrispondere al bisogno di un involucro e di protezione. Inoltre, dato che i movimenti involontari del neonato sono per lui in certi casi delle tempeste incontrollabili, il bambino necessita all’inizio di essere “contenuto” fisicamente dall’ambiente. Non è solo, e semplicemente partendo da qui che si può affrontare il problema dell’abbandono e delle carenze infantili con tutte le patologie che ne conseguono, ma bisogna sottolineare l’importanza da attribuire, nel bambino, alle manipolazioni e al contatto amorevole, al bagno tiepido, alle carezze sul viso, al cullare ritmico tra le braccia materne, a emettere suoni con la voce, parole e ninne nanne.

Appare chiaro che, in rapporto a vicende di relazione negative che un bambino può subire in età formativa (specie con le figure primarie) e che vedono la pelle come uno scenario di realizzazione di un difettoso scambio intersoggettivo, si possono manifestare successivamente, in età adulta, turbe psicopatologiche di diverso contenuto e gravità: malattie psicosomatiche, nevrosi, psicosi. Esiste tutta una serie di considerazioni etologiche, psicologiche, psicodinamiche, anatomo- fisiologiche, patologiche e cliniche che fanno della pelle un’entità complessa dal punto di vista psicosomatico: - quale superficie avvolgente tutto il corpo, la pelle è contemporaneamente organo di separazione/ confine da quanto è fuori di noi e struttura di comunicazione/relazione con il mondo esterno;

La pelle appare sede preferenziale di mutamenti somatici correlati a contenuti soggettivi di tipo psicologico: rossore, pallore, perspirazione, piloerezione, sensazioni parestesiche (formicolio), prurito e varie affezioni patologiche cutanee (iperidrosi, disidrosi, eritrosi, edemi, orticaria, ecc.). Per la psicologia moderna, in particolare per quella ad orientamento psicodinamico, il contatto cute della madre-cute del neonato (fase simbiotica) è fondamentale fattore determinante per lo sviluppo psichico del bambino e quindi per le dinamiche emotivo – affettivo – cognitive e per la costruzione dello schema e dell’immagine del corpo e quindi della personalità del soggetto.

Il neonato riceve i primi messaggi di rassicurazione e gratificazione attraverso il tatto, ma anche attraverso sensazioni olfattive e di caldo, di freddo, di umidità, di struttura, di pressione, tutte indispensabili per tracciare il confine tra il sé e il non sé fino al compimento del processo di separazione/individuazione.

Il bimbo sente la felicità della mamma

Il tatto e il contatto

Sigmund Freud è stato il primo a sottolineare l’importanza del ruolo delle sensazioni cutanee nella formazione dell’Io. Secondo Anna Freud (1936) “all’inizio dell’esistenza il fatto di essere accarezzati, stretti e calmati da un contatto cutaneo aiuta il bambino ad edificare un’immagine del corpo e un io corporeo sano, aumenta gli investimenti di amore su se stessi e allo stesso tempo favorisce lo sviluppo dell’amore oggettuale, cementando i legami tra madre e bambino”.

Winnicott sposta la teoria psicoanalitica dal seno e dall’oralità, per occuparsi del contatto corporeo, dell’holding (contenimento) e della madre sufficientemente buona: ”è importante soprattutto che la madre tenga fisicamente il bambino, il che corrisponde ad una forma di amore”. Questo autore si riferisce ad una madre che esiste, ama il figlio in modo fisico, garantendogli contatto, calore corporeo e cutaneo, movimenti o tranquillità a seconda dei suoi bisogni. Ashley Montagu (1979) insiste sull’importanza della pelle in quanto organo determinante nello sviluppo del comportamento umano: per tatto intende il contatto soddisfacente, che può avvenire con le carezze, le coccole, gli abbracci, l’aggrapparsi. Il piacere tattile soddisfacente nella prima infanzia svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo ulteriore dell’individuo. Il bambino ha bisogno di apprendere sulla solida base del tatto cosa significhino distanza, distacco, intimità, prossimità.

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