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La sessualità nei bambini. Come comportarsi

Come affrontare la curiosità sessuale dei bambini? La psicologa ci spiega come interpretare le pulsioni sessuali infantili

SESSUALITA' NEI BAMBINI - “Ho un figlio di tre anni e mezzo che da circa un anno (dalla nascita della sorellina) ha iniziato a toccarsi. Inizialmente ho cercato di distrarlo ma quando ha iniziato a farlo in pubblico gli ho spiegato che può farlo quando è da solo, spiegandogli che con il pesciolino si fa pipì e quindi alle persone dà fastidio che poi le tocca con le mani sporche. Da qualche tempo però gli è venuta la curiosità di guardare e toccare quello degli altri bimbi. Sempre con la scusa della pipì gli ho spiegato che non deve farlo”.
Una mamma, molto preoccupata, mi chiede se questo tipo di comportamento è normale nel suo bambino. Ecco la risposta della nosta psicologa.

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Ma come mai la sessualità dei piccoli spaventa?

Già dai 2-3 anni, e secondo alcuni autori anche prima, i bambini riescono a riconoscere la propria appartenenza al genere sessuale (maschio, femmina) e verso i 3-5 anni si manifesta la curiosità sessuale. Capita infatti che rivolgano domande sul “pipino” o sulla “fessurina” o sul perché esistano i maschi e le femmine e “da dove escono i bambini”. La loro necessità di rispondere a ciò che percepiscono come differenze evidenti è accompagnata da un comportamento esibizionistico (mostrano i genitali, vivono la nudità con spontaneità) che tende a placarsi verso i 5-7 anni periodo in cui cominciano a manipolare e ad esplorare i propri genitali. Ci giocano e spesso sono incuriositi anche dagli altri bambini (il gioco del dottore tra maschio e femmina ne è un esempio). In questo contesto si manifesta il senso di vergogna e di disagio poiché, riconoscendo le differenze anatomiche, intuiscono che “quello è un dominio degli adulti” (Marcelli, Barconnier, 1997).


Ma non è raro che si masturbino con il dondolamento del corpo, con flesso-estensioni delle cosce e una vera e propria attività ritmica che suscita in loro piacere (spesso come auto consolazione), ma preoccupazione nell’adulto.  Tra i 7/8 anni e i 12/13 i bambini rafforzano la propria identità di genere e giocano quasi esclusivamente con i coetanei dello stesso sesso. Può capitare che i giochi siano accompagnati da esperienze di tipo omosessuale (confronto tra le dimensioni del pene, su chi fa pipì più lontano, toccamenti anali o buccali). L’adolescenza diviene invece un periodo di nuova percezione della propria sessualità col raggiungimento della maturità fisiologica ed in tale contesto le esperienze assumono un significato differente dalle precedenti anche se è sempre la curiosità a spingere i ragazzi a nuove sperimentazioni.

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Ma che fare?

Di fronte alle domande dei bambini è importante rispondere con spontaneità e tranquillità.
Il rispetto del pudore è importante per evitare di sviluppare in loro un atteggiamento di esagerata vergogna.
Non colpevolizzarli. Farlo comporterebbe un futuro problema in termini di sessualità. È bene spiegare che la masturbazione provoca piacere, ma che va fatta in privato.

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Se l’atteggiamento masturbatorio è eccessivo, probabilmente qualcosa li preoccupa e quindi bisognerebbe indagare su cos’è. I più piccoli non sono in grado di spiegarlo per cui è importante fare attenzione alle circostanze esterne: ingresso a scuola, l’arrivo di un fratellino, la separazione dei genitori, il cambiamento d’ambiente.
Se si masturba per consolarsi, un caloroso abbraccio potrebbe appagarlo maggiormente.
In ogni caso gli specialisti sono sempre in grado di fornire delle risposte e rassicurare i genitori quando si trovano in difficoltà sull’atteggiamento da assumere con i propri figli.

A cura della Dott.ssa Emmanuella Ameruoso
Psicologa e Psicoterapeuta

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