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Non leggete le favole ai bambini

Tre opuscoli pubblicati dal dipartimento delle pari opportunità invitano insegnanti e genitori a non leggere le favole ai bambini perchè promuovono il modello tradizionale

Il dipartimento per le Pari Opportunità ha distribuito tre opuscoli destinati agli insegnanti di scuole primarie, medie e superiori invitandoli a non leggere più le favole tradizionali.

Al bando dunque Biancaneve e Cenerentola, modelli femminili con i quali sono cresciute intere generazioni.


Le regole per un'educazione non sessista


Ma perchè i tecnici del Dipartimento hanno preso questa decisione?
Tutto è partito nel 2012 quando sono stati redatti tre volumi che fanno parte di un kit intitolato "Educare alla diversità" realizzato dall’Istituto Beck, sulla base di un contratto con l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) afferente al Dipartimento delle Pari Opportunità.

Nell'introduzione alla collana si legge che sarebbe meglio evitare di leggere ai bambini le fiabe tradizionali perchè "tendono a promuovere un modello di famiglia tradizionale ed impediscono identificazioni di diverso tipo. La collana ha lo scopo di combattere il bullismo e la discriminazione, e al suo interno si trovano anche capitoli contro l’omofobia"


I genitori non raccontano più le favole della buonanotte


Inoltre le fiabe tradizionali "inducono le bambine a cercare – invano – per tutta la vita un uomo che assomigli a quel perfetto prototipo e i bambini a convincersi di dover usare spada e coltello per far colpo sulle fidanzate" e hanno anche un altro demerito: fanno crescere i bambini con l'idea che per formare una famiglia debbano sposarsi un uomo e una donna e non due persone dello stesso sesso.

I tre volumi sono stati diffusi agli inizi di febbraio agli insegnanti italiani con tanto di logo della Presidenza del Consiglio - Dipartimento pari opportunità.

favole-tradizionali-vietate


Subito è partito un botta e risposta tra gli ideatori dell'iniziativa e il viceministro alle Pari Opportunità  Maria Cecilia Guerra, che ha inviato una nota di demerito al direttore dell'Unar Marco De Giorgi, spiegando di non essere stata nemmeno informata nell'iniziativa.

"L’educazione alla diversità è e resta cruciale ma quel materiale didattico è stato realizzato senza che io ne fossi informata e senza alcun accordo con il Miur", ha spiegato la Guerra.


I cattivi delle favole per sconfiggere le paure


Ma al di là della polemica socio-politica quanto può essere vero che le favole con il loro carico di principi azzurri e principesse da salvare promuovano un modello familiare tradizionale che non sempre trova riscontro in tutte le realtà che vivono i bambini?

E soprattutto se dovessimo mettere al bando le nostre celebri principesse cosa mai dovremmo leggere ai bambini?
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