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La fiaba come metodo educativo in diverse culture: un confronto tra oriente e occidente

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La fiaba come metodo educativo: l'associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus ci spiega perché le fiabe possono essere considerate un elemento prezioso per scoprire la cultura di un popolo

La fiaba come metodo educativo

Le fiabe possono essere considerate un elemento prezioso per scoprire le caratteristiche antropologiche, sociali, culturali e le differenze che connotano un gruppo, un paese, un modus vivendi. Esse costituiscono quindi una ricca opportunità per scoprire ciò che è transculturale. Per comprendere a fondo un popolo è necessario partire dalle sue radici, e la fiaba è un mezzo principe per poterle cogliere.

Ed è per questo che riteniamo utile, per promuovere un percorso di integrazione interculturale efficace, proporre ai bambini lo studio e la comprensione delle fiabe appartenenti a culture diverse; poiché tale esperienza risulta arricchente sia dal punto di vista dell’apprendimento, sia da quello della conoscenza dell’altro, un tema sovente vissuto come “pauroso”, fondamentalmente perché diverso. In questo senso, comprendere le radici e i valori di un altro popolo, potrebbe favorire l’accettazione e l’integrazione di persone provenienti da altre culture.

I cattivi delle favole per sconfiggere le paure

Fiabe occidentali e fiabe orientali

Ecco allora l’importanza di studiare e comprendere le fiabe nella loro funzione principale: quella educativa. In questo articolo si presenterà un confronto tra le modalità educative proprie della cultura occidentale e quelle di una cultura radicalmente diversa e lontana dalla nostra, quella nipponica. La cultura giapponese si presenta differente sia per quanto riguarda il passato dei grandi imperi nipponici, sia riferendoci al presente.

  • Una prima tematica che risulta essere diversa nelle fiabe giapponesi e in quelle occidentali, guarda all’ambientazione spaziotemporale. Nelle fiabe nipponiche essa è specifica, e quindi niente è ambiguo: si scelgono città, province, regioni vere e si fa riferimento a luoghi che esistono realmente. Nelle nostre fiabe invece essa è aspecifica: l’ambientazione non è dettagliata e delinea come ambigua: il “c’era una volta in un regno molto lontano”.
  • Anche il tipo di eroe e il protagonista si mostrano differenti: nella cultura nipponica l’eroe è tipicamente femminile, nonostante sia una società patriarcale, mentre il protagonista, principalmente maschile, è un adulto o un bambino che alla fine della storia maturerà e diverrà grande. L’eroe in Occidente è rigorosamente uomo e sconfigge sempre il male.
  • Le nostre fiabe sono improntate all’azione e in generale ruotano attorno a temi come la forza fisica e il coraggio. I protagonisti, invece, sono sempre bambini o giovani, e generalmente di sesso femminile.

Makiguchi (1871-1944), pedagogo e maestro di scuola elementare giapponese, afferma la centralità del bambino con i suoi bisogni e dichiara che lo scopo principale dell’educazione dell’individuo è la felicità. Una felicità che si presenta scollegata dalla materialità, e che si costruisce attraverso lo sviluppo di una coscienza sociale e la valorizzazione del senso di interdipendenza tra tutte le cose. Si evidenzia dunque la concezione di una pedagogia che pone la felicità come obiettivo dell’educazione, e la diversità come ricchezza. Si ritrova uno scopo simile nella pedagogia occidentale, che vede come fine educativo la felicità dell’individuo.

La felicità secondo la cultura occidentale e quella nipponica

Le due concezioni tuttavia differiscono nel modo di intendere il benessere e la felicità. Se da una parte, nella cultura nipponica, la felicità è intesa proprio come lo sviluppo di una coscienza sociale avulsa dai beni materiali, dall’altra, la società occidentale collega la felicità al benessere economico e allo sviluppo di una coscienza individuale.

  • Nei racconti nipponici per bambini i temi etici ed educativi sono molto ricorrenti. In queste storie viene data più importanza alla scopo pedagogico e alla dimensione interiore, piuttosto che al semplice intrattenimento dei bambini. Di conseguenza è più frequente la presenza di una morale, che si mostra alla fine della storia. Proprio per questo potrebbero essere considerate più simili alle favole del mondo occidentale che non alle fiabe.
  • I valori che vengono maggiormente esaltati in tali racconti sono il perdono, il pentimento, il rispetto per i genitori, la generosità e la condanna dell’avarizia. Tra questi il valore cardine risulta essere l’importanza che viene attribuita al nucleo famigliare. Infatti, nelle fiabe giapponesi, le peripezie che l’eroe deve affrontare lo riconducono quasi sempre al ricongiungimento con la famiglia di origine, unico elemento che può portare felicità al protagonista.
  • Raramente il finale di queste fiabe porta l’eroe a trovare l’amore rinunciando alle proprie radici. Nelle fiabe del Paese del sol levante si esalta l’ amore incondizionato per la progenie e la dipendenza dai genitori : madri e padri viziano molto i loro figli e si aspettano che in un futuro essi si prendano cura di loro. Infatti mostrare un atteggiamento di indipendenza dei figli va contro il pensiero giapponese, che vede la gerarchia familiare come uno dei principi cardine della società.
  • In occidente, invece, non viene enfatizzato l’amore per i figli, tanto che molte volte accade che siano propri i genitori ad allontanare dalla casa paterna i figli stessi. In questo caso viene promossa l’indipendenza dai genitori, e viene posta molta enfasi sulla crescita personale dell’individuo attraverso l’emancipazione dalla famiglia d’origine.
  • Nelle fiabe della nostra cultura, inoltre, la felicità viene esaltata come coronamento dell’amore tra l’eroe e la principessa. Ciò spesso comporta anche l’allontanamento dalla casa natale, al fine di costruirsi un nuovo nucleo famigliare con la persona amata. I valori che risaltano sono quindi l’orgoglio e il successo individuale.
  • Un elemento di fondamentale importanza che emerge dalle fiabe di entrambe le culture è il combattimento per raggiungere i propri obiettivi. Tale aspetto però assume connotazioni diverse da cultura a cultura: se in quella occidentale il combattimento è volto all’uccisione del “cattivo” con tanto di armi, e quindi al trionfo del bene sul male, in quella orientale la battaglia non si basa sulla forza fisica dell’eroe ma sulla sua astuzia e intelligenza. L’eroe giapponese infatti riesce a sconfiggere il nemico grazie al suo acume e alla sua perspicacia.
  • Nell’universo giapponese non esistono fate, elfi, nani, gnomi o streghe: l’elemento magico è spesso nelle mani degli animali o di essere soprannaturali, quali spiriti e fantasmi. Nel mondo Occidentale, invece, prevalgono figure magiche quali le fate, i maghi, che solitamente aiutano o ostacolano l’eroe nel raggiungimento del suo obiettivo. Questo dato può ricollegarsi alle caratteristiche di personalità dei personaggi delle fiabe nelle due culture.
  • Nelle storie occidentali i protagonisti sono o buoni o cattivi, e non c’è possibilità di cambiamento nel corso della trama. Mentre in quelle nipponiche una persona può avere sia una natura buona sia una cattiva, e in diversi momenti una può prendere il sopravvento sull’altra. Le persone in queste storie possiedono delle emozioni che devono imparare a gestire, e possono dunque cambiare crescendo e scoprendosi.
  • Le fiabe occidentali hanno maggiormente una funzione di intrattenimento, e i temi che vengono trattati ruotano quasi sempre attorno all’amore e al superamento degli ostacoli per rendere possibile il suo coronamento. Il benessere è, infatti, il risultato di un successo personale che porta l’eroe a raggiungere i suoi obiettivi anche a discapito della comunità; una caratteristica che non è invece presente nella cultura nipponica, la quale considera come vera ricchezza il benestare dell’intera società. Un altro valore che viene molto enfatizzato è il servizio e la lealtà verso l’Imperatore: servendo l’Imperatore si serve il Paese stesso.
  • Anche i finali delle fiabe appaiono diversi tra le due culture. Nella cultura nipponica sono veramente poche le fiabe che terminano con un “e vissero tutti felici e contenti”: non è detto che le storie debbano finire con un lieto fine. Tale mondo fiabesco tende a rappresentare più la vita reale e tutte le sue difficoltà. In queste storie, più “realisticamente”, il protagonista acquisisce un benessere economico derivato dalla buona sorte, un premio per le azioni svolte, e spesso l’amore non è il principale motivo del matrimonio. Le fiabe Occidentali, invece, terminano sempre con un lieto fine che si prolunga per l’eternità, e la felicità duratura viene raggiunta per mezzo del matrimonio con la persona amata. I protagonisti realizzano il loro sogno di amore. In quest’ottica, la ricompensa come ricchezza viene vista in un’ottica negativa. Una somiglianza fra i due mondi riguarda, ad esempio, la presenza di simboli e oggetti riconoscibili, che fanno sì che la fiaba sia facilmente distinguibile dalle altre: pensiamo ad esempio alla scarpetta in Cenerentola o la mela in Biancaneve, il tema della ricompensa alla fine della storia e la presenza di un antagonista che turba l’equilibrio della vita del protagonista.
  • Le fiabe quindi, indipendentemente dalla cultura di riferimento, hanno importanti potenzialità didattiche, educative e ludiche; proprio per questo motivo si ritiene che leggere e raccontare fiabe ai bambini rappresenti una buona abitudine, che i genitori dovrebbero mettere in atto più spesso. Leggere le fiabe favorisce infatti lo sviluppo di una relazione positiva con il genitore, rendendo prezioso il tempo che si condivide insieme durante la lettura. Che fine ha fatto il c’era una volta? Andiamo a ricercarlo, insieme ai più piccoli!
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