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Figli unici: miti da sfatare

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La psicologa, Dott.ssa Ameruoso, ci parla dei diversi miti da sfatare sui figli unici. Hanno dei privilegi, ma si trovano a rispondere a richieste alle quali spesso non si è in grado di adempiere

Sono figlio unico

Nei decenni precedenti era più facile creare un nucleo familiare numeroso e ciò capitava anche per via della mancanza di metodi contraccettivi efficaci! L’età del matrimonio era più bassa, si avevano figli prima e c’era meno attenzione della donna all’aspetto lavorativo sacrificato dalla sua dedizione alla famiglia. Ma la storia cambia, mutano le generazioni e subentrano tanti altri fattori che portano a complicare la scelta e la possibilità di generare più figli, quali soprattutto la mancanza di mezzi economici e di sostentamento. Oggi molte coppie scelgono di avere un solo bambino.

Nel 2012 in Italia, in media, i figli per coppia sono stati 1,29 rispetto ai 2,37 delle straniere (Istat, 2014). Oltre alle coppie “no kids!”, che scelgono volontariamente di non averne per motivazioni varie, vi sono anche altri fattori che ostacolano tale opzione ed è il caso dell’infertilità sempre più diffusa. A essa si aggiunge l’impegno che richiede la crescita e l’educazione di un figlio, data la mancanza di tempo per via degli impegni lavorativi, e l’innalzamento dell’età media del concepimento per la quale è molto più faticoso non solo restare incinte ma anche poterlo accudire.

Meglio figlio unico? Vantaggi e svantaggi del dargli un fratellino

Oltre agli elementi strettamente contingenti, avere un solo bambino comporta anche dei privilegi, soprattutto per lui. Sicuramente la possibilità di essere al centro delle attenzioni genitoriali e familiari, di venire maggiormente coccolato e apprezzato in ogni minima azione, più seguito e sostenuto, è un notevole vantaggio ma essere figlio unico significa anche rispondere a delle richieste specifiche alle quali spesso non si è in grado di adempiere.

Miti da sfatare sui figli unici

Esistono diversi miti da sfatare e che riguardano proprio la singolarità della progenie. Vediamo quali

  • Il vizio

Tendenzialmente un bambino può essere appagato in tutte le sue necessità senza che ci sia un’effettiva “esagerazione”. Infatti, rispondere in maniera adeguata ai suoi bisogni, cioè accontentarlo o negargli alcune richieste quando queste non sono fondamentali, significa proporgli un’educazione appropriata e utile a sostenerlo anche nei momenti più difficili. È quindi facile comprendere che, a prescindere dall’esistenza o meno di altri fratelli, i genitori attenti sono capaci di rendere il proprio figlio pago senza viziarlo.

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  • L’amico immaginario

Quando si osserva un bimbo che gioca da solo e lo si sente parlare con un compagno non presente fisicamente, si pensa che il suo comportamento sia legato a una mancanza relazionale o a un disagio di tipo emotivo. Cioè che si senta solo e isolato dal contesto sociale. Ma questo non dipende soltanto dall’essere figlio unico quanto piuttosto dalla necessità di ogni singolo bambino di condividere i suoi spazi e di stabilire dei contatti qualitativamente più significativi anche con gli adulti. Sta di fatto che svagarsi con un “amico immaginario” non necessariamente comporta una patologia caratteriale, ma può essere indicativo di aspetti personologici creativi e fantasiosi. Il bambino ripropone comunque, nei suoi dialoghi, ciò che ha ascoltato durante il giorno e questo risulta essere un modo per identificarsi in uno ruolo specifico senza difficoltà di sorta.

  • La prepotenza

L’assenza di altri fratelli fa essere il figlio unico meno competitivo e più collaborativo proprio perché cresce al di fuori di contesti di rivalità. In effetti, misurarsi significa anche sottostare alle prepotenze degli altri ciò che non si verifica crescendo singolarmente e l’inserimento e l’accettazione sul piano interpersonale avviene in maniera più spontanea.

  • La solitudine

Spesso appagante viene osservata con occhi critici e malinconici. Il senso della solitudine del figlio unico può essere invece gratificante se lo stare con se stesso produce azioni e relazioni costruttive all’esterno del contesto familiare.

  • La socializzazione

La mancanza di coetanei con cui giocare e confrontarsi spinge il bambino a stabilire delle relazioni significative che sostituiscono il più delle volte i rapporti di sangue. È facile che senta la necessità di coltivare le relazioni in maniera spontanea e sentita e, quindi, non necessariamente motivato da disagio e solitudine ma, al contrario, da apertura e spirito di ricerca.

  • La dipendenza

Essere “unico” per i propri genitori significa investire il figlio di aspettative e attenzioni che molto spesso lo portano a restare “intrappolato” nel tentativo di emanciparsi dalla coppia. È indispensabile differenziare le sue necessità da quelle dei genitori.

  • Imita l’adulto

Cresce troppo in fretta. In effetti, andrebbe stimolato a intrattenere relazioni più paritarie in modo da non attenersi al solo modello genitoriale. È utile, quindi, potersi confrontare in attività quali lo sport, la scuola e lo svago.

Lo stimolo e l’incentivo al saper fare e al saper essere, nei quali potersi riconoscere, sono alla base di una crescita attiva e rispondente alle necessità di ogni singolo bambino sia in contesti familiari più numerosi sia in quelli in cui il figlio è unico.

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Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
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