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L’ Effetto Blue Whale: quanto è importante che un genitore sia presente nella vita del figlio

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Quali sono gli effetti prodotti dal Blue Whale e perché gli adolescenti si rifugiano nelle dipendenze da internet, isolandosi ed emulando comportamenti auto-distruttivi? Cosa dovrebbe fare un genitore per vigilare sula crescita dei figli? I consigli e le risposte della nostra psicologa

Effetto Blue Whale. Come deve comportarsi un genitore?

L’ordinamento italiano stabilisce l’acquisizione della capacità di intendere e di volere con la maggiore età, cioè al raggiungimento del diciottesimo anno. Prima dell’entrata in vigore della legge numero 39 dell’8 marzo 1975, avvenuta due giorni dopo, si era ‘incapaci’ se non si era compiuto il ventunesimo anno.

Che significa essere adolescenti all’epoca di Blue Whale?

Gli adolescenti, spesso difficili da gestire per il loro momento di crescita definito di ‘crisi’, vengono spesso considerati già grandi senza necessità di un reale monitoraggio delle loro attività e comportamenti da parte dei ‘grandi’. ‘Sono oramai cresciuti’... Ma così non è poiché il loro sviluppo cognitivo è ancora in atto e la manipolazione, la suggestione, l’emulazione possono coinvolgerli senza che se ne accorgano. È quindi importante che un adulto vigili sul proprio figlio. Le notizie che riguardano il gioco della Balena Blu sono ormai diffusissime tanto da non riuscire più a comprendere se siano reali o meno, ma ciò che colpisce dinanzi al fenomeno che ha riguardato una larga fascia di ragazzi è la mancanza di conoscenza della vita di questi da parte dei genitori. Gran parte di loro non ha una reale cognizione delle ‘attività’ virtuali che i ragazzi portano avanti: molti hanno un profilo Facebook, o sono iscritti ad altri social network, nonostante non abbiano compiuto diciotto anni ed i genitori questo non lo sanno. In effetti, per farlo, basta inserire un nome falso e una data di nascita che indichi la maggiore età quindi possono accedervi tutti. Lo stesso dicasi per altre realtà virtuali che mettono gli adolescenti a contatto con diverse situazioni. Una tra queste è proprio il gioco, che diverte tutti indistintamente, ma che spesso, per alcuni, è difficile da gestire per via della loro influenzabilità e del possibile coinvolgimento emotivo.

Che effetto ha prodotto Blue Whale?

Indirettamente questo fenomeno ha permesso di osservare più da vicino la vita degli adolescenti ed il loro rapporto con gli adulti. Si è potuto aprire gli occhi su una realtà specifica che ha come principale indicatore la difficoltà che gli educatori hanno nel gestire e seguire la vita dei propri figli. Il rapporto tra adulti e ragazzi è da sempre problematico e complesso e ha la prerogativa di indicare quanto sia faticoso entrare nel mondo dei giovani senza essere invadenti o definiti ‘rompiscatole’: molti bambini, nonché ragazzi, sono infastiditi dai tentativi e dalle tante insistenze che loro hanno di verificare e controllare il telefonino o il Pc. ‘Mi dà fastidio che vuol sapere le mie cose’ ma è fondamentale che un genitore vegli sul proprio figlio e lo tuteli da situazioni rischiose o compromettenti, anche dalla dipendenza stessa. Certo, ogni individuo ha diritto ad una propria privacy per cui sarebbe preferibile dialogare anziché ‘indagare’ a loro insaputa su ciò che fanno sbirciando tra le loro cose.

Cause per le quali gli adolescenti si rifugiano nelle dipendenze da internet

L’emulazione, la depressione, l’isolamento, l’adescamento, il reato virtuale, inoltre, fanno parte delle problematiche attuali e sono strettamente correlate alle nuove tecnologie. La depressione largamente diffusa sembra, da sempre, riguardare anche il mondo degli adolescenti lasciati in disparte a pensare e riflettere ma soprattutto a fare i conti con se stessi. È possibile che un genitore non si accorga di ciò che il proprio figlio stia attraversando? Sì, è possibile. Perché il ragazzo mostra una serenità apparente, perché si chiude emotivamente nel suo mondo pretendendo riservatezza, perché riesce in maniera determinata a tenere fuori dalla sua intimità l’adulto ‘impiccione’, anche arrabbiandosi o ribellandosi. Ed ecco che il genitore rinuncia a comprendere, preso com’è a vivere anche la sua quotidianità e a risolvere altre problematiche. Il comportamento ‘strano’ in definitiva viene considerato parte integrante dell’adolescenza per cui spesso non gli si attribuisce un’importanza che merita.

La famiglia e la realtà sociale sono cambiate e i ragazzi manifestano dei comportamenti che non vengono minimamente associati a fattori depressivi: la ribellione, la turbolenza, la scontrosità, la chiusura rispetto alle relazioni o alle situazioni sociali vengono intese diversamente da quello che è il loro reale significato. L’apatia e l’assenza di piacere che molti provano, come sintomi di uno stato di malessere psicologico, li porta a ricercare situazioni che possano stimolarli, che possano ‘risvegliarli’ dal punto di vista emotivo, che possano essere trasgressivi e lontani dalla monotonia scolastica, familiare e quotidiana. L’umore nero, il vuoto esistenziale, l’incapacità di relazionarsi in maniera adeguata porta gli stessi a vivere situazioni al limite della legalità e del pericolo.

Non trascuriamo l’effetto emulazione

Emulare significa imitare, eguagliare e superare gli altri attraverso dei comportamenti. ‘Lo fanno gli altri, lo posso fare anche io’, ‘chissà cosa si prova’.. ciò che più spaventa è il bisogno di imitare senza pensare alle possibili conseguenze. Essere accettati, approvati, notati è un desiderio di tutti, o la maggior parte, il bisogno di far parte di un gruppo, di condividere esperienze e pertanto autodefinirsi significa essere adolescente, crescere. In effetti, il comportamento emulativo deriva da una mancanza di definizione di sé che nella crescita è ben evidente poiché la struttura di personalità è ancora in via di formazione. Ed in questo i mezzi di comunicazione di massa contribuiscono in maniera notevole. Ciò sta a significare che tutto ciò che succede per via indiretta tende a influenzare il comportamento degli altri soprattutto se esiste una condizione di suggestionabilità o una fragilità emotiva.

Cosa dovrebbe fare un genitore?

È importante che un adulto abbia consapevolezza di ciò che il fenomeno mediatico possa determinare sulla crescita dei figli. Ma soprattutto spiegare quanto sia importante parlare e liberare le proprie emozioni per non incorrere in situazioni davvero rischiose. Molte difficoltà nascono, difatti, dalla mancata esplicitazione d’intento da parte degli adulti ossia nell'esprimere verbalmente la preoccupazione nei confronti dei propri figli e nel far valere il proprio ruolo compromesso dall’atteggiamento ermetico degli stessi. Attratti verosimilmente da situazioni drammatiche, macabre o al ‘limite’, la preferenza dei ragazzi nasce anche da questo forte richiamo della morte, tema presente in molti abbigliamenti o mode che di tanto in tanto seguono: un genere è proprio la subcultura emo nella quale dolore e suicidio diventano uno stile di vita.

È fondamentale però che ci siano delle regole, il ruolo di genitore va rispettato e quest’ultimo non deve sentirsi intimorito da comportamenti oppositivi o evanescenti quanto piuttosto stabilire un dialogo e una comunicazione efficace basata sulla fiducia e il contenimento. Se, al contrario, in loro nasce un atteggiamento strano di evitamento, di chiusura eccessiva, se scappano in camera senza farsi vedere o escono più spesso o meno frequentemente, se hanno il viso sconvolto o cambiano il giro di amicizie, se sono sempre distratti dal telefonino tanto da entrare in crisi se non lo trovano o se hanno lo sguardo perso nel vuoto forse è il caso di domandarsi in che condizione emotiva si trovano, che momento particolare della loro vita stanno vivendo e in che modo li si può aiutare. Spesso, sono proprio loro a non riuscire a chiedere una mano perché si sentono incapaci di farlo, perché non si sentono compresi sino in fondo, perché gli adulti rispondono sempre ‘passerà’ mentre per loro quel tempo è fondamentale per conoscere e ritrovare se stessi.

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