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Educare all'intelligenza emotiva

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Come possiamo sostenere lo sviluppo della competenza emotiva nei bambini? Ecco cinque passi di un percorso da fare insieme

Intelligenza emotiva nei bambini

L'intelligenza emotiva è un concetto elaborato da P. Salovey e J. D. Mayer nel 1990 e viene definita come “la capacità di controllare i sentimenti e le emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.

E' stato visto che, in ambito professionale, l'intelligenza emotiva conta almeno il doppio rispetto al quoziente intellettivo e all'abilità tecnica. E si può dire che l'intelligenza emotiva sia proprio il prerequisito per lo sviluppo e l'attualizzazione delle capacità intellettuali. A partire da questa prima definizione, è stato elaborato il concetto di competenza emotiva, come l'insieme delle abilità pratiche necessarie per l'autoefficacia dell'individuo nelle transazioni sociali che suscitano emozioni”.

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Si tratta, in sintesi, di ­identificare le proprie emozioni e essere consapevoli e responsabili delle risposte che ne derivano; ­identificare le emozioni degli altri e rispondere alle risposte che ne derivano. Si tratta, cioè, di imparare a conoscere le emozioni, proprie e altrui, e di imparare ad avere un comportamento che sia consono per affrontare le diverse situazioni. Sviluppare le competenze emotive significa imparare a conoscersi e ad entrare in relazione con consapevolezza, affrontare le situazioni in modo costruttivo, esercitare le abilità di problem-solving.

Come possiamo sostenere lo sviluppo della competenza emotiva nei bambini?

Vediamo che il linguaggio quotidiano spesso non ci è di aiuto, anzi. Di fronte alla rabbia di un bambino, diciamo “Non ti arrabbiare!”, di fronte al pianto “Non devi piangere!” e infine, per affrontare i litigi, diciamo: “Non litigate!”. Se è importante imparare a regolare il comportante, abbiamo visto però che questo aspetto dovrebbe seguire quello della consapevolezza e del riconoscimento delle emozioni.

E, inoltre, dovrebbe essere un percorso che ogni persona persegue in modo autonomo e creativo, senza imposizione di comportamenti scelti da altri. Per questo, per accompagnare e sostenere lo sviluppo della competenza emotiva, possiamo pensare a questi cinque passi come i primi di un percorso da fare insieme, ma che poi ognuno proseguirà liberamente:

  • Praticare consapevolezza

Difficilmente si insegna ciò che non si sa. Il primo passo ci suggerisce di essere consapevoli delle proprie emozioni, per mettere in pratica comportamenti adeguati, con responsabilità, sollecitudine e rispetto verso gli altri.

  • Parlare delle proprie emozioni

Nei termini adeguati per ogni bambino, l'adulto può condividere le proprie emozioni e i propri sentimenti, parlando ad esempio delle proprie esperienze di tutti i giorni o della propria infanzia.

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  • Ascoltare l'altro con empatia

Praticando l'ascolto attivo si può ascoltare l'altro con empatia, cioè cercando di capire non solo le parole, ma soprattutto­ il vissuto emozionale dell'altro.

  • Aiutare a dare un nome alle emozioni

Di fronte ad un bambino che piange, è più interessante e utile provare insieme a dare un nome a quell'emozione, che invitarlo a reprimerne la manifestazione esterna.

  • Sollecitare riflessioni sulle risposte alle emozioni

Insieme, si può cercare di riflettere sui comportamenti che le persone mettono in atto quando vivono le diverse emozioni, per trovare la propria strada. Anche la riflessioni sui libri letti insieme può aiutare a trovare un linguaggio espressivo che risponda al proprio vissuto e che sembri adeguato alle diverse situazioni, ricordandoci che

Noi non riceviamo la saggezza; dobbiamo scoprirla da soli lungo un viaggio che nessuno può risparmiarci (Marcel Proust).

Approfondimenti

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