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Educare le bambine all’amore senza catene e al rispetto

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Educare i bambini all'amore sano non è così semplice. Loro osservano ed imparano a relazionarsi attraverso il prototipo genitoriale. I consigli della psicologa per insegnare "l'amore senza catene"

Educare all'amore senza catene

Da sempre l’amore abita nei cuori dei più grandi e dei più piccoli... La parola amore ha diversi significati. Esprime desiderio viscerale, totale, attrazione e assenza di morte (a-moros) cioè vita. Nella letteratura greca e latina Aristotele, Platone, Cicerone, Ovidio, Catullo ne trattano i vari aspetti. In effetti può riferirsi all’amicizia, alla famiglia, ai parenti, al prossimo, alla patria e essere utilizzato in senso romantico (eros) o spirituale. Il lemma esprime un sentimento forte ed un attaccamento verso qualcosa o qualcuno. Il desiderio nei confronti di una persona spinge a ricercare la sua compagnia ed il suo bene. L’espressione pura del suo impulso ha come finalità il gratificarsi con l’altro e per l’altro.

L’amore è la rivelazione di un istinto vitale che attrae due persone tra loro (libido). Può assumere forme spirituali o divenire una vera e propria passione tanto da manifestarsi in maniera morbosa. È un portar fuori, un rivelare all’esterno se stesso il cui sentimento “poggia” sull’altro, che viene ricercato e non posseduto! L’amore è un’energia vitale che nasce nell’individuo e lo preserva dal ritornare alla non-vita. Un rapporto nasce e si sviluppa su requisiti essenziali quali la fiducia, l’accettazione del contatto (indispensabili per la realizzazione del coito), la differenzazione dei ruoli sessuali, la motivazione sociale alla vicinanza fisica (Cafaro, 1989). L’amore è gioia, trasporto, attenzione, affermazione, stupore. Non è quindi “possedere” o “custodire gelosamente” a costo della vita.

Educare i bambini all'amore

Il ruolo che la donna ha assunto a livello sociale ha molto condizionato la sua funzione prevalentemente legata ad accogliere a sé, a contenere e a generare. Ha sempre dedicato se stessa alla famiglia, al focolare domestico, ai suoi figli divenendo un punto di riferimento sostanziale per la crescita della prole e per la cura del marito. Tendenzialmente più sensibile ed empatica rispetto all’uomo è sempre alla ricerca della relazione, del legame, dell’intimità e dell’attaccamento. Manifesta la sua innata capacità di comprendere le esigenze altrui, di immedesimarsi nelle emozioni e “dedicarsi”.

Ed è qui che la differenza si pone: la società patriarcale ha sempre posto la donna al di sotto delle sue mere aspettative di vita e di esistenza considerandola “inferiore” e “dipendente” dall’uomo o, come la psicoanalisi stessa ha affermato, “invidiosa” per il fatto di non possedere una “virilità” tipicamente maschile. La Horney (1926), ribaltando completamente il concetto freudiano di invidia penis della bambina nei confronti del maschio, parla di invidia profonda di quest’ultimo riguardo alla capacità della donna di generare, da cui deriva una tendenza inconscia dell’uomo a proiettare il suo senso di inferiorità su di lei. A prescindere dalle interpretazioni psico-sociali, il modus operandi maschile ripropone, per certi versi, un retaggio storico che risulta, attualmente, divergente rispetto all‘evoluzione dei costumi e dei ruoli moderni.

Passando dal sociale al gruppo, la famiglia ripropone nel suo piccolo gli stessi modelli culturali. Ciò che si suggerisce, quindi, all’interno di un rapporto di coppia diventa un comportamento assimilato ed imitato anche dai figli. Educare i bambini all’amore sano non è, perciò, così semplice... Loro osservano ed imparano a relazionarsi attraverso il prototipo genitoriale: un figlio educato al rispetto reciproco crescerà diventando un adulto in grado di confrontarsi in maniera paritaria nel rapporto.

Mentre un contesto violento o di critica, di manipolazione o sottomissione porterà il piccolo a riproporre lo stesso background comportamentale prospettandolo come normale. I bambini apprendono, quindi, il “tipo” di amore conosciuto sia esso egoistico, o parimenti altruistico, usando l’altro per raggiungere il proprio benessere e la propria soddisfazione oppure vi si dedicheranno con l’obiettivo di renderlo felice e appagato. Spesso e volentieri l’educazione che gli adulti, e soprattutto le donne, trasmettono alle bambine è orientata al sacrificio e alla sopportazione fino al raggiungimento di un livello di estrema dipendenza e sottomissione dal compagno.

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La propria libertà, l’autonomia e l’indipendenza psichica sono messi a repentaglio poiché la rinuncia a se stesse ed alla propria crescita come essere umano è la prima conseguenza per poter tenere a sé l’amore. Si cade però nella convinzione che AMARE significhi avere le CATENE ed il proprio partner sia l’unico vero motivo per esistere. La love addiction o dipendenza affettiva, di cui parla la Robin Norwood nel suo libro più che noto “Donne che amano troppo” dà proprio il senso dell’esasperazione del sentimento per il quale il desiderio totale dell’altro e per l’altro sostituisce completamente la vera essenza e natura del soggetto che lo vive.

Se ad un’iniziale relazione affettiva di gioia e felicità seguono l’oscurità ed il vuoto che tendono ad essere affrontati attraverso questo rapporto, in clima di totale dedizione fino a negare completamente i propri bisogni, allora è certo che l’amore è patologico. La paura dell’abbandono diviene un insegnamento anche per le più piccole, le quali crescendo ricercheranno le stesse dinamiche genitoriali nelle loro relazioni. Un uomo che non soddisferà tali criteri non verrà pertanto preso in considerazione. Realizzare, esaltare l’altro significa compiere se stessi e viceversa. La reciprocità è essenziale per rispettare il diritto di essere, di esistere e di auto affermarsi nella propria vita come individuo e come donna.

Tutto ciò che lo impedisce diventa il precursore di una prigione esistenziale.

  • I bambini hanno necessità di conoscere l’amore fino in fondo, del resto un genitore è capace di donarsi e offrirsi completamente a loro. Ma è anche giusto che capiscano quanto sia importante non dipendere completamente dall’altro.
  • La profondità dei sentimenti è rilevante per comprenderne il valore. Quando diventa eccessiva ed invalidante a livello emotivo, trasformandosi in vera e propria sofferenza, non è più amore e l’altro assume la funzione riempitiva di un vuoto che ha necessità di essere colmato.
  • L’amore si compie attraverso i gesti e le attenzioni, spesso molto più significativi delle parole e il loro eccesso comporta inevitabilmente a reprimere la sua purezza. È quindi fondamentale stabilire un equilibrio tra il troppo dare e il negare fuori misura.
  • Educare una bambina a riconoscere il gioco di forza e la scarsa considerazione dei suoi sentimenti la porterà ad acquisire rispetto e ad evitare di vivere situazioni di inutile sofferenza.
  • Prima di poter amare l’altro ha bisogno di sentirsi amata e rispettata dai suoi stessi genitori anche attraverso la loro relazione.
  • Essere accettata nella propria diversità rende liberi dai pregiudizi e dagli inganni. Ciascun individuo sarà quindi in grado di esprimere se stesso senza dover necessariamente assomigliare a qualcuno o essere considerato inferiore al cospetto del proprio compagno.
  • L’attenzione ad evitare che la bambina non “detesti” o “rifugga” l’amore o lo viva in maniera ambivalente una volta adulta, permette alla piccola di considerare la possibilità che due persone possano decidere di lasciarsi e non vivere più assieme poiché effettivamente il loro rapporto è iniquo.

Vedere l’amore dei suoi genitori frantumarsi può renderla esitante e scettica nei confronti di un affetto sincero e continuativo. Un amore morboso e controllante rende insicuri, per questo fornire una base sicura di riferimento, lasciando all’altro la libertà di agire, di fare le sue scelte e di seguire le proprie propensioni permette agli adulti e poi ai figli di crescere consapevoli delle proprie capacità, gratificati negli aspetti più profondi del proprio essere.

Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni

Rita Levi Montalcini

Per saperne di più

Cafaro D., 1989, Il grande manuale di sessuologia in 2001 parole, Rizzoli.

Freud S., 1905, Tre saggi sulla teoria sessuale.

Horney K., 1926, Fuga dalla femminilità.

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