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La disciplina naturale con i bambini

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Se la scelta educativa è impostata sulla disciplina naturale il bambino è al centro dell’esperienza di imparare e affronta da solo le conseguenze di una decisione sbagliata, o di non aver seguito un consiglio

Disciplina naturale 

Uno dei punti centrali dell’educazione dei bambini è la scelta e il rispetto delle regole. Tradizionalmente è il genitore o l’educatore che imposta un piano educativo decidendo come insegnare le regole ai bambini. Se la scelta delle regole è la parte semplice, farle rispettare diventa il vero problema.

Cosa fare se il bambino non rispetta le regole?

Si danno castighi e punizioni? La prospettiva cambia se la scelta educativa è impostata sulla disciplina naturale, in cui è il bambino al centro dell’esperienza di imparare e affronta da solo le conseguenze di una decisione sbagliata, o di non aver seguito un consiglio.

Imparare ad Imparare: l'educazione cognitiva e il metodo Feuerstein

State uscendo per andare al parco. Vostro figlio non vuole indossare la felpa. Se volete imporre la regola di ascoltare le indicazioni su come vestirsi, dovreste obbligarlo a indossare la felpa, sapendo che andrete incontro a lamentele, qualche capriccio e nella peggiore delle ipotesi anche a un pianto. Il rapporto tra voi e il bambino non sarà costruito sul rispetto di una regola, ma sull’imposizione del vostro potere come adulto. Cosa accadrà di conseguenza? Il bambino si sentirà offeso, non accettava il vostro potere alla prima indicazione di indossare la felpa, accetterà ancora meno che lo abbiate costretto contro la sua volontà. Appena ne avrà l’occasione cercherà di averla vinta togliendosi la felpa. La volta successiva sarà difficile che indosserà la felpa da solo prima di uscire, perché non ha appreso questa istruzione in un modo sereno, tanto da farla sua.

L’esperienza è una occasione per imparare quando c’è stato un processo per arrivare alla conclusione che sia passato da una ipotesi, una prova e lo scontro con la realtà. Per fare in modo che il bambino capisca quando ha bisogno di coprirsi di più, dovremmo lasciarlo provare. Non vuole indossare la felpa? Che non la metta. Avrà freddo, si renderà conto da solo di aver sbagliato e capirà che la volta successiva dovrà cambiare abbigliamento.

Sul fatto che i bambini sappiano cambiare strategia sulla base dei propri errori non dovremmo avere dubbi, basta pensare a come imparano presto a giocare con gli altri, studiando ad esempio i più grandi per capire come fare a vincere. La disciplina naturale si basa sull’apprendimento diretto, di cui il bambino è protagonista. La pasta appena scolata mi scotta la lingua? La prossima volta aspetto un po’ prima di mangiarla, o non la rubo dal colapasta. Il cane se mi avvicino abbaia più forte? Imparo a stare lontano dai cani che non conosco.

Quando non funziona la disciplina naturale?

Se pensiamo ai compiti di scuola, è poco educativo dimostrare disinteresse e lasciare che il bambino abbia la meglio non facendoli. Ugualmente se la discussione fosse l’uso di parolacce o il capriccio di non voler mangiare le verdure. Qualche genitore è cresciuto a suon di punizioni: si saltava la televisione o il gioco in cortile se non si finiva la cena nel piatto. La punizione non è un mezzo educativo. Possiamo fare ragionare i bambini sulle conseguenze delle proprie azioni. Non vuole mangiare la verdura? Invece di minacciare che non guarderà la televisione possiamo dirgli che potrà alzarsi da tavola solo quando avrà finito. Non è una minaccia, ma una spiegazione delle priorità e dei propri compiti.

Sempre più pedagogisti si schierano a favore di una disciplina educativa non punitiva. Infondo, non toglieremmo mai la televisione a nostro marito se non ha ascoltato una nostra richiesta. Il rispetto si insegna applicandolo noi per primi nei confronti dei bambini.

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