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Crescere in coppie omogenitoriali

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Educare un bambino significa amarlo e prendersi cura dei suoi bisogni. La psicologa ci spiega perché non c'è differenza nel crescere in una coppia omosessuale o eterosessuale

Crescere in una coppia omosessuale

Educare un bambino significa prendersi cura delle sue necessità e rispondere ai suoi bisogni. Allevarlo nella crescita e nello sviluppo della sua personalità. Questo è ciò che, in linea di massima, la coppia genitoriale fa. La diade è costituita da un uomo e una donna o da individui dello stesso sesso. Ma che differenza c’è tra la coppia eterosessuale e la coppia omogenitoriale? In realtà nessuna poiché i ruoli così definiti in base all’identificazione di genere (maschio XY e femmina XX), concepita socialmente, sono interscambiabili.

Ognuno di noi possiede cioè sia l’elemento maschile che quello femminile e poiché generalmente il codice paterno funge da guida, detta le regole e limita, la sua funzione permette anche al bambino di separarsi dal legame simbiotico con la mamma e rendersi più autonomo mentre il codice materno richiama l’accoglienza e l’empatia. Nel contesto familiare può succedere pure che l’uomo sia più contenitivo e la donna più severa. Non è quindi importante il sesso di chi trasmette il codice, ma riceverlo (Ammanniti, 2016).

Essere genitori omosessuali: come crescono i figli?

La genitorialità è anche uno degli indicatori principali di affermazione della propria identità. Divenendo genitori si verifica una trasformazione attraverso le funzioni di accudimento e protezione in risposta ai bisogni del bambino. C’è quindi, un’identificazione più matura nelle figure di accudimento e nella loro relazione interiorizzata (Ameruoso, 2015).

Ciò avviene durante il periodo della crescita attraverso l’educazione, gli insegnamenti e le dinamiche che il piccolo acquisisce da chi si prende cura di lui. Può accadere, infatti, che quest’ultimo sia vedovo, separato o un parente prossimo. Il bambino viene quindi cresciuto senza un’influenza specifica sulla sua scelta sessuale come diverse ricerche scientifiche attestano (Bastianoni et al., 2015) proprio se lo si lascia libero di decidere. Ma non solo. La relazione che il bambino stabilisce con i singoli genitori, rende significativa la sua evoluzione in termini di identità e autostima. Ciò che invece comporta un ostacolo a tale processo è l’emarginazione sociale ossia la reticenza ad accettare che i genitori possano essere omosessuali o lesbiche o, ancora, che il bimbo possa essere stato adottato.

Esiste cioè la possibilità che il minore venga estromesso, per esempio, dalle attività che coinvolgono i suoi coetanei oppure etichettato. In realtà, un bambino sano, anche crescendo in un contesto omogenitoriale, ha le stesse propensioni, aspirazioni e desideri di un bambino cresciuto in famiglie eterosessuali.

Cosa fare?

  • E’ importante saper accettare le scelte di tutti e tale ‘educazione’ dovrebbe essere trasferita ai propri figli.
  • Emarginare un bambino significa renderlo ‘diverso’ e quindi attribuirgli una colpa che non ha, in nessun senso.
  • Lasciare che partecipi liberamente a tutte le attività che lo coinvolgono.
  • L’amore per i bambini non è settoriale ma generico e quindi riguarda tutti senza distinzione di sesso.
  • Il desiderio di genitorialità è umano, quindi presente nella maggior parte dei soggetti. E’ quindi ammissibile e condivisibile in termini di auspicabilità da parte di tutti. Entrando direttamente a confronto con una realtà fino ad allora non presa in considerazione ci si può rendere conto che niente alla fine cambierebbe se non l’osservare le cose attraverso una nuova prospettiva.
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