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Come aiutare i bambini ed i ragazzi ad affrontare un lutto

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I consigli per elaborare un lutto con i bambini: la psicologa ci spiega come aiutarli ad affrontare la perdita di una persona cara

Consigli per elaborare un lutto con i bambini

Il lutto rappresenta un avvenimento significativo nella vita di ognuno. Può essere conseguente ad una separazione, ad una morte o ad un evento catastrofico. La morte di un familiare stretto è l’evento più stressante che un soggetto possa affrontare. Ma la cosa riguarda anche i più piccoli. E quindi come fare ad aiutare i bambini e gli adolescenti ad affrontare un lutto?

Per i bambini e i più giovani è molto più doloroso sopportare la perdita di un genitore o di un parente a cui erano legati, per esempio un fratello. Un genitore rappresenta un punto di riferimento, un caposaldo della crescita e nella definizione di ogni soggetto mentre i fratelli sono compagni di giochi, di confronto e di competizione. Il processo identificativo avviene proprio in relazione alla loro presenza, che se vien meno tende a confondere e a disorientare.

Aiutare il bambino ad accettare la perdita di una persona cara

I bambini vivono un senso di disperazione, possono diventare iperattivi, si chiudono in se stessi e a volte si attribuiscono la colpa di ciò che è successo. Anche i ragazzi avvertono un senso di afflizione e angoscia e non è facile riuscire ad affrontarli soprattutto in questa fase così delicata dello sviluppo. Possono quindi mostrare apparente disinteresse o mostrarsi sempre distratti o uscire continuamente con gli amici ‘allontanandosi’ e ‘rifiutando’ il dolore per non pesare sull’emotività familiare.

L’assenza di una persona cara comporta un senso di vuoto e di solitudine che andrebbe affrontato e attorno la presenza delle altre persone è importante poiché riesce a sostenere anche coloro i quali si rapportano ai più piccoli e non sanno come fare. Un’iniziativa decisamente importante e di grande ausilio è quella portata avanti da “solimainsieme.it” una fondazione che si occupa di seguire e sostenere le persone e i loro familiari nell’ultima fase della malattia. La loro attività propone la presenza di un sito sul quale son presenti tutti i suggerimenti e consigli per poter affrontare un lutto e riuscire a rapportarsi anche con i più giovani, cosa che risulta per molti difficile.

In effetti aiutare gli adulti a comprendere le reazioni dei fanciulli dinanzi ad una perdita significativa è proprio il senso di questo sportello che permette di acquisire maggiore consapevolezza e una migliore gestione della situazione per molti versi drammatica. Molti genitori per paura di sbagliare o di non sapere cosa dire o per paura di ferire evitano di affrontare la conversazione o comunque di ‘consolare’. A volte, infatti, si resta semplicemente in silenzio e questo comporta una mancata elaborazione del lutto ossia la trasmissione di un messaggio: ‘è tabù parlarne’ o ‘non è concesso parlare di questo’.

Non far fronte alla situazione significa lasciar spazio ad un dolore non vissuto pienamente, che non ha avuto libero sfogo, e che a lungo andare si trasforma in depressione, malinconia, tristezza, paura dell’abbandono e di legarsi. Questo è quindi lo scopo di “solimainsieme.it”: fornire uno spazio protetto nel quale i ragazzi possono esprimere pensieri, emozioni, dubbi e condividere la loro esperienza con i pari che hanno vissuto situazioni simili. Parlarne è il modo più diretto per far fronte al dispiacere che ha necessità di essere vissuto e capito.

Dinanzi ad eventi singolari ‘proteggere’ l’altro non sempre ha la funzione di evitargli la sofferenza, ma potrebbe essere invece un precursore di angosce più profonde. Condividere il dolore e accoglierli ogniqualvolta ne sentono il bisogno è un aspetto importante per far capire loro che non sono soli, così sentono di non essere stati ‘abbandonati’ per una seconda volta e che hanno quindi qualcuno a cui potersi ‘appoggiare’. È indispensabile continuare a mantenere ‘la capacità di conservare la fiducia in condizioni che potrebbero sembrare tali da suscitare sfiducia’ (Bowlby, 1982).

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